Un impianto di trattamento e smaltimento è diventato catalizzatore di sviluppo economico e bellezza. E’ il miracolo avvenuto in Toscana, dove oggi la discarica della Belvedere non è solo meta turistica e ospite di performance e opere artistiche, ma anche fonte economica di sviluppo per la comunità locale. Moveo è andata a scoprire i segreti che hanno reso una discarica un modello originale di creazione di valore

Immaginate le colline verdi dell’alta Toscana che si innalzano chilometro dopo chilometro verso un piccolo paese, un borgo che ospita meno di cinquemila abitanti e che domina dall’alto della sua collina la Valle dell’Era dove è incastonato. Anche se non è una gemma preziosa, Peccioli è stato da poco eletto come Il borgo dei borghi dalla trasmissione omonima della Rai: una selezione che premia non solo i paesi più belli del Belpaese, ma anche quelli con una comunità viva che ne tutela le radici e rilancia le prospettive in modo spesso visionario. E in effetti quanta poesia c’è nel vedere arte contemporanea in una discarica di rifiuti? Sta proprio nella parola greca “poesia” che in italiano si può tradurre come “immagine”. Un’immagine nata da una visione: trasformare la funzionalità e l’estetica di una grande discarica in un luogo perfino turistico, che ospita opere di arte contemporanea ed esibizioni e spettacoli nell’anfiteatro vicino all’Innovation center. E’ a 45 chilometri da Pisa, tratta i rifiuti di diverse città toscane in modo efficiente, autoalimentandosi a livello energetico attraverso il biogas liberato dai rifiuti: ma questa è solo parte della storia. Ecco come la discarica di Peccioli è diventata un modello avanguardistico nella concezione di sostenibilità integrata, dove la visione olistica tiene in conto i bisogni e gli interessi dell’ambiente e dei cittadini.

Immagine della discarica della Belvedere a Legoli, frazione di Peccioli – Credits: Belvedere Spa

A Legoli la discarica dal valore pubblico

A Legoli, frazione di Peccioli, esiste quindi la discarica di Belvedere Spa. Gestisce ogni giorno una cifra variabile tra 1000 e 1200 tonnellate di rifiuti. Arrivano principalmente dalle province di Pisa, Lucca, Massa, Livorno, in parte dalle province di altre grandi città toscane come Firenze, Prato e Pistoia, e in caso di necessità anche da parte delle aree di Siena, Grosseto e Arezzo. La Toscana soffre della carenza di impianti, soprattutto per quanto riguarda il trattamento e il recupero della frazione organica. Dopo la Campania e il Lazio, è la regione che percentualmente è costretta a destinare una quota maggiore dei propri rifiuti organici (215mila tonnellate nel 2021) in territori extra regionali. Eppure aumenta in Toscana la raccolta della differenziata, e di riflesso la necessità di impianti di smaltimento. “Il nostro progetto nasce alla fine degli anni Ottanta per un bisogno e una necessità – spiega a Moveo Arianna Merlini, direttore generale di Belvedere Spa – C’erano varie discariche sul territorio distribuite senza regole e controllo, ma così avveniva dappertutto al tempo. E’ scattata un’iniziativa unica nel suo genere da parte della municipalità di Peccioli che è sempre guidata da Renzo Macelloni. Il sindaco di Peccioli, pronto a candidarsi al suo settimo mandato, è il deus ex machina da cui nasce l’idea di aprire una grande discarica in grado di diventare un’opportunità unica per il suo territorio. “Mentre altre località vicino a Peccioli avevano fatto un vade retro sulla discarica, Macelloni promise di realizzare un impianto di smaltimento, gestirlo in modo efficiente fino ad essere capace di generare ritorni economici per la comunità. Nel 2022 i ricavi della discarica di Legoli hanno toccato i 52 milioni di euro, distribuendo dividendi da 2,8 milioni di euro per i circa 900 azionisti della società Belvedere. Attenzione: quest’ultima appartiene al Comune e, in gran parte, ai cittadini di Peccioli.

Il cuore dell’impianto di smaltimento di Belvedere – Credits: Belvedere Spa

Secondo uno studio di Nomisma, dal 2004 al 2016 il valore economico distribuito dalla discarica è stato di circa 175 milioni di euro. Si arriva a tale stima considerando il valore economico erogato al Comune (canoni da convenzione del terreno, dividendi; imposte locali), ai cittadini (dividendi agli azionisti, interessi su prestiti, remunerazione dei dipendenti di Belvedere) e alle imprese locali (forniture di beni e servizi). Una valutazione aggiornata recentemente della ricaduta economica della distribuzione queste risorse consentiva di stimare in circa 340 milioni di euro l’impatto sul territorio della ricchezza generata e distribuita da Belvedere negli ultimi 18 anni.

“Dopo una fase iniziale, il progetto della discarica si è allargato per coinvolgere i piccoli investitori, i cittadini, cosi da un progetto industriale diventava un progetto pubblico dove i cittadini diventavano protagonisti, dicendo ok noi ci crediamo e noi ci investiamo in questo progetto. Alcuni hanno messo quote come soci, come azionisti ed è nata l’spa”

Oggi il 70% della proprietà della Spa è del comune di Peccioli, mentre il restate 30 è soprattutto detenuto da 900 cittadini del comune toscano. Al momento, la discarica frutta al comune e agli abitanti di Peccioli circa 20 milioni di euro l’anno: il Comune redistribuisce queste entrate sul territorio con servizi e infrastrutture. Biblioteche, centri polivalenti, parcheggi multipiano, incubatori di impresa, servizi parascolastici, hotel. E poi il cittadino azionista riceve un dividendo.

Addio odori e grandi buche: come funziona la discarica

Camminando lungo i prati terrazzati della discarica Belvedere di Peccioli colpisce l’assenza di qualcosa di indefettibile nell’immaginario di una discarica. Non si sentono cattivi odori, nonostante il vento leggero che aleggia, e i grandi uccelli che sorvolano una buca aperta nel terreno che contiene rifiuti.

Conferimento in discarica dei rifiuti – Credits: Belvedere Spa

Il nome della società che gestisce la discarica è Belvedere, e per quanto possa questo sembrare lontano in realtà si sposa bene a ciò che si vede nella discarica di Peccioli. Perché non si sentono cattivi odori? “Abbiamo una buona captazione di biogas. Quindi impieghiamo piccoli lotti per minimizzare l’area di conferimento dei rifiuti: questo concorre a migliorare il problema degli odori. E poi abbiamo introdotto 3 cannoni sparsi che mandano in aria delle sostanze che intercettano le molecole di cattivo odore e le neutralizzano”, precisa Yuri Chimenti, dipendente della Belvedere. Il recupero del biogas è un elemento importante perché una ragnatela di tubi neri sulla superficie dei lotti di discarica aspirano questo elemento liberato dai rifiuti e lo portano nell’area impianti, dove 4 motori di cogenerazione creano energia elettrica: “La usiamo per il nostro fabbisogno energetico e dato che ne abbiamo molta in eccesso, la vendiamo in rete”. Creando ulteriori ritorni economici per l’azienda.

Il reticolato di tubi neri che estraggono il biogas – Credits: Belvedere Spa

La discarica ha sia un impianto di trattamento (tmb) che di smaltimento (discarica). “Qui riceviamo solo rifiuti non pericolosi derivanti dal trattamento dei rifiuti urbani. Quindi il cittadino butta il rifiuto differenziandolo, questo passa per un impianto specializzato nel riciclo e lo scarto di questa lavorazione arriva a noi. In discarica il mezzo, dopo la pesatura, si ferma nel punto più alto della discarica e sul bordo di un dislivello c’è una zona sottostante con dei mezzi compattatori, che schiacciano il materiale.

Conferimento di rifiuti in discarica – Credits: Belvedere Spa

“Quando arriviamo ad un certo livello definito non possiamo più aggiungere rifiuti in conferimento, e così copriamo tutto con l’argilla, e ci spostiamo in un’altra area dove possiamo ricominciare il conferimento di rifiuti” prosegue Chimenti.

Impianto di trattamento, decorato con le immagini della storia “All’altezza delle margherite” di Sergio Staino – Credits: Belvedere Spa

Ecco perché dall’alto sembra che la discarica di Legoli sia un grande prato verde terrazzato. E perché infatti non si vedono grandi ammassi di rifiuti? “Coltivare piccoli lotti aiuta: da un punto di vista visivo quello che si vede è soprattutto la copertura di argilla e quindi la copertura del prato, a fine di conferimento“, segue Chimenti. Così alla fine dell’uso di questa gigantesca porzione di suolo, la collina potrà ancora sposarsi con un paesaggio unico come quello in cui vive Peccioli.

Immagine della discarica della Belvedere a Legoli – Credits: Belvedere Spa

Perché questa discarica è un luogo di arte contemporanea?

“Ma per raccontare il nostro modello perché invece di investire in marketing e comunicazione non possiamo proporre qualcosa di concreto?” Da questo assunto, sintetizzato dalla Merlini, nasce un’iniziativa. “Nel 2007 abbiamo festeggiato i primi 10 anni di Belvedere con un concerto del pianista Charles Rosen sui gradoni della discarica, quindi abbiamo fatto una cena per soci e cittadini. Quello è stato un momento di snodo: ci siamo accorti che effettivamente dovevamo fare uno sforzo enorme per smaltire i rifiuti e portare la gente la sera magari a fare una festa in discarica, ma potevamo offrire qualcosa di unico”.

Momento di un evento notturno in discarica – Credits: Belvedere Spa

In queste iniziative sono coinvolti gli stessi dipendenti di Belvedere, impiegati dall’accoglienza al catering.

“All’interno della discarica, abbiamo un teatro all’aperto e l’innovation center Triangolo verde di 650 metri quadrati dove facciamo iniziative per soci o attività come la formazione per studenti. Tutte queste iniziative le facciamo in prima persona, è un po’ come accogliere a casa propria le persone che arrivano. Lo stesso vale per le visite guidate alle opere: ci siamo resi conto che c’era un’attenzione molto forte da parte del turista medio”. 

Secondo i dati di Belvedere, nel 2022 sono stati 4.230 i turisti della discarica a Legoli, di cui 3.327 con interesse turistico e artistico e 903 con un interesse professionale e tecnico-didattico. Sono quasi quanto tutti gli abitanti di Peccioli. Negli ultimi trent’anni da questo piccolo paese toscano sono passati artisti di vario tipo, sempre di alta levatura. Infatti dopo il concerto di Rosen, è arrivata un’idea: i giganti. “Ai tempi alcuni giovani tassidermisti ci hanno chiesto se potevano mettere degli animali preistorici ricostruiti sul nostro palco gradonato. Macelloni vide l’immagine di alcuni giganti disegnati dai giovani e gli chiese di realizzarli nella discarica: allestimmo una tensostruttura dove hanno fatto un laboratorio per quasi due anni e costruito 4 giganti. Prima in struttura di ferro e poi in cemento: sono vere e proprie sculture. L’idea è che nascano dalla terra, come se fossero rigenerati dai rifiuti: queste installazioni hanno scatenato l’attenzione da parte di altri artisti”.

Immagine di uno dei giganti nella discarica della Belvedere a Legoli – Credits: Belvedere Spa

Sono così passati dalla discarica di Legoli altri artisti come David Tremlet che ha dipinto le pareti di alcune strutture. O Raffale Mauro Marcucci, scultore, che ha realizzato dei gabbiani in metallo. C’è la nuovissima opera Germoglio di Remo Salvadori, inaugurata lo scorso 13 aprile. O la storia per immagini “All’altezza delle margherite” disegnata da Sergio Staino. E il Palazzo Senza tempo firmato dall’archistar Mario Cucinella. “Alla fine abbiamo deciso di creare il Macca, Museo a cielo aperto di arte contemporanea, una definizione che racchiude oltre 80 opere di arte contemporanea distribuite in tutto il territorio del comune di Peccioli: dalle frazioni, al centro, alla discarica. E’ come se fosse un museo senza muri. Tutto ciò risale ai primi anni Novanta, quando l’arte contemporanea nessuno sapeva bene cosa fosse. Nel 2021, su iniziativa di Alessandro Melis, abbiamo partecipato alla Biennale di Venezia con uno schermo di 6 metri x 4 dove andavano in diretta h24 le immagini della discarica. Partecipammo come località resiliente: non solo perché avevamo creato una discarica efficiente ma perché l’avevamo resa una risorsa per la comunità locale”.

Uno dei sylos disegnati da David Tremlet – Credits: Belvedere Spa

La discarica è un modo di creare valore da ciò che sembra un disvalore: un valore economico che genera valore sostanziale e culturale per il cittadino, quindi vera creazione di valore aggiunto. Se questo può essere fatto in una discarica figuriamoci altrove. L’idea è stata iniziata con questi giganti: è stata un’idea, non un’opportunità colta. Ecco i giganti davanti a me, che coronano un anfiteatro in un grandissimo spazio verde terrazzato. Creazione di valore aggiunto, come recita la teoria economica dominante di Michael Porter e Mark Kramer che oggi dovrebbe essere la visione dominante di sviluppo aziendale: prima del profitto, qualsiasi impresa commerciale deve considerare il valore prodotto per i propri dipendenti e, quindi, per la comunità e l’ambiente in cui opera. E se penso che quello che è genericamente conosciuto come un luogo da cui stare alla larga, diventa un posto che ospita tanta bellezza da divenire meta turistica, il messaggio del “modello Peccioli” è sempre più chiaro: prendersi cura del nostro ecosistema può essere davvero una scelta di crescita.