Con lo stop agli incentivi auto nel 2025, il Governo italiano sta valutando diverse soluzioni per rilanciare il mercato automobilistico nazionale. Una di questa si ispira a una strategia adottata dal Giappone negli anni ’50. 

Il Governo italiano ha recentemente presentato un piano per dare una scossa al mercato dell’auto. Il piano in questione si ispira a una strategia messa in pratica dal Giappone negli anni ’50, quando il settore automotive fu rivitalizzato attraverso la produzione di vetture più piccole ed economiche, note come “kei car“. Questi veicoli erano pensati per adattarsi meglio al traffico cittadino e per essere accessibili a un pubblico più ampio.

Ma in che modo l’Italia vorrebbe riportare in auge questo approccio?

Mercato dell’auto: ecco come l’Italia vuole “copiare” il Giappone

Tra le ultime iniziative del Governo c’è un report intitolato “La transizione tecnologica dell’automotive italiana”, redatto dal ministero del Tesoro. Il documento intende fornire indicazioni utili per riorganizzare gli aiuti pubblici al settore, sottolineando un aspetto importante: gli incentivi hanno finora avuto un effetto temporaneo, spingendo le vendite solo per il periodo in cui sono stati attivi.

La proposta centrale dello studio è la produzione di auto di piccole dimensioni completamente elettriche, progettate per la mobilità urbana, seguendo il modello delle kei car giapponesi degli anni ’50. Questi veicoli, che misurano circa 3,50 metri di lunghezza per 1,50 di larghezza, utilizzano batterie più leggere e meno costose, consentendo così di abbassare i costi di produzione e di vendita. All’epoca, questa strategia permise al Giappone di avviare un ampio rinnovamento del parco auto nazionale.

Tuttavia, il report evidenzia le attuali difficoltà industriali italiane. La produzione nazionale è troppo concentrata su un’unica casa automobilistica, Stellantis, e su un solo modello full electric, la 500e prodotta nello stabilimento di Mirafiori. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha più volte dichiarato l’intenzione di attrarre un produttore cinese per creare un secondo polo automobilistico in Italia, ma al contempo il fondo per l’automotive è stato recentemente ridotto.

Le alternative all’auto elettrica

Il report del Governo esplora anche soluzioni alternative all’elettrico, adottando un approccio definito “tecnologicamente neutrale”, che include biocarburanti e idrogeno. Per l’idrogeno si punta a utilizzare fondi europei, mentre per i biocarburanti si propone di seguire il modello statunitense, introducendo incentivi fiscali, sussidi alla produzione e obblighi di miscelazione.

La strada verso una soluzione potrebbe passare per l’Europa, che il 28 novembre ospiterà un vertice sulla competitività per discutere, tra le altre cose, del mercato automobilistico e delle strategie per il suo rilancio.