I cambiamenti climatici stanno portando ad una progressiva espansione dei deserti in tutto il mondo. Oltre agli inevitabili danni alle colture, la desertificazione minaccia anche la salute e la sicurezza di milioni di persone. Nel Sahel, in Africa, è in corso un progetto che promette di contenere l’avanzata del deserto e le sue disastrose conseguenze.

Negli ultimi decenni abbiamo assistito a fenomeni meteorologici sempre più estremi. Di questo passo, le temperature sono destinate ad aumentare sempre di più. E con loro sembra destinato a crescere inevitabilmente anche il numero dei migranti climatici. Tra le aree maggiormente colpite, c’è indubbiamente il Sahel, la fascia desertica dell’Africa subsahariana che va dall’Oceano Atlantico fino al Mar Rosso.

La “Grande Muraglia Verde”,in tal senso, è un’iniziativa dell’Unione Africana che ha come scopo proprio quello di fermare la desertificazione di questo enorme territorio. Un progetto ambizioso che mira a creare una barriera arborea con un’estensione di 8.000 chilometri di lunghezza e 15 chilometri di larghezza. Una volta completato, questo “muro verde” attraverserà il continente africano in senso orizzontale, dal Senegal al Gibuti, coinvolgendo 11 Paesi in un’azione congiunta per contrastare povertà e ingiustizie sociali. Ma anche per porre un argine alla progressiva perdita di biodiversità.

La Grande Muraglia Verde contro la desertificazione

L’annuncio ufficiale del progetto da parte dell’Unione Africana è avvenuto nel 2007, ma è solo dal 2013 che la Grande Muraglia Verde ha iniziato a ricevere supporto dalle principali organizzazioni intergovernative globali. Lo stesso anno sono stati aggiunti nuovi importanti obiettivi ambientali e sociali.

Tra questi, la creazione di oltre 10 milioni di posti di lavoro e l’implementazione di tecniche di agricoltura rigenerativa per salvare quasi 100 milioni di ettari di terreno. Grazie a un budget stimato intorno ai 33 miliardi di dollari, sono stati attualmente piantati oltre 100 milioni di alberi e quasi 20 milioni di ettari di terreno sono stati ripristinati grazie a tecniche di rewilding o rinaturalizzazione.

Come funziona la Grande Muraglia Verde?

Il progetto affronta il grave problema della scarsità di precipitazioni nel Sahel piantando specie autoctone particolarmente resistenti alla siccità. Specie vegetali come il Baobab, l’Acacia tortilis e il Combretum glutinosum– tipiche di queste territori- sono in grado di adattarsi e prosperare in condizioni climatiche estreme. Inoltre, queste piante non solo sopravvivono in ambienti aridi, ma forniscono anche risorse essenziali come cibo, medicinali e materiali alle popolazioni locali.

Quella della tutela della biodiversità è però solo una parte del progetto. La Grande Muraglia Verde va oltre la semplice lotta ai cambiamenti climatici. Rappresenta un vasto piano di recupero ambientale che non solo protegge l’agricoltura, ma genera anche opportunità di lavoro per la popolazione locale, promuovendo così l’integrazione sociale delle fasce più deboli e riducendo il fenomeno della migrazione climatica forzata.

Africa e desertificazione: qual è il futuro del progetto?

La Grande Muraglia Verde ha completato circa il 20% del suo avanzamento a più di un decennio dal suo inizio. Nonostante ci sia ancora molta strada da fare, si segnalano già impatti positivi sul territorio del Sahel.

Tuttavia, il Global Environment Facility sottolinea come il successo del progetto dipenda dal costante impegno delle parti interessate e, soprattutto, da continui finanziamenti.

Dello stesso avviso è anche Alain-Richard Donwahi, presidente della 15esima COP sulla desertificazione. Negli ultimi anni ha più volte messo l’accento sull’urgenza di reperire maggiori risorse e fondi e sull’importanza di integrare il progetto nei piani di sviluppo nazionali e nei bilanci annuali dei paesi coinvolti. Tutti elementi necessari per garantire il progresso della Grande Muraglia Verde e il sostegno concreto alle comunità locali.