Lo facciamo tutti quando troviamo parcheggio: perché abbassiamo la musica prima di iniziare la manovra? La scienza ci dice che il nostro cervello ha risorse limitate e ridurre i rumori ci aiuta a concentrarci sulle operazioni più complesse.
“Pump up the volume”, cantavano i MARRS nel 1987. Eppure quando parcheggiamo, ma anche quando piove molto forte mentre siamo alla guida, c’è chi abbassa il volume e chi spegne direttamente quella che diventa all’improvviso una fonte di disturbo.
Perché lo facciamo?
Perché abbassiamo la musica quando parcheggiamo?
Quante volte ci è capitato di abbassare il volume della radio quando, disorientati, cerchiamo di individuare un cartello stradale per ritrovare la via giusta? Oppure quando dobbiamo fare una partenza in salita. Quale legame c’è tra la musica e queste azioni? Dopotutto è l’udito che dovrebbe essere coinvolto, non la vista, che ci serve per guidare e manovrare.
Sebbene possa sembrare strano, questa reazione ha una spiegazione precisa. Non dipende dai nostri sensi in sé ma dal cervello, che dispone di risorse limitate in termini di attenzione. Quando affrontiamo compiti complessi, come parcheggiare od orientarci in situazioni difficili, il nostro cervello tende a ridurre gli stimoli meno rilevanti – in questo caso, l’ascolto della musica – per concentrare più risorse cognitive sull’azione che richiede maggiore attenzione, migliorando così la nostra capacità alla guida. Inoltre tutte le auto più recenti sono dotate di sensori di parcheggio, ossia di un ulteriore suono che, sommato a quello della radio ad alto volume, creerebbe ancora più disturbo.
Le risposte della scienza al fenomeno
Nel 1958, lo psicologo Donald Broadbent si rese conto del fatto che l’attenzione funziona come un filtro. Tutte le informazioni che riceviamo dai nostri sensi –ciò che vediamo, ascoltiamo o percepiamo attraverso la pelle, il naso e la lingua – vengono inizialmente elaborate nella nostra mente come sensazioni fisiche, ma solo per un breve lasso di tempo. Quando dobbiamo attribuire un significato a queste informazioni, ci rendiamo conto che le nostre capacità sono limitate. È qui che entra in gioco l’attenzione, che seleziona le informazioni più rilevanti da elaborare.
Lo psicologo Neville Moray scoprì che quando le persone ascoltano due conversazioni contemporaneamente e si concentrano su una di esse, riescono comunque a riconoscere il proprio nome se viene menzionato nell’altra. Questo fenomeno suggerisce che, anche senza prestare attenzione attiva, alcune informazioni sensoriali vengono filtrate ed elaborate dal nostro cervello, che gli conferisce un significato, come nel caso di un nome riconosciuto tra altri suoni indistinti.
Gli studi sull’attenzione
Questa scoperta suscitò l’interesse di due psicologhe, Anne-Marie Bonnel ed Ervin Hafter, che nel 1998 condussero una serie di studi rivelando che le persone hanno una quantità finita di attenzione da suddividere tra la vista e l’udito. Per spiegare questo concetto, Bonnel e Hafter immaginarono l’attenzione come una freccia capace di “oscillare” tra vista e udito: quando la freccia si orienta completamente verso la vista, non ha spazio per focalizzarsi sulle informazioni uditive, e viceversa. Se una parte dell’attenzione è dedicata all’udito, significa che c’è meno attenzione disponibile per la vista.
Questo ci riporta al volume della radio: se siamo impegnati ad ascoltare la musica, pur mantenendo il campo visivo davanti a noi, l’attenzione visiva risulta comunque diminuita, poiché una parte è rivolta allo stimolo uditivo. È per questo che, in modo automatico e senza accorgercene, la nostra mano tende a cercare il tasto per abbassare il volume o silenziare del tutto la musica.
È una questione di istinto
In sostanza, ascoltare musica mentre guidiamo può aiutarci a rimanere concentrati sulla strada durante i viaggi lunghi e talvolta noiosi, a patto di non dover gestire lettori multimediali o toccare troppi comandi dell’auto. Ma per le manovre più complesse, come il parcheggio, è il nostro stesso istinto a suggerirci di abbassare il volume. Del resto, è anche una questione di sicurezza stradale e di buon senso, onde evitare spiacevoli incidenti e dover ricorrere all’assicurazione auto.





