Il nuovo Codice della Strada introduce per la prima volta l’obbligo sanzionabile di cintura sui quadricicli pesanti L7e, colmando un vuoto normativo rimasto aperto dal 2010. Prevista una multa di 80 euro, 5 punti in meno sulla patente e l’estensione delle regole sui seggiolini per i minori trasportati.

Le microcar sono ormai un fenomeno diffuso nelle città italiane: comode, compatte, spesso elettriche, guidabili anche da chi ha solo 14 o 16 anni. La revisione del nuovo Codice della Strada, e in particolare dell’articolo 172, punta ora a colmare un vuoto normativo, introducendo una sanzione specifica per chi non allaccia la cintura di sicurezza a bordo dei quadricicli pesanti.

Un vuoto normativo nato nel 2010 e rimasto invisibile

Nel 2010, la Legge 120 estese l’obbligo delle cinture di sicurezza ai quadricicli leggeri con carrozzeria chiusa, la categoria L6e, equiparandoli ai ciclomotori. In quella stessa occasione, però, i quadricicli pesanti di categoria L7e — mezzi più potenti, capaci di superare il limite dei 45 km/h e guidabili dai 16 anni con patente B1 — non furono mai citati nel testo dell’articolo 172.

All’epoca la lacuna passò inosservata: il mercato delle microcar era ancora marginale e pochi si accorsero dell’incongruenza. Negli ultimi anni, però, la diffusione di questi veicoli è cresciuta rapidamente, complice anche la loro praticità urbana e i costi di gestione contenuti, tra rifornimento carburante e manutenzione ridotta rispetto a un’autovettura tradizionale. È stato proprio questo boom di vendite a riportare alla luce un’anomalia che per anni nessuno aveva contestato.

Un vuoto normativo, non tecnico

Va sottolineato un dettaglio: sui quadricicli pesanti le cinture di sicurezza sono già installate di serie da anni, per via dei regolamenti europei di omologazione industriale a cui i costruttori devono attenersi. Il problema non era dunque tecnico, ma puramente normativo. I produttori montavano le cinture, ma le forze dell’ordine non avevano una base giuridica per sanzionare chi non le utilizzava su un veicolo L7e. La riforma del Codice della Strada allineerebbe la norma alla realtà dei mezzi in circolazione.

Per chi possiede una microcar, che si tratti di un modello leggero o pesante, la vicenda è anche l’occasione per fare un ripasso più ampio degli obblighi assicurativi e di sicurezza stradale collegati alla guida: proprio come per un’auto tradizionale, anche su questi veicoli è indispensabile una regolare assicurazione auto, insieme al rispetto delle norme sui dispositivi di ritenuta ora estese a tutte le categorie di quadricicli.

Il confronto tra L6e e L7e: il paradosso dei mezzi più veloci

Il punto più sorprendente della vicenda è che i veicoli più potenti e veloci risultavano, per un cavillo burocratico, gli unici a non essere sanzionabili in caso di mancato uso della cintura. I quadricicli leggeri L6e, equiparati ai ciclomotori, hanno un limite di velocità di 45 km/h, una potenza massima di 4 kW e una massa a vuoto che non supera i 350 kg: per questi mezzi l’obbligo di cintura esiste già dal 2010.

I quadricicli pesanti L7e, invece, non hanno il limite dei 45 km/h, arrivano fino a 15 kW di potenza e possono pesare fino a 400 kg (550 kg se destinati al trasporto merci). Si guidano dai 16 anni in su con patente B1, uno step più impegnativo rispetto alla patente AM richiesta per i mezzi leggeri. Nonostante questo, fino a oggi non esisteva alcun obbligo sanzionabile di allacciare la cintura su questi veicoli, semplicemente perché l’articolo 172 non li menzionava. La riforma corregge finalmente questa anomalia, introducendo l’obbligo e la relativa sanzione anche per la categoria L7e.

Le sanzioni previste e la tutela dei minori a bordo

Secondo la bozza rettificata, la sanzione pecuniaria per chi non indossa la cintura su una microcar L7e sarà di 80 euro, un importo che si allinea al minimo edittale ordinario previsto dall’articolo 172, compreso tra 83 e 332 euro. Alla multa si aggiunge la decurtazione di 5 punti dalla patente, che sia AM o B1.

Un aspetto particolarmente delicato riguarda il trasporto dei minori. Oggi, non essendo i veicoli L7e citati nell’articolo 172, non esiste un obbligo legale di utilizzare seggiolini omologati o sistemi di ritenuta per i bambini trasportati su questi mezzi. Con l’inserimento dei quadricicli pesanti nella norma, l’obbligo dei sistemi di ritenuta si estenderà automaticamente anche a loro, parificandoli a tutte le altre autovetture. In caso di irregolarità riscontrate su un minore a bordo, la responsabilità ricadrà sul conducente o su chi ne ha la sorveglianza in quel momento.