Una dorsale di gesso lunga oltre 25 chilometri taglia il morbido profilo delle colline tra rupi argentate, doline, grotte millenarie, oliveti e borghi storici
Tra Imola e Faenza il dolce paesaggio collinare dell’entroterra romagnolo s’interrompe: spuntano calanchi verticali, fragili e brillanti. È il Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola, un’area naturale protetta di oltre duemila ettari che attraversa le valli del Sillaro, del Santerno, del Senio, del Sintria e del Lamone. Una lunga dorsale grigio-argentea che forma pareti, rupi e bastioni rocciosi visibili anche dalla pianura. Dal 2023 fa parte del sito UNESCO “Carsismo nelle evaporiti e grotte dell’Appennino settentrionale” per il suo valore geologico e naturalistico. La Vena del Gesso si sviluppa per oltre 25 chilometri, con una larghezza media di circa un chilometro e mezzo, e tocca i territori di Brisighella, Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Casola Valsenio, Fontanelice e Riolo Terme: borghi da esplorare con calma, dov’è bello fermarsi.

Un paesaggio nato da un antico mare
La particolarità della Vena del Gesso Romagnola è prima di tutto geologica. Qui affiora una delle più importanti formazioni gessose d’Europa, nata circa sei milioni di anni fa durante la cosiddetta crisi di salinità del Messiniano. In quel periodo il Mediterraneo rimase parzialmente isolato dall’oceano, il livello delle acque si abbassò e l’evaporazione provocò la concentrazione dei sali, tra cui il gesso, che si depositarono in grandi quantità sul fondo marino. Nei millenni successivi, i movimenti tettonici portarono questi depositi a emergere, creando la dorsale che oggi attraversa le colline romagnole. Il risultato è un paesaggio variegato: da un lato rupi chiare e assolate, dall’altro versanti più freschi, boscosi e ombrosi.

Grotte, doline e valli cieche
Il gesso è una roccia molto solubile e proprio per questo la Vena del Gesso è attraversata da uno dei sistemi carsici più importanti dell’Appennino. L’acqua, penetrando nella roccia, ha scavato nel tempo doline, inghiottitoi, valli cieche e oltre duecento grotte, per uno sviluppo sotterraneo complessivo che supera i 40 chilometri. Alcune cavità sono conosciute anche per la loro lunga frequentazione umana: grotte come la Tanaccia, nei pressi di Brisighella, o la Grotta dei Banditi, sul Monte della Volpe, furono utilizzate in epoche antiche come rifugi, abitazione, sepoltura o culto. Oggi molte grotte non sono liberamente accessibili, sia per ragioni di sicurezza sia per la tutela degli ambienti ipogei, ma il paesaggio carsico è leggibile anche in superficie, lungo i sentieri del parco. Camminando sulla Vena si incontrano depressioni, pareti di gesso e affioramenti che trasformano le passeggiate in scoperte interessanti.

Anello di Monte Mauro
Tra gli itinerari più rappresentativi del parco c’è l’anello di Monte Mauro, la cima più alta della Vena del Gesso Romagnola con i suoi 515 metri: sì, non è un’altitudine da montagna; qui ci troviamo nel basso Appennino, un territorio dall’aspetto e dalle caratteristiche prettamente collinari, che tuttavia va sempre affrontato con la giusta preparazione. Il percorso permette di attraversare alcuni degli ambienti più caratteristici della dorsale: rupi assolate, creste panoramiche, doline, boschi e affioramenti di gesso che mostrano da vicino la struttura stratificata della roccia. L’itinerario più completo parte dalla zona di Cassano, nel comune di Brisighella, e segue i sentieri CAI 511, 515 e 513, toccando Monte Mauro, Monte della Volpe, la sella di Ca’ Faggia, i ruderi dei Crivellari e Castellina, per poi rientrare al punto di partenza. È un giro di circa 12 chilometri, con 750 metri di dislivello e circa sei ore di cammino, quindi adatto a escursionisti con un minimo di allenamento. Lungo il tragitto si incontra anche la Pieve di Santa Maria Assunta in Tiberiaco, antico luogo di culto più volte ricostruito, oggi isolato tra i crinali. Nei tratti di cresta il panorama si apre sulla valle del Senio e sull’Appennino tosco-romagnolo, mentre le zone più interne mostrano il volto carsico e selvaggio del parco, con grotte, cavità e versanti scavati dall’acqua. Da evitare nelle giornate più calde e dopo la pioggia, quando il gesso può diventare particolarmente scivoloso.

Anello del Carnè
Per un’escursione più breve ma comunque rappresentativa del parco si può scegliere l’Anello del Carnè, un percorso circolare che si sviluppa attorno all’area dell’ex Parco Carnè, tra Castelnuovo, Vespignano e Ca’ Collina. Il giro misura circa 5,5 chilometri, richiede circa due ore e mezza di cammino e presenta un dislivello di circa 400 metri: non è un itinerario difficile, ma resta un percorso escursionistico, adatto a chi ha un minimo di abitudine ai sentieri. La prima parte attraversa boschi di carpino nero, orniello e roverella, mentre nella seconda il paesaggio si apre su seminativi, vigneti e oliveti, uscendo in parte dagli affioramenti gessosi più evidenti. È un itinerario utile per leggere la Vena del Gesso in modo meno impegnativo rispetto a Monte Mauro, ma con un buon equilibrio tra natura, geologia e scorci panoramici.

Il Sentiero dell’Olio di Brisighella
Un’alternativa ancora più legata al paesaggio umano della Vena del Gesso è il Sentiero dell’Olio di Brisighella, percorso di circa 8 chilometri che unisce natura, geologia e colture tradizionali. L’itinerario parte dalla zona del frantoio della Cooperativa Agricola Brisighellese, raggiungibile anche dalla stazione ferroviaria, e attraversa coltivi, oliveti secolari, vigne di Sangiovese e piccoli appezzamenti dedicati al carciofo Moretto, un’altra specialità del territorio (la sagra si tiene a inizio maggio, un buon periodo per questa escursione). Lungo il cammino si incontrano la Pieve del Thò, la zona di Rontana, l’ex Cava del Monticino, il Santuario del Monticino e la Rocca Manfrediana, prima di entrare nello splendido centro storico di Brisighella attraverso vecchie mulattiere e percorrere la celebre Via degli Asini, con i suoi archi colorati.









