L’Islanda si aggiunge alla lista di Paesi che hanno deciso di affrontare di petto il problema dell’overtourism, ovvero il sovraffollamento turistico. Ecco come.
Dal Giappone, che ha previsto un biglietto per il Monte Fuji, ai divieti turistici della Spagna, passando per il sovraffollamento turistico in Italia, il problema dell’overtourism è condiviso da tantissime realtà diverse.
Uno degli ultimi Paesi che si unisce a quelli che hanno deciso di affrontarlo in maniera radicale è l’Islanda. Se in passato questa remota isola dell’Atlantico settentrionale era considerata una destinazione di nicchia, oggi il numero crescente di visitatori sta mettendo sotto pressione le sue risorse naturali e le comunità locali.
Vediamo alcuni dati del turismo islandese e perché sta diventando per certi versi tossico.
L’Islanda sotto pressione dall’overtourism
L’Islanda, Paese noto per i suoi paesaggi incontaminati, i geyser, i vulcani e le spiagge di sabbia nera, ha visto una crescita esponenziale del numero di visitatori, attirati anche dal successo di produzioni cinematografiche e televisive che hanno valorizzato la sua natura selvaggia (un esempio su tutti: Game of Thrones). Un po’ quello che sta accadendo ai voli Italia-USA con l’effetto Netflix.
Con una popolazione di circa 380.000 abitanti e un’estensione di 100.000 Km², l’Islanda ha registrato tra il 2011 e il 2017 un aumento del turismo del 344%, diventando il Paese con la crescita più rapida a livello globale. Nel 2023, il settore turistico ha rappresentato circa l’8,5% del PIL nazionale, con oltre 2,3 milioni di visitatori nel 2024, destinati a salire a 2,5 milioni entro il 2026.
Questi numeri, se confrontati con il turismo in Italia – che accoglie oltre 100 milioni di visitatori all’anno – potrebbero sembrare modesti. Tuttavia, considerando le dimensioni del Paese e la sua fragile biodiversità, l’impatto dell’overtourism sull’Islanda è molto più significativo e preoccupante.
Come sta reagendo il Governo islandese al sovraffollamento turistico
L’afflusso turistico ha messo in evidenza diverse criticità, come l’inadeguatezza delle infrastrutture – compresi servizi di mobilità più sostenibili e interconnessi – e la scarsa consapevolezza ambientale di alcuni visitatori. Per questo, il Governo islandese ha deciso di intervenire con misure volte a regolamentare il turismo e ridurne gli effetti negativi.
Uno dei provvedimenti chiave è l’introduzione di tasse più alte nei periodi di maggiore afflusso, una strategia volta a distribuire meglio i flussi turistici durante l’anno, generando al contempo maggiori entrate per finanziare iniziative di sostenibilità. L’obiettivo è duplice: proteggere i paesaggi unici dell’isola e garantire un turismo più responsabile.
Il primo ministro Bjarni Benediktsson ha sottolineato l’importanza di intervenire per preservare le bellezze naturali dell’isola, affermando che se alcune località mostrano segni di deterioramento a causa dell’eccessivo afflusso di visitatori, è necessario prendere provvedimenti. Il Governo sta quindi valutando un sistema di regolamentazione del traffico turistico, con tasse differenziate a seconda dei periodi dell’anno, per incentivare un turismo più sostenibile.
La battaglia dei piccoli centri islandesi per trovare un equilibrio tra crescita economica e sostenibilità
Oltre alle iniziative del Governo centrale, anche le amministrazioni locali stanno cercando di trovare un equilibrio tra crescita economica e sostenibilità. Alcuni piccoli centri, come Bolungarvik e Isafjordur, situati nei fiordi nord-occidentali, stanno cercando di attirare una quota maggiore di turisti per distribuire meglio i benefici economici del turismo.
Un problema sollevato da alcuni sindaci riguarda Google Maps, che mostra queste località perennemente innevate, scoraggiando potenziali visitatori. Secondo Jon Pall Hreinsson, sindaco di Bolungarvik, questa rappresentazione distorta penalizza il turismo locale e ostacola la promozione delle aree meno conosciute dell’isola.
Questa richiesta di maggiore visibilità da parte delle comunità locali non è in contrasto con la filosofia di regolamentazione del turismo promossa a livello nazionale, ma evidenzia la necessità di una distribuzione più equa dei flussi turistici. In questo modo, si potrebbe ridurre la pressione sulle zone più frequentate e, al contempo, favorire lo sviluppo di aree meno battute.








