La cava di bauxite di Otranto è stata chiusa dai proprietari dei terreni per ragioni di sicurezza, diventando off limits per turisti e visitatori. Il Comune valuta possibili soluzioni per riaprire uno dei simboli del Salento.

La cava di bauxite di Otranto è ufficialmente off limits. Uno dei luoghi più iconici del Salento, celebre per il contrasto tra l’acqua verde smeraldo e le colline rosso fuoco che la circondano, è stato chiuso dai proprietari dei terreni limitrofi. Cartelli di proprietà privata e divieti di accesso hanno sbarrato l’ingresso a un sito che, negli anni, è diventato una tappa obbligata per turisti, camminatori e appassionati di fotografia provenienti da tutto il mondo.

Perché la cava di bauxite è stata chiusa

A bloccare gli accessi non sono stati provvedimenti giudiziari o sequestri delle autorità, ma i proprietari delle aree attorno al laghetto. La scelta sarebbe legata principalmente a ragioni di sicurezza e alla volontà di non assumersi responsabilità per eventuali incidenti.

Il sito, infatti, non è attrezzato come un’area turistica strutturata. Si tratta di un’ex cava mineraria con dislivelli, sentieri sterrati e terreni irregolari. L’estate scorsa una visitatrice è rimasta ferita in seguito a una caduta, episodio che avrebbe contribuito a rafforzare le preoccupazioni dei proprietari.

Non è la prima volta interdizione dell’accesso. Già in passato erano state installate recinzioni per regolare l’afflusso dei visitatori. Ora, però, la chiusura appare più netta e senza una data di riapertura definita. Anche il profilo social del sito, tra i più seguiti della regione, è stato chiuso, segnando simbolicamente uno stop a un luogo che negli ultimi anni era diventato virale su Instagram e meta di un continuo pellegrinaggio turistico.

Un simbolo del Salento tra natura e archeologia industriale

La cava di bauxite di Otranto è stata attiva dal 1963 al 1985. In quegli anni l’uomo ha scavato la roccia per estrarre il minerale necessario alla produzione di alluminio, modellando un paesaggio che oggi ricorda un piccolo canyon. Terminata l’attività estrattiva, l’area è stata abbandonata.

Con il tempo, l’acqua piovana ha riempito il fondo della cava creando il caratteristico laghetto. Non si tratta di acqua di falda, ma di accumuli meteorici che hanno dato avvio a un processo di naturalizzazione spontanea. Il risultato è un colpo d’occhio unico: il verde intenso dell’acqua contrasta con il rosso acceso della terra ricca di minerali ferrosi, mentre tutt’intorno si estende la macchia mediterranea.

Negli anni il sito è diventato una delle attrazioni più fotografate del Salento, inserito nei percorsi di trekking e nelle tappe della Via Francigena e del Cammino del Salento. Ha funzionato in passato anche come set per campagne pubblicitarie e servizi fotografici, contribuendo a consolidarne l’immagine iconica.

La chiusura arriva in un momento delicato per il territorio. Dopo il crollo dell’Arco dell’Amore a Melendugno, un altro luogo simbolo del paesaggio salentino diventa improvvisamente inaccessibile, con possibili ripercussioni sull’offerta turistica locale.

Il ruolo del Comune e le possibili soluzioni

La situazione è ora al centro dell’attenzione dell’amministrazione comunale di Otranto. Tra le ipotesi al vaglio ci sarebbe quella di un intervento urgente per ripristinare l’accesso, oppure una possibile acquisizione dell’area per garantirne una gestione pubblica e più strutturata.

Nella zona, peraltro, era presente un parcheggio pubblico a servizio dei visitatori, segnale di come negli anni il flusso turistico fosse cresciuto in maniera costante. Migliaia di persone, in tutte le stagioni, raggiungevano la cava per ammirarne il paesaggio, scattare fotografie o semplicemente percorrere i sentieri circostanti.

Il nodo resta quello della sicurezza e della responsabilità. Senza un piano di gestione chiaro, con percorsi delimitati e misure di tutela adeguate, la fruizione del sito espone a rischi sia i visitatori sia i proprietari dei terreni. La vicenda riaccende così una questione più ampia che riguarda molte aree naturali italiane: come conciliare attrattività turistica, tutela ambientale e responsabilità giuridica.

Come raggiungere la cava di bauxite di Otranto

La cava si trova a pochi chilometri dal centro di Otranto, in provincia di Lecce, nel cuore del Salento. In condizioni normali, è facilmente raggiungibile in auto, moto o bicicletta, seguendo le indicazioni per la zona dei laghi Alimini.

Chi arriva dal Nord Italia può percorrere l’autostrada A14 Bologna-Taranto fino a Bari e poi proseguire lungo la statale 16 in direzione Lecce, per poi imboccare la strada verso Otranto. Dal Centro Italia si può scendere lungo la strada Statale Adriatica (SS16) o utilizzare l’A14, mentre dal Sud, per chi proviene dalla Calabria o dalla Basilicata, il collegamento passa attraverso la rete statale pugliese.

Molti automobilisti scelgono di utilizzare i servizi di telepedaggio per rendere più rapido il transito ai caselli autostradali, soprattutto nei mesi estivi quando il traffico verso il Salento aumenta sensibilmente.

In alternativa, è possibile raggiungere Lecce in treno e poi proseguire con le linee ferroviarie locali o con autobus diretti a Otranto. L’aeroporto più vicino è quello di Brindisi, collegato con numerose città italiane ed europee.

Al momento, però, chi programma una visita dovrà verificare eventuali aggiornamenti sulla riapertura. Fino a nuove disposizioni, uno dei paesaggi più suggestivi della Puglia resta inaccessibile, sospeso tra la sua natura di ex sito industriale e quella di icona turistica del Salento.