Con l’arrivo del “targhino” diventa obbligatoria l’identificazione dei monopattini elettrici. Ecco come funziona il nuovo contrassegno, quanto costa e quali sanzioni rischia chi non si mette in regola.

La nuova stagione dei monopattini elettrici sta per iniziare definitivamente. Con l’arrivo del “targhino”, entra nella fase operativa una delle novità più rilevanti introdotte dal nuovo Codice della Strada dedicata alla micromobilità elettrica. L’obiettivo è chiaro: rendere identificabili i mezzi, responsabilizzare i conducenti e ridurre comportamenti irregolari sulle strade urbane. Dopo un lungo percorso normativo, l’iniziale mancanza di decreti attuativi e i ricorsi contro le multe, il sistema è ormai pronto a partire e riguarda sia i monopattini di proprietà privata sia quelli impiegati nei servizi di mobilità condivisa.

Ecco le ultime novità sulla targa “personale”: cosa cambia, come mettersi in regola, quanto costa il contrassegno e quali sanzioni rischia chi ignora il nuovo obbligo.

Visitare le città italiane in monopattino:
leggi le guide di Moveo


Il percorso normativo e quando scatta l’obbligo

L’obbligo di assicurazione, targa e casco per i monopattini elettrici nasce con la legge 177/2024, il nuovo Codice della Strada che ha posto le basi per una regolamentazione più stringente della micromobilità. A renderlo concreto, dopo il decreto del 27 giugno 2025 che ha stabilito le regole e la procedura aggiornata, è stato però il decreto ministeriale del 6 ottobre 2025, emanato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 13 novembre 2025. Questo provvedimento ha definito in modo dettagliato le caratteristiche del contrassegno, i costi e le modalità di utilizzo.

Manca ormai solo l’ultimo passaggio: il decreto direttoriale che attiverà la piattaforma telematica attraverso cui sarà possibile richiedere il “targhino”. Da quel momento scatterà ufficialmente il conto alla rovescia. I proprietari di monopattini avranno 60 giorni di tempo per mettersi in regola. Si tratta di un periodo transitorio pensato per evitare affollamenti presso la Motorizzazione e le agenzie di pratiche auto e consentire una transizione graduale verso il nuovo sistema.

Una volta trascorsi i due mesi, circolare senza il contrassegno identificativo regolarmente esposto diventerà a tutti gli effetti una violazione del Codice della Strada.

Come funziona il “targhino” e com’è fatto

Il “targhino” non è una targa tradizionale come quelle di auto o moto, ma un contrassegno identificativo adesivo, plastificato e non rimovibile. È prodotto dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato utilizzando materiali e tecniche anticontraffazione simili a quelle impiegate per carte valori ufficiali, così da garantirne sicurezza e durata nel tempo.

Dal punto di vista tecnico, il contrassegno ha un formato rettangolare di 50×60 millimetri, con fondo bianco e caratteri alfanumerici neri. Il codice è composto da sei caratteri disposti su due righe da tre: tre lettere seguite da tre numeri. Il sistema di combinazioni è progressivo e studiato per assicurare milioni di codici diversi per molti anni. Le lettere utilizzabili sono limitate a un insieme specifico (tra cui B, C, D, F, G, H, K, L, M, N, P, R, S, T, V, W, X, Y, Z), mentre i numeri vanno dal 2 al 9, escludendo quindi 0 e 1 per evitare confusioni visive.

Un aspetto fondamentale è che il “targhino” è legato alla persona che lo richiede e non al monopattino. Questo significa che il contrassegno identifica il proprietario, non il singolo mezzo, rafforzando il principio di responsabilità individuale.

Dove va installato e come mettersi in regola

Le modalità di installazione del “targhino” sono precise e vincolanti. Il contrassegno deve essere applicato in modo visibile e leggibile, in posizione verticale. La collocazione standard è sulla parte posteriore del monopattino, all’interno di un apposito alloggiamento. In assenza di una predisposizione specifica, sono previste alternative: può essere fissato perpendicolarmente al piantone dello sterzo nella parte anteriore oppure in un punto compreso tra 20 e 120 centimetri dal suolo.

Per ottenere il “targhino” sarà necessario presentare richiesta tramite la piattaforma telematica dedicata, una volta attiva. Il contrassegno potrà poi essere ritirato presso gli uffici della Motorizzazione Civile oppure tramite studi di consulenza automobilistica autorizzati. La procedura è pensata per essere gestibile principalmente online, riducendo al minimo gli spostamenti fisici.

Quanto costa il “targhino” e quali sanzioni sono previste

Il costo base del “targhino” è fissato in 8,66 euro. A questa cifra vanno aggiunti l’imposta di bollo e i diritti di motorizzazione previsti dalla normativa per la presentazione dell’istanza.

Ben più pesanti, invece, sono le sanzioni per chi non rispetterà le nuove regole. Trascorso il periodo di transizione, circolare senza “targhino” comporterà multe comprese tra 100 e 400 euro. La stessa fascia di sanzioni è prevista anche per chi utilizza il monopattino senza l’assicurazione obbligatoria. Le violazioni legate ai requisiti tecnici del mezzo, come l’assenza di frecce o di sistemi di frenata adeguati, possono invece portare a multe più elevate, tra 200 e 800 euro.