L’obbligo di targa per i monopattini elettrici è entrato in vigore in tutta Italia, ma tra ritardi, adesivi che si staccano e controlli limitati il sistema mostra già diverse criticità. A Roma e Torino emergono problemi pratici legati a sharing, caschi obbligatori e gestione dei nuovi contrassegni.

Anche dopo che sono stati risolti i problemi burocratici relativi alla mancanza dei decreti attuativi, l’introduzione delle nuove regole per i monopattini elettrici sta già creando problemi nelle grandi città italiane. Da sabato 16 maggio è entrato ufficialmente in vigore l’obbligo del cosiddetto “targhino” per i monopattini privati e in sharing, ma tra ritardi burocratici, adesivi che si staccano e controlli ancora limitati, l’applicazione della norma appare complicata. A Roma e Torino il nuovo sistema è partito tra difficoltà pratiche e utenti ancora impreparati.

Targhe obbligatorie sui monopattini: multe fino a 400 euro

Le nuove regole per i monopattini elettrici prevedono l’obbligo di targa e assicurazione. per tutti i mezzi, sia privati sia utilizzati nella mobilità condivisa, siano dotati di un contrassegno identificativo personale. Chi viene fermato senza targa rischia una sanzione amministrativa che va da 100 a 400 euro.

Il problema, però, è che l’adeguamento sta procedendo molto lentamente. La Motorizzazione è stata sommersa da oltre 115mila richieste per ottenere il nuovo contrassegno e le pratiche non vengono evase in tempi rapidi. Molti cittadini che vogliono targare il monopattino sono ancora in attesa del rilascio del documento ufficiale.

La nuova norma nasce con l’obiettivo di aumentare la sicurezza stradale e rendere più semplice identificare i conducenti in caso di incidenti o infrazioni. Tuttavia, la fase iniziale di applicazione sta mostrando diverse criticità, soprattutto nelle grandi città dove i monopattini sono ormai parte integrante degli spostamenti quotidiani.

Anche i controlli, almeno per ora, sembrano piuttosto morbidi. Le polizie locali stanno adottando un approccio graduale, considerando le difficoltà tecniche e organizzative legate alla distribuzione del contrassegno.

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Roma tra sharing, turisti e casco obbligatorio ignorato

A Roma il debutto delle nuove norme è coinciso con un fine settimana particolarmente intenso, tra derby allo stadio Olimpico e finale degli Internazionali di Roma. In molti hanno scelto il monopattino per evitare traffico, autobus affollati e metropolitane congestionate.

Proprio nella Capitale è emersa però una delle principali contraddizioni della nuova normativa: i monopattini della mobilità condivisa non dispongono di casco in dotazione, nonostante il casco sia ora obbligatorio anche per i mezzi in sharing.

Secondo le testimonianze raccolte in città, molti utenti continuano a utilizzare il monopattino senza casco e spesso anche senza il nuovo contrassegno identificativo. Il fenomeno riguarda soprattutto adolescenti, turisti e persone che scelgono il mezzo all’ultimo momento senza avere con sé le protezioni necessarie.

La situazione è resa ancora più complicata dal fatto che le società di sharing non possono lasciare caschi sui mezzi per motivi igienici e logistici. Così il rischio è che le nuove disposizioni restino difficili da applicare nella pratica quotidiana.

Tra le novità introdotte c’è anche la futura necessità di stipulare un’assicurazione obbligatoria, obbligo che però entrerà in vigore soltanto dal 16 luglio. Il rinvio è stato deciso per consentire il completamento della piattaforma informatica necessaria alla gestione dei dati e all’eventuale incrocio con le targhe.

Torino, il problema dei targhini che si staccano

Se a Roma il nodo principale riguarda i comportamenti degli utenti, a Torino il problema è soprattutto tecnico. A poche ore dall’entrata in vigore della norma, diversi monopattini in sharing sono stati trovati senza il contrassegno identificativo.

In molti casi sul telaio era rimasto soltanto il segno della colla, segnale che il targhino al monopattino si era staccato oppure era stato rimosso volontariamente. Non è ancora chiaro se si tratti di vandalismi o di un semplice problema di adesione.

Gli operatori del settore avevano già segnalato le criticità nei giorni precedenti. Le superfici dei monopattini, spesso curve o realizzate con materiali porosi, rendono difficile fissare correttamente l’adesivo. Inoltre pioggia, vibrazioni, fango e sbalzi termici rischiano di compromettere rapidamente la durata del contrassegno.

Il nuovo sistema prevede una targa personale collegata al codice fiscale del proprietario e non al singolo mezzo. Questo significa che il contrassegno può essere associato direttamente all’utente, semplificando teoricamente le procedure di identificazione.

Il targhino, prodotto dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, misura 5 centimetri per 6 e contiene tre lettere e tre numeri su sfondo bianco con il simbolo della Repubblica italiana. Deve essere applicato sul parafango posteriore oppure sul piantone dello sterzo.

Quanto costa il targhino e come richiederlo

Uno dei temi che stanno facendo discutere maggiormente riguarda quanto costa il targhino. Il prezzo del solo contrassegno è fissato a 8,66 euro, ma il costo complessivo per ottenere la documentazione sfiora i 35 euro tra bollo, diritti amministrativi e spese di motorizzazione.

Per richiederlo è necessario utilizzare il Portale dell’Automobilista, compilare la domanda e attendere il rilascio ufficiale. Proprio i tempi burocratici stanno però rallentando l’adeguamento di migliaia di utenti.