Val Gardena presa d’assalto dai turisti: tra code infinite e rincari, torna il problema dell’overtourism alle Dolomiti.

Con l’arrivo della primavera e dell’estate torna anche il tema dell’overtourism in Italia. Un fenomeno che negli ultimi anni sta mettendo sotto pressione molte destinazioni italiane ed europee. Sempre più località si trovano costrette a introdurre divieti, ordinanze e restrizioni per contenere quello che viene spesso definito “turismo mannaro”: visitatori attratti soprattutto dai luoghi più instagrammabili, senza attenzione per l’ambiente o per chi quei luoghi li vive ogni giorno.

Tra i casi simbolo c’è quello della Val Gardena, nelle Dolomiti. Qui le immagini delle interminabili file per raggiungere il Seceda hanno riacceso il dibattito sul turismo di massa in montagna. Dopo il caos della scorsa estate, tra malori sotto il sole, proteste e traffico paralizzato, le amministrazioni locali e gli operatori del settore stanno cercando di correre ai ripari con nuove regole e accessi contingentati.

Overtourism in Val Gardena, nuove restrizioni e rincari: cosa sta succedendo

Dal 22 maggio il ticket per utilizzare gli impianti del Seceda sarà acquistabile esclusivamente online e legato a una specifica fascia oraria, con un sistema simile a quello delle prenotazioni dei treni.

Cambiano però anche i prezzi. Il biglietto andata e ritorno passerà infatti da 52 a 74 euro, con un aumento di 22 euro che sta già facendo discutere. Secondo alcuni, il rischio è che la lotta all’overtourism finisca per trasformarsi in una selezione economica, limitando l’accesso a determinati luoghi soltanto a chi può permetterselo.

Il piano è il risultato di mesi di confronto tra i Comuni di Ortisei e Santa Cristina, la società impianti Seceda, l’associazione provinciale delle organizzazioni turistiche, Idm Alto Adige e il Centro Mobilità Val Gardena.

Restano però ancora aperte questioni importanti, come quella dei parcheggi, che nei giorni di maggiore afflusso si saturano rapidamente di auto private. Per chi parte verso la Val Gardena nei weekend più affollati, i servizi di telepedaggio possono aiutare a evitare code e rallentamenti lungo il viaggio verso le Dolomiti.

Le istituzioni locali sottolineano che le code chilometriche della scorsa estate siano state favorite anche da circostanze particolari. Come il meteo perfetto arrivato dopo giorni di pioggia in un weekend di alta stagione. Ma il forte aumento delle presenze turistiche nella zona è evidente da almeno due anni.

Secondo molti osservatori, a contribuire al boom del Seceda sarebbe stata anche l’enorme esposizione social delle Dolomiti. Nel 2023 anche il CEO di Apple, Tim Cook, aveva condiviso immagini scattate durante le sue vacanze tra le montagne altoatesine per mostrare le potenzialità fotografiche dell’iPhone.

Per il Club Alpino Italiano, però, il problema è più profondo e riguarda un modello turistico che continua a misurare il successo soltanto in numeri e presenze, trasformando le montagne in prodotti di consumo.

L’anno scorso i tornelli sul Seceda

Il tema dell’overtourism in Val Gardena era esploso già la scorsa estate. Quattro proprietari dei pascoli vicini al Seceda avevano installato un tornello a pagamento all’imbocco di un sentiero panoramico molto frequentato dai turisti. La barriera era poi stata rimossa dalla Provincia perché il percorso appartiene all’Ente Parco. Il caso, però, aveva acceso un acceso confronto tra residenti, operatori turistici e associazioni ambientaliste.

I proprietari avevano lanciato un grido d’aiuto, denunciando danni ai prati, rifiuti abbandonati e comportamenti irrispettosi da parte di molti visitatori mordi e fuggi. Nei mesi più intensi erano stati impiegati anche ranger incaricati di controllare l’area, richiamare i turisti e multare chi invadeva pascoli o lasciava sporcizia lungo i sentieri.

Il Cai Alto Adige ha però ribadito più volte che la montagna deve restare accessibile a tutti. Il problema sarebbe in primis culturale. Secondo il Club Alpino Italiano, serve un’idea di turismo più sostenibile capace di considerare la montagna non come un parco giochi, ma come un ecosistema fragile da rispettare.

Non solo Val Gardena: gli altri casi in Italia e non solo

Quello della Val Gardena non è un caso isolato. In Italia il fenomeno dell’overtourism sta interessando sempre più località, dal mare alle città d’arte. C’è il caso del numero chiuso sulla spiaggia di Tuerredda, in Sardegna, o quello più famoso di Venezia, che ormai da un po’ di tempo ha introdotto un ticket d’ingresso alla città. Tornando alla montagna, molti ricordano l’“assalto” a Roccaraso l’anno scorso.

All’estero, la Spagna è tra i paesi più colpiti, con proteste al grido di “turisti tornate a casa” in grandi città come Barcellona o Ibiza. Proprio a Ibiza, ad esempio, è stato chiuso il celebre Mirador di Es Vedrà, diventato simbolo dell’overtourism.

Situazioni simili si moltiplicano anche in Germania: il Lago Eib, soprannominato i “Caraibi della Baviera” per le sue acque turchesi ai piedi delle Alpi, è sempre più minacciato. Mentre ad Amsterdam i residenti hanno fatto causa al Comune per i “troppi turisti”.