Con la prospettiva di un’intesa di pace in Medioriente, i prezzi dei carburanti sono in calo e potrebbero registrare ulteriori e graduali ribassi. Nonostante ciò, la situazione resta incerta e ci vorrà ancora tempo prima di avere un quadro più chiaro. Ecco cosa sta succedendo.

L’imminente accordo USA-Iran per porre fine al conflitto in corso da oltre tre mesi – la firma, annunciata il 14 giugno 2026, dovrebbe avvenire venerdì 19 in Svizzera – sta avendo un effetto positivo sui mercati petroliferi. Le quotazioni Brent e WTI sono in netto calo. L’attesa maggiore riguarda la possibile riapertura dello stretto di Hormuz.

Di conseguenza, anche i prezzi di benzina e diesel dovrebbero finalmente diventare meno esosi e rendere più agevole per tutti fare rifornimento di carburante. A questo si aggiunge, in Italia, la questione del taglio delle accise. In uno scenario in continua evoluzione, saranno le prossime settimane a restituirci un trend più attendibile.

Prezzi carburanti in calo: la situazione

In base ai dati dell’Osservaprezzi carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il 15 giugno il prezzo medio della benzina in modalità self service lungo la rete stradale nazionale era di 1,890 euro al litro, mentre in autostrada si attestava a 1,983. Numeri leggermente inferiori a quelli del 12 giugno, rispettivamente 1,899 e 1,994 euro al litro.

Analogamente, il prezzo medio del diesel lungo la rete stradale nazionale è sceso a 1,997 euro al litro rispetto ai 2,007 del 12 giugno, mentre in autostrada è passato da 2,087 a 2,077 euro al litro. Ricordiamo che dall’inizio del 2026 in Italia il gasolio costa di più della benzina per via delle nuove accise che sono state introdotte.

Dunque, ci troviamo di fronte a ribassi piuttosto contenuti, ma che indicano una tendenza chiara: la fine del caro carburanti che ha fortemente condizionato la vita degli italiani negli ultimi mesi. Seppur abbastanza lenta e non certo immediata. Dopo aver toccato picchi da record in seguito all’inizio della guerra in Iran, la curva dei prezzi dei carburanti alla pompa registra una flessione, seppur lieve e tutta da verificare nel prossimo futuro.

Cosa succederà al taglio delle accise?

L’escalation in Medioriente e il conseguente aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi ha avuto conseguenze economiche in tutto il mondo. Di fronte al peggioramento della situazione, il governo italiano ha risposto riducendo temporaneamente le accise, cioè le imposte statali sui carburanti. Una misura che, allo stato attuale, risulta prorogata fino al 3 luglio, in base all’ultimo decreto carburanti approvato nei giorni scorsi.

Ora lo scenario più probabile, con la conclusione della guerra e il prezzo dei carburanti in calo, è quello in cui Palazzo Chigi potrebbe concludere in via definitiva il provvedimento varato per la prima volta il 18 marzo e poi prolungato a suon di decreti. E che, come l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha fatto intendere, non ha intenzione di prorogare all’infinito. Una posizione che considera un aspetto non di poco conto: il costo complessivo per le casse statali ha superato il miliardo e mezzo di euro.

Considerando il graduale calo nel costo dei carburanti già in corso rispetto ai mesi precedenti e ciò che accadrà dopo l’accordo tra Iran e Stati Uniti, il taglio delle accise resta un’operazione a breve termine. Inoltre, questa soluzione non è vista di buon occhio dalle istituzioni economiche internazionali e quindi dovrebbe vedere presto la fine.