L’Europa introduce il passaporto per le auto elettriche. L’obiettivo è duplice: garantire più informazioni sulle vetture in circolazione e maggiore sicurezza per gli utenti. 

Il passaporto per le auto elettriche rientra nella categoria dei Digital Product Passport (DPP), ovvero documenti digitali che raccolgono e registrano informazioni cruciali sull’intero ciclo di vita di un determinato prodotto.
Sono una soluzione fortemente legata ai processi di digitalizzazione e alla tracciabilità, e possono contenere una vasta gamma di dati: origine dei materiali, informazioni sul fabbricante, impatto ambientale del prodotto, emissioni di CO2 associate. Ma anche istruzioni per l’uso e la manutenzione, indicazioni sullo smaltimento, sul riciclo o il riutilizzo.

Il passaporto per le auto elettriche rappresenta dunque un importante passo avanti per fornire trasparenza ai consumatori e responsabilizzare i produttori. In più, gioca un ruolo nel raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità dell’Europa.

Che cos’è il passaporto per le auto elettriche

A partire dal 2027 sarà applicata un’importante novità nel settore dell’industria automobilistica: si tratta dei passaporti digitali per le batterie elettriche, una specie di certificati di qualità che permetteranno di conoscere l’intera catena di costruzione della batteria e oltre. Conterranno informazioni sulla provenienza delle materie prime utilizzate (terre rare in primis), sul processo di produzione, e sul fine vita del prodotto.

Questo documento digitale, legato ad ogni nuova autovettura elettrica venduta in Europa, sarà collegato al numero di identificazione del veicolo, detto VIN, collegato a sua volta ad un codice QR. 

L’accesso alle informazioni, però, avverrà in maniera diversificata in base all’utente e a suo ruolo nella catena di produzione/fruizione del veicolo. I consumatori finali probabilmente avranno un accesso ridotto rispetto a soggetti con maggiore responsabilità, come i produttori automobilistici.

Il passaporto avrà un costo stimato tra i 6 e i 12 euro per ogni batteria.

DPP delle batterie: i soggetti coinvolti

I passaporti digitali saranno utilizzati, trai vari, dalle case automobilistiche e dalle aziende che compongono la Global Battery Alliance, come Audi, Tesla, Volkswagen, BASF e Siemens.

La Global Battery Alliance (GBA) è una partnership creata da qualche anno tra imprese, governi e organizzazioni internazionali per garantire una filiera più responsabile nella produzione di batterie elettriche.

Il passaporto per l’auto elettrica darà modo di uniformare i diversi processi produttivi, garantire più trasparenza e omogeneità tra le diverse aziende, avere un maggiore controllo sulla qualità del prodotto, oltre a permettere un sostanziale progresso nel percorso di transizione ecologica e di decarbonizzazione dell’Unione Europea.

Per vigilare sulla corretta creazione e sull’adeguato utilizzo del passaporto è stato istituito il Battery Pass Consortium. L’ente si occuperà di selezionare un totale di 90 informazioni sulla batteria da inserire nel DPP, suddivise in 7 categorie, e che riguarderanno diversi ambiti, come quello tecnico, normativo, di efficienza e di ecologia.

Non solo informazioni: il ruolo del passaporto nella transizione ecologica europea

In un settore così in fermento come quello delle auto elettriche e dei motori elettrici, che vede costantemente la produzione di nuovi modelli e sperimentazioni nel campo delle batterie, il DPP torna utile anche per affrontare il problema dello smaltimento e del riciclo delle batterie esauste. Un mercato, quest’ultimo, dal valore di 6 miliardi di euro, che, se adeguatamente gestito, potrebbe portare notevoli ritorni economici e risvolti ambientali positivi.

Dopo lo stop ai motori termici entro il 2035 e la diffusione delle colonnine di ricarica elettrica, il passaporto per l’auto elettrica rappresenta dunque un ulteriore esempio della crescente attenzione verso l’ambiente e la mobilità sostenibile da parte delle istituzioni europee.