Il turismo nei borghi italiani è un trend inarrestabile che dimostra la voglia di riscoprire luoghi autentici e tradizioni antiche, seguendo i ritmi delle stagioni. In questo articolo andiamo ad esplorarne uno a ragione considerato una gemma nascosta. Parliamo di Pettorano sul Gizio, annoverato tra i borghi più belli d’Abruzzo.

Ci troviamo alle pendici orientali del Monte Genzana su uno spuntone di roccia tra il fiume Gizio e il torrente Riaccio (650 m s.l.m.). In un ambiente montano selvaggio desta stupore il contrasto che offre questo borgo romantico e pittoresco, in provincia de L’Aquila.

Percorriamo insieme i suoi scorci caratteristici e le stradine incantevoli per esplorarne i segreti e raccontare le tipicità.

Quali sono le origini del nome?

Le ipotesi relative alle origini del nome Pettorano sono più di una. La più accreditata è quella che fa risalire l’etimologia alla parola “pectorale: la conformazione dell’agglomerato richiama la forma “a petto di corazza”. Ma c’è anche chi pensa che la denominazione derivi da “pettorata”, ovvero salita irta e ripida.

Per quanto riguarda la seconda parte del toponimo la spiegazione è decisamente più semplice: già il poeta latino Ovidio celebrava la bellezza di questi luoghi bagnati dal fiume Gizio, che oggi fanno parte della Riserva Naturale Regionale Monte Genzana Alto Gizio.

Il centro storico di Pettorano sul Gizio: un gioiello nascosto

Per quanto il territorio sia abitato fin da tempi assai remoti, come dimostrano i siti archeologici della Valle di Santa Margherita e in località Pinciara, Pettorano sul Gizio ha origini medievali. Lo attestano le 6 antiche porte d’accesso nella cinta muraria:

  • Porta San Nicola;
  • Porta del Mulino;
  • Porta Santa Margherita (o delle Frascare);
  • Porta San Marco (o delle Macchie);
  • Porta Cencio (o delle Manare o anche Reale);
  • Porta Cimmelli (o di Sant’Antonio).

Di queste porte sono 5 quelle conservate, tra le quali spicca Porta San Nicola con un affresco del XVII secolo raffigurante Santa Margherita che sorregge il borgo.

Tra le chiese, merita una visita quella di San Nicola fuori le mura risalente al XII secolo. Da non mancare il Castello dei Cantelmo, visitabile grazie ad un recente restauro, con la torre a base pentagonale che svetta sul borgo. Altro edificio di valore storico è il palazzo Ducale, dove risiedeva la famiglia proprietaria del castello. L’antica corte quadrata è oggi Piazza Zannelli che, dal lato libero, si apre sulle montagne circostanti.

Ciò che rende Pettorano sul Gizio un luogo da fiaba sono però le viuzze inerpicate e le casette agglomerate quasi una sull’altra che danno l’idea di un presepe a cielo aperto.

I mulini di Pettorano

Anche i mulini sono un tratto peculiare di Pettorano sul Gizio. Risalgono tutti al periodo pre-industriale. Tra quelli meglio conservati c’è il Mulino Cantelmo, mentre il Mulino Comunale e il Mulino de Stephanis sono ridotti a pochi resti, anche a causa delle rivolte popolari del 1871 conseguenti all’introduzione della tassa sul macinato introdotta dallo Stato.

Per ammirare gli edifici è consigliata una visita al Parco di Archeologia Industriale, collocato nella parte più antica del centro storico di Pettorano sul Gizio. Al suo interno sono presenti il Giardino botanico “Pasquale Gravina”, i tre mulini sopra citati e l’edificio Gualchiera/Ramiera utilizzato prima come gualchiera per la follatura della lana e poi come ramiera e polveriera.

Prodotti tipici ed eventi a Pettorano sul Gizio

Il comune di Pettorano è parte attiva nella difesa e nella promozione della biodiversità agricola della Maiella, nel suo territorio vengono coltivati i mugnoli, una verdura tipica, e la fragola locale.

L’evento più atteso dalla comunità locale è senza dubbio la Sagra della Polenta Rognosa che ha tagliato il traguardo delle 60 edizioni e che è solitamente in programma nei giorni dell’Epifania.

Per le popolazioni del posto, la polenta ha sempre avuto un ruolo importante nell’alimentazione e un tempo era la protagonista di tutti i pasti. Qui a Pettorano veniva preparata dopo la macinatura della farina nei mulini e richiedeva un grosso sforzo da parte del ‘polentaro’. Una volta cotta veniva gettata su un canovaccio, tagliata a fette e quindi riposta nel paiolo caldo per essere servita con pecorino o salsicce.

Come arrivare

Per arrivare al borgo di Pettorano il mezzo privato è spesso preferito per la comodità degli spostamenti in autonomia, sebbene la località sia servita anche da treno e autobus. Se si decide di spostarsi con l’auto durante il periodo invernale si consiglia di verificare prima della partenza la presenza di catene a bordo, se non sono stati montati pneumatici invernali.

Ancora, per rendere il viaggio agevole e facilitare le operazioni di rifornimento, può essere utile un’app per servizi carburante: è sufficiente individuare la stazione convenzionata più vicina, rifornirsi con benzina, gasolio, GPL o metano alla pompa scelta e pagare l’importo direttamente sullo smartphone.

  • In auto: per chi proviene dall’Autostrada A25 Roma-Pescara prendere l’uscita Sulmona-Pratola Peligna, quindi proseguire sulla Strada Statale 17 direzione Roccaraso-Napoli per 20 Km. Per chi proviene da Napoli (A1) uscita Caianello direzione Venafro-Roccaraso, quindi SS17 verso Sulmona;
  • In treno: da Roma, Pescara, o L’Aquila scendere alla stazione di Sulmona e prendere l’autobus della TUA. Ricordiamo che in questa zona passa anche la Transiberiana d’Italia, inaugurata alla fine dell’Ottocento, che collega Sulmona (Abruzzo) a Isernia (Molise);
  • In bus: a Pettorano sul Gizio arrivano i mezzi della compagnia TUA in partenza da Sulmona e da quelli TUA e SATAM che collegano Pescara (piazzale della Stazione Centrale) e Napoli (Stazione Garibaldi).