La grandine oggi cade più spesso dal cielo ed è sempre più pesante: gli effetti di questo fenomeno atmosferico sono diventati drammatici per l’agricoltura, le città e la mobilità in generale. Moveo ha intervistato Francesco Del Francia di 3Bmeteo per approfondire gli impatti delle grandinate

I chicchi che spesso diventano noci, se non palline da tennis: la grandine oggi è un fenomeno meteo sempre più sotto i riflettori. Lo sperimentano gli agricoltori in campagna come gli automobilisti in città perché i danni lasciati dalla grandine si fanno sentire. Eppure è ancora prematuro affermare da un punto di vista scientifico che le grandinate siano aumentate, sicuramente però è cambiata la tipologia. I dati scientifici raccontano infatti che sono aumentate le gradinate di dimensioni grandi o molto grandi, come spiega a Moveo Francesco Del Francia, meteorologo di 3Bmeteo, in quest’intervista dedicata al tema della grandine in Italia: «L’area europea più a rischio per grandine di grossa taglia ( ≥ 5 cm) risulta l’Europa meridionale, con un picco di frequenza concentrato proprio nell’Italia settentrionale. Altri importanti hotspot riguarderebbero i Balcani e l’area posta tra Spagna nord-orientale e Francia sud-occidentale».

Il cambiamento climatico sta rendendo le grandinate più frequenti e violente?

«Sulla frequenza rimaniamo in un campo poco chiaro e non ancora definito. Sul più violente, inteso come taglia dei chicchi dal medio-grande al molto grande, la scienza prova a spiegarci che questo aumento sembrerebbe presente e che il cambiamento climatico, con ogni probabilità, avrebbe la sua influenza»

Del Francia inserisce anche un altro altro aspetto in quest’analisi, «anno dopo anno, potremmo trovarci di fronte sempre di più a delle “grandinate precoci” ossia già tra fine febbraio e inizio aprile. Quasi tutte di taglia piccola o medio-piccola per questioni fisiche».

Quali sono oggi le aree d’Italia o le città più vulnerabili alla grandine?

«La Pianura Padana si presenta ai vertici italiani ed europei, seguita a ruota dalle zone Alpine, Prealpine, Appenniniche ed i settori prospicienti. I grandi poli urbanizzati risultano anch’essi a forte rischio considerando che l’effetto Isola di calore urbana funge da “acceleratore temporalesco”. Altri fattori riscontrabili nelle metropoli che favoriscono il repentino accrescimento delle celle temporalesche, e quindi la probabilità di grandine, riguardano aspetti di “micrometeorologia urbana” come la rugosità del terreno e l’inquinamento (quest’ultimo incrementa i nuclei di condensazione)»

Non è di poco conto ricordare come l’Italia detenga il record europeo assoluto per il chicco di grandine più grande (19 cm), registrato nel luglio 2023 nella provincia di Pordenone.

Quanto costa ogni anno la grandine all’economia italiana?

Gli effetti delle grandinate sono diversi e colpiscono settori disparati a livello economico:

«Proprio l’incremento della grandezza dei chicchi degli ultimi anni, a livello economico, ha reso maggiormente impattanti i danni ad abitazioni, infrastrutture e automobili (qui anche intrinsecamente con polizze sugli eventi atmosferici molto più costose nelle zone più a rischio)»

Sicuramente soffre l’agricoltura, ma il meteorologo avverte sui «notevolissimi impatti sociali (sia sugli agricoltori che sui consumatori) che altro non sono che dei “costi sommersi”». Soprattutto, ci sono i danni ai singoli individui che pesano:

«L’impatto sull’incolumità delle persone: a tale scopo occorrerebbe un ripasso generale sulle norme e regole comportamentali di Protezione Civile, che altro non sono che delle regole di autoprotezione da attuarsi durante i temporali e durante le grandinate»

Oggi possiamo prevedere con precisione una grandinata?

La risposta è che stiamo andando nella direzione di prevedere alcune grandinate, ma purtroppo non ancora tutte e soprattutto non sempre:

«Prevedere la grandine risulta complesso e soprattutto non sempre possibile. Vale però la pena differenziare due tipologie di previsioni distinte. La prima, quella che in gergo viene chiamata di nowcasting (ossia a brevissima scadenza, 10-120 min circa), effettuata soprattutto attraverso i dati radar-satellitari, stazioni meteo e radiosondaggi, risulta piuttosto attendibile e spesso viene proposta al pubblico con notifiche in tempo reale dell’imminente rischio. La seconda è quella che utilizza i modelli matematici ad alta risoluzione (LAM) per elaborare “oggi” la classica previsione del “domani”. Con 3Bmeteo possiamo fornire agli utenti ambedue le tipologie di previsioni»

Aumentando la grandine, come dovranno cambiare città, coltivazioni e edifici?

Quando si parla di effetti dei cambiamenti climatici è sempre necessario ripianificare in un’ottica più sostenibile i nostri spazi vitali, e lo stesso vale per l’impatto della grandine secondo Del Francia:

«La prima cosa che occorrerebbe fare è tornare a rendere le nostre città più verdi; esistono alcune varietà di alberi che radicano in profondità (senza rovinare le strade), con foglia persistente e con frutti assenti (per questioni di decoro urbano e pulizia). Semplificando, avere meno calore significherebbe depotenziare la crescita dei chicchi all’interno dei cumulonembi nei pressi delle aree urbanizzate e, come ulteriore beneficio, avere qualche grado in meno in città durante le ondate di calore estive»

C’è poi la questione dell’adattamento, quindi come rendere resilienti le infrastrutture esistenti che spesso non sono pronte per sostenere l’impatto delle violente grandinate a cui abbiamo assistito in questi ultimi anni:

«Per quanto riguarda i tetti, i serramenti e le infrastrutture del futuro, occorrerà utilizzare materiali compositi e più resistenti. A livello agricolo una delle soluzioni in campo aperto sarà utilizzare reti anti-grandine realizzate in polimeri super-resistenti, montate su tensostrutture elastiche idonee a reggere il peso e a far scivolare la grandine in appositi corridoi. In serra cambieranno i materiali di rivestimento, capaci di resistere ad impatti ad alta energia».