Sai cos’è il turismo mannaro? È il lato oscuro del viaggio contemporaneo, quello che emerge quando la voglia di evasione si trasforma in eccesso. Tra nuovi neologismi e tendenze 2026, il modo di viaggiare sta cambiando, e non sempre in meglio.

Il turismo, oggi più che mai, è uno specchio della società. Da un lato rappresenta libertà, scoperta, incontro, dall’altro mostra i limiti di un sistema che ha spinto il turismo di massa oltre la capacità di accoglienza di molte mete.

Il turismo continua a crescere, alimentato da viaggi sempre più accessibili, voli low cost e contenuti virali sui social, mettendo sotto pressione città d’arteriserve naturali  e spiagge.

In questo contesto, però sta crescendo l’interesse verso destinazioni lontane dal sovraffollamento, esperienze più lente e un’attenzione nuova all’impatto delle nostre scelte.

Cos’è il “turismo mannaro”

Il termine turismo mannaro è un neologismo tutto italiano, nato per descrivere con ironia – ma anche con una certa amarezza – quei turisti che, una volta partiti, sembrano trasformarsi. Persone normalmente rispettose che in vacanza diventano incuranti delle regole, dell’ambiente e delle comunità locali.

Il “turista mannaro” consuma luoghi come se fossero scenografie usa e getta. Invade spazi fragili, ignora i limiti di accesso, cerca lo scatto perfetto o l’esperienza estrema senza considerare le conseguenze. Il termine è diventato virale sui social proprio perché racconta scene ormai familiari, simbolo di un turismo aggressivo e poco consapevole.

Neologismi del viaggio 2026, tra turismo mannaro e nuove sensibilità

Il turismo mannaro si inserisce in un vocabolario più ampio che prova a dare un nome alle contraddizioni del viaggiare moderno. Il concetto di overtourism (o iperturismo) è ormai centrale nel dibattito. Descrive il sovraffollamento turistico che supera la capacità fisica, sociale ed ecologica di una destinazione.

Questo fenomeno non riguarda solo le grandi capitali europee, ma anche aree naturali iconiche. Basti pensare a contesti come i safari africani, dove l’afflusso incontrollato di visitatori e mezzi può alterare gli equilibri della fauna, o a montagne e isole diventate virali grazie ai social.

I nuovi neologismi nascono proprio per raccontare queste dinamiche: viaggi sempre più accessibili, ma anche sempre più impattanti, guidati dall’“Instagram effect” e dalla ricerca di esperienze da condividere.

Dalla quantità alla qualità, come sta cambiando il turismo

Di fronte a questi eccessi, molte destinazioni stanno ripensando le proprie strategie. Meno promozione indiscriminata e più attenzione alla qualità dei flussi. Soggiorni più lunghi, viaggi fuori stagione, limiti agli accessi e una comunicazione che invita al rispetto.

Allo stesso tempo, cresce la consapevolezza del turismo sostenibile, dove i viaggiatori iniziano a interrogarsi non solo su dove andare, ma su come farlo. Il futuro del turismo sembra muoversi verso esperienze più autentiche, meno invasive e più distribuite sul territorio.

Viaggiare consapevolmente e in modo sostenibile

Viaggiare in maniera responsabile significa fare scelte concrete, a partire dai voli, cercando quando possibile di privilegiare tratte dirette e periodi meno affollati. Una pianificazione attenta degli spostamenti contribuisce a vivere il viaggio in modo più ordinato e meno stressante. Ricordiamo che negli aeroporti è possibile usufruire del servizio di fast track, che permette di accedere a un canale dedicato per superare più velocemente i controlli di sicurezza, riducendo i tempi di attesa prima dell’imbarco.