Trekking sul crinale reggiano, al confine tra Emilia e Toscana, toccando l’Alta Via dei Parchi e le cime più elevate dell’Appennino settentrionale.

Si tende talvolta a etichettare l’Appennino come una montagna “secondaria”; eppure, in molti casi, questa antica catena montuosa che percorre l’intero Stivale riserva paesaggi e orizzonti inaspettatamente ampi. L’Alto Appennino Reggiano è senz’altro uno di questi: una porzione del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano – quasi sguarnita di impianti sciistici e frequentata prevalentemente da gente del posto – che, con una rete sentieristica fitta e organizzata, consente di raggiungere vette e crinali con una vista che spazia a 360 gradi. Il paesaggio qui, sorpassata l’altitudine del bosco, si fa più aspro e ricorda quasi un ambiente alpino, con rocce appuntite e cime che superano i 2000 metri.

Foto: Giulia Foschi

Monte Prado e Monte Cusna: dal mare alle Alpi

I due massicci che dominano il territorio sono il Monte Prado e il Monte Cusna. Il Prado (2.054 metri) s’innalza proprio sul confine tra la provincia di Reggio Emilia e la provincia di Lucca. Da qui passa infatti l’Alta Via dei Parchi, un percorso di circa 500 km, suddiviso in 27 tappe, che collega il crinale appenninico da Berceto (Parma) fino al Monte Carpegna (Pesaro-Urbino). Pur essendo il “fratello minore” del Cusna, il Prado vince per la bellezza e l’ampiezza del panorama che si ammira già dalla sua sella: le Apuane, il Mar Ligure, il Golfo della Spezia e nelle giornate limpide l’Isola Palmaria. Oppure, un altrettanto suggestivo tappeto di nuvole, dal quale spuntano le cime lontane. La salita alla cima richiede un minimo di allenamento e di esperienza in montagna, ma è un trekking accessibile ai più, che non presenta passaggi tecnici o esposti (con la neve, invece, è una salita alpinistica).

Foto: Giulia Foschi

Leggermente arretrato rispetto al crinale sorge il Monte Cusna, che con i suoi 2.121 metri è la  seconda cima dell’intero Appennino settentrionale dopo il monte Cimone (2.165 metri), nota stazione sciistica del Modenese. Meno elegante nelle linee del vicino Prado, il Cusna si presenta come un massiccio tondeggiante, ma offre comunque una visuale di tutto rispetto  verso la pianura emiliana e l’interno dell’Appennino, aguzzando la vista fino alle Alpi. La cima del Cusna si può raggiungere da più vie, di cui una, riservata a escursionisti esperti, presenta tratti di roccette e brevi passaggi esposti (si usano le mani e non bisogna soffrire di vertigini); questo sentiero può essere aggirato con una tranquilla salita (anche in questo caso, parliamo di sentieri da percorrere in assenza di neve; con la neve, solo se dotati di attrezzatura e competenza alpinistica).

Foto: Giulia Foschi

Più sotto, l’Abetina Reale e i rifugi del Parco

Siamo partiti dall’alto, ma il percorso che conduce alle vette non è meno interessante. I sentieri da seguire sono molteplici; i più appaganti sono quelli che attraversano l’Abetina Reale, una vasta foresta situata nel comune di Villa Minozzo (RE), a cavallo tra l’alto bacino del torrente Dolo e quello dell’Ozola, tra i 1.200 e i 1.700 metri di quota: un bosco di abeti bianchi e faggi che un tempo faceva parte delle riserve granducali destinate al taglio controllato e alla caccia. L’area è attraversata da diversi sentieri CAI (tra cui l’Alta Via dei Parchi e il sentiero 605) e da ruscelli che creano piccole cascate e torbiere. Il microclima è fresco, umido e “nordico”, con muschi e tappeti di mirtilli. Proprio nel cuore dell’Abetina s’incontra il Rifugio Segheria (1.410 metri), ottima sosta per raggiungere le cime; ci si può anche fermare per pranzo e a dormire (camere doppie e camerate): consigliato a chi voglia fare l’esperienza di addormentarsi e svegliarsi proprio in mezzo al bosco.

Foto: Giulia Foschi

Più in su, proseguendo lungo il CAI 605, appena sbucati dal bosco, si raggiunge il Passo Lama Lite, crocevia che conduce in 20 minuti al Lago Bargetana – meta scenografica proprio sotto al Prado – alle due cime e a un altro iconico punto tappa: il Rifugio Battisti (1761 metri). Inaugurato il 20 settembre del 1925 da un gruppo di alpinisti, raso al suolo dai tedeschi nel ’44, ricostruito nel 1970 e ampliato nel corso degli anni, lo storico rifugio CAI, con le sue finestre bianche e rosse, sorge al cospetto del Cusna e ospita i camminatori in camerate con bagno in comune. C’è anche un bivacco invernale sempre aperto e liberamente accessibile. In ogni caso, occorre spirito di adattamento: questi non sono alberghi ma rifugi veri e propri. Si può arrivare al Battisti anche da una comoda ma meno avventurosa forestale (comunque solo a piedi); lo stesso vale per il vicino Rifugio Bargetana, un’altra accogliente base di partenza per esplorare il territorio.

Fonte: rifugio-battisti.it

Come arrivare e come muoversi

I punti di accesso diretti per l’Alto Appennino Reggiano partono dai paesi di Villa Minozzo, Case Civago, Pian Vallese, Febbio (dove c’è anche una piccola stazione sciistica) e Ligonchio. Si può salire anche dal versante toscano (San Romano in Garfagnana o Casone di Profecchia) allungando leggermente la strada. Tra i percorsi più classici, il sentiero CAI 605 da Case Civago, che passando per il Rifugio Segheria arriva al Passo Lama Lite, poi agli altri rifugi o direttamente alle cime. Il dislivello totale da qui è di circa 1000 metri per una decina di km (solo andata); può quindi convenire spezzare il percorso dormendo in un rifugio (dipende sempre dalla “gamba”).

Foto: Giulia Foschi

Ogni sentiero offre prospettive diverse e permette di esplorare questo territorio ancora poco noto da differenti angolazioni, e in diverse stagioni: autunno e primavera sono i periodi ideali; in piena estate – di giorno – può essere molto caldo, ma in compenso i rifugi sono sempre aperti; d’inverno occorre verificare le aperture (solitamente il Battisti e il Segheria sono aperti nei fine settimana) e dotarsi di ciaspole e ramponcini per raggiungerli in caso di neve, limitandosi a osservare le cime da lontano, in attesa del disgelo.

Foto: Giovanni Concas