Per salvare i suoi abitanti dalle inondazioni, Nauru ha iniziato a vendere passaporti. Una scelta estrema, in risposta al riscaldamento globale.
Nel cuore dell’Oceano Pacifico, a metà strada tra l’Australia e le Hawaii, si trova Nauru, un puntino quasi impercettibile sulle mappe, ma al centro di una crisi senza precedenti.
Si tratta della terza nazione più piccola al mondo, ma le inondazioni, sempre più frequenti e intense, minacciano la sopravvivenza stessa dell’isola: l’aeroporto nazionale, le abitazioni e persino gli edifici governativi si trovano a pochi metri dall’oceano, in una posizione estremamente vulnerabile all’innalzamento del livello del mare causato dal riscaldamento globale. Con i suoi abitanti che rischiano a tutti gli effetti di diventare dei “migranti climatici“.
È in questo contesto che il governo di Nauru ha avviato una strategia tanto insolita quanto disperata: vendere la propria cittadinanza. Attraverso un programma pensato per attrarre investitori internazionali, l’isola spera di raccogliere i fondi necessari per trasferire la popolazione in zone più sicure e rialzate, costruendo una nuova città capace di resistere agli effetti dei cambiamenti climatici in atto. Ecco come.
Dalle origini alla catastrofe: la storia di Nauru
Un tempo considerata un paradiso tropicale incontaminato, Nauru ha subito trasformazioni radicali nel giro di pochi secoli. L’arrivo degli europei nel 1798 segnò l’inizio dei cambiamenti: dapprima terra di scambi e traffici con navi di passaggio, nel XIX secolo divenne rifugio di fuggitivi e criminali provenienti da Norfolk, l’ex colonia penale britannica. Fu proprio in quel periodo che sull’isola comparvero armi, alcol e altre influenze destabilizzanti per la società locale.
La vera svolta, però, arrivò alla fine del 1800, quando un geologo scoprì che l’altopiano centrale dell’isola – noto come “Topside” – era straordinariamente ricco di fosfato di calcio, una risorsa mineraria altamente richiesta. Le miniere di fosfato trasformarono radicalmente l’economia dell’isola, che nel giro di pochi decenni iniziò a esportare centinaia di migliaia di tonnellate ogni anno. Negli Anni Settanta, Nauru vantava uno dei PIL pro capite più alti al mondo. Ma l’estrazione intensiva devastò il paesaggio, rendendo il cuore dell’isola un deserto inabitabile e spazzando via flora e fauna locali.
Con l’esaurimento dei giacimenti e il crollo dei profitti negli Anni Novanta, l’economia di Nauru entrò in crisi. Ora, la nuova minaccia: il cambiamento climatico. Le piogge torrenziali, la siccità, l’erosione delle coste e l’innalzamento del mare hanno reso le zone costiere – dove vive la maggior parte degli abitanti – sempre più inabitabili, mettendo a rischio l’intera sopravvivenza dell’isola.
Perché Nauru vende passaporti e come funziona
L’urgenza di mettere in salvo circa 10.000 persone ha spinto il governo di Nauru a cercare soluzioni alternative per finanziare un progetto titanico: costruire un nuovo insediamento stabile e sicuro nella parte rialzata dell’isola, lontano dalle coste minacciate. È nato così il Programma di Cittadinanza per la Resilienza Economica e Climatica, un’iniziativa che permette agli stranieri facoltosi di acquistare la cittadinanza nauruana.
Ma perché qualcuno dovrebbe volerla? Perché il passaporto di Nauru è comunque tra i più “forti” al mondo: apre le porte a 89 nazioni senza bisogno di visto, tra cui Regno Unito, Singapore e gli Emirati Arabi Uniti. La cittadinanza può essere estesa a coniugi e figli, senza obbligo di residenza né tempi minimi di permanenza. Il prezzo? Oltre 130.000 dollari statunitensi.
Una cifra elevata che, secondo il presidente David Adeang, dovrebbe aiutare a raccogliere almeno 65 milioni di dollari: una somma che servirà per avviare la costruzione della nuova cittadina, completa di abitazioni, servizi, aree agricole e centri di lavoro.
La maggior parte degli acquirenti non metterà mai piede a Nauru. Ma il loro investimento potrebbe garantire una nuova possibilità di vita agli abitanti dell’isola. È un’idea controversa, che pone interrogativi sull’etica delle “cittadinanze in vendita”, ma anche un grido d’allarme sulle condizione di chi vive in territori vulnerabili agli effetti del riscaldamento globale.
Nauru si può visitare? Come arrivarci
Raggiungere Nauru non è semplice, e forse è proprio questa la ragione per cui molti dei nuovi “cittadini” non ci metteranno mai piede. L’isola è servita da un unico aeroporto internazionale, situato sulla costa occidentale e minacciato dalle maree.
L’unica compagnia aerea che opera voli regolari da e per Nauru è Nauru Airlines, con collegamenti limitati da Brisbane (Australia), Tarawa (Kiribati), Majuro (Isole Marshall) e Pohnpei (Micronesia). Non esistono voli diretti dall’Europa né dal continente americano, ma appoggiandosi a servizi fast track si può risparmiare tempo ai controlli di sicurezza negli aeroporti convenzionati. Nauru resta una destinazione remota, poco attrezzata e adatta solo ai più “avventurosi”.
Fonte foto: sito ufficiale “The Government of The Republic of Nauru”.








