Tanti simboli dell’Italia che hanno fatto il giro del mondo arrivano proprio da questa città nel cuore dell’Emilia Romagna.

Tra Parma e Bologna, ecco che spunta Modena. La città che ha dato i natali al celebre tenore Luciano Pavarotti è una destinazione perfetta per un fine settimana tutto dedicato alle eccellenze italiane, in un tour che parte dalla bellezza dell’arte e dell’architettura, prosegue con esperienze culinarie di altissimo livello e si conclude con delle icone automobilistiche per chi ama il design, la velocità e le grandi imprese sportive.

Il patrimonio culturale di Modena: il sito Unesco

Il cuore di Modena è un capolavoro: a certificarlo è l’Unesco, che dal 1997 ha inserito tra i siti Patrimonio dell’Umanità Piazza Grande, nata nel XII secolo, insieme alla Cattedrale (il Duomo) e la Torre Ghirlandina (la Torre civica). Qui sorge anche il Palazzo del Comune, con la facciata caratterizzata da eleganti portici: un complesso museale ricco di storia e preziosi tesori artistici e architettonici che merita di essere visitato per andare alla scoperta di quello che in passato era il fulcro della vita cittadina, tra feste, cerimonie religiose, processi, esecuzioni e arringhe politiche. La cattedrale, per esempio, di cui la prima pietra venne posata nel 1099, è una testimonianza unica di arte romanica che incrocia la maestria dell’architetto Lanfranco e dello scultore Wiligelmo, dedicata a San Geminiano, patrono di Modena, di cui il sepolcro si trova nell’abside centrale.

La Torre Ghirlandina si innalza proprio lì accanto: è il simbolo della città, impossibile non notarla nei suoi svettanti 90 metri (esattamente 89,32) e per le sue raffinate balaustre in marmo che circondano la guglia ottagonale. In una stanza è conservata la copia di un’icona che tutti i modenesi conoscono, ovvero la “secchia rapita”, motivo di secolare orgoglio nei confronti dei bolognesi. Di cosa si tratta? Di un secchio di legno usato per raccogliere l’acqua che venne sottratto ai nemici dopo la vittoria nella Battaglia di Zappolino del 1325 e che è considerato un trofeo di guerra a imperitura memoria.

Sia il rivestimento esterno della chiesa sia quello della torre arrivano da materiali di reimpiego di Mutina, ovvero la Modena romanica, fondata nel 183 a.C. Cosa dire, poi, del mix di stili del Palazzo comunale? Il porticato risalente all’800 è armonioso, la Torre dell’Orologio del ‘500 fa sempre il suo effetto e lo scalone rinascimentale da cui si accede agli interni porta a un corridoio ornato da opere di pittori modenesi ottocenteschi: una passeggiata tra le preziose sale, come quella del Fuoco, del Gran Consiglio e degli Arazzi è d’obbligo.

Girando per Piazza Grande, poi, non perdere due dettagli. Il primo è la statua della cosiddetta Bonissima, collocata all’angolo di via Castellaro, che raffigura una donna in costume medievale, mentre il secondo è la Pietra Ringadora, un grande masso di marmo appiattito dalle sfumature rossastre che nel corso dei secoli probabilmente è servito come da pulpito per oratori, da pietra del disonore soprattutto per i debitori e da piano per esporre i cadaveri anonimi per farli riconoscere: quel che si dice un tuffo nel medioevo.

La gastronomia modenese: un viaggio nel gusto

Quando si parla di Modena è impossibile non citare il cibo: siamo in una delle città della Food Valley, così come viene definita l’Emilia Romagna, una delle regioni italiane più famose per la sua cucina, capace di unire tradizione e avanguardia. Si tratta di una zona ad alta concentrazione di prodotti Dop e Igp, quindi vere e proprie eccellenze territoriali che vede Modena tra le sue più celebri rappresentanti. Strettamente legato alla città, infatti, è il nome di Massimo Bottura, chef pluristellato di fama mondiale e modenese di nascita, che qui ha aperto nel 1995 (al 22 di via Stella) l’Osteria Francescana, ristorante che non ha certo bisogno di presentazioni, al primo posto della prestigiosa classifica dei The World’s 50 Best Restaurants per ben due volte, nel 2016 e nel 2018. Modena è poi patria dell’aceto balsamico, che si esprime nelle due denominazioni Aceto Balsamico di Modena Igp e Aceto Balsamico Tradizionale di Modena Dop. Le acetaie dove conoscere meglio questi prodotti non mancano di certo: puoi restare in centro città puntando sull’acetaia comunale ospitata nel Palazzo del Comune, oppure scegliere realtà a conduzione familiare, piccole o grandi, che organizzano spesso e volentieri visite e degustazioni nelle proprie aziende.

Modena, in più, è pronta a offrirti anche alcuni dei piatti più iconici della gastronomia italiana, a partire dai tortellini in brodo, che guai a confondere con quelli bolognesi: si chiamano turtléin in dialetto modenese e turtlén in bolognese, si chiudono sull’indice e non sul mignolo e il ripieno viene parzialmente cotto, mentre a Bologna è crudo. La diatriba sulla loro origine si può dire risolta con un compromesso, ovvero indicando Castelfranco Emilia – che si trova a metà strada – come città di nascita: precedentemente in provincia di Bologna, dal 1929 è sotto l’orbita di Modena. Poi ci sono gnocco fritto e crescentine (così come vengono chiamate le tigelle), serviti calde con salumi e formaggi locali: le seconde in particolare vedono come accompagnamento il pesto modenese, ovvero un saporito battuto di lardo di maiale, rosmarino e aglio. Star dell’inverno sono zampone e cotechino, entrambi a marchio Igp: la leggenda vuole che siano stati messi a punto durante l’assedio del castello di Mirandola da parte delle truppe di Papa Giulio II tra il 1510 e il 1511 come soluzione per conservare a lungo la carne di suino e, di conseguenza, non morire di fame.

Modena e i motori: un legame speciale

Modena non ha dato solo i natali a Luciano Pavarotti e Massimo Bottura, ma anche a un’altra personalità che ha contribuito a rendere famosa l’Italia nel mondo: si tratta di Enzo Ferrari, il padre della supercar più amata di sempre, con un logo (il Cavallino Rampante) e un colore (rosso fuoco) inconfondibili. Gli appassionati – ma anche i curiosi – possono trovare il loro paese dei balocchi nel Museo Enzo Ferrari, situato lì dove c’era la casa natale del fondatore, tra mostre, esposizioni di bolidi che hanno fatto la storia dell’automobile e di motori. A pochi chilometri c’è Maranello, dove a emozionare è un altro museo, interamente dedicato alla pista, alla Formula 1, con le vittorie entrate nel mito delle imprese sportive. Modena, però, non fa rima solo con Ferrari, perché l’Emilia Romagna, oltre a essere terra mangereccia è anche terra di motori, definita non a caso Motor Valley per le numerose case automobilistiche e motoristiche che qui hanno visto la luce, dalla Ducati alla Lamborghini. Modenese è anche la Maserati, sinonimo di auto sportive di lusso: punto di riferimento è la Collezione Maserati Umberto Panini, un museo che custodisce modelli che comprendono più di 100 anni di storia del brand.