Prezzi dei carburanti in aumento con la crisi in Medio Oriente: benzina verso i 2 euro ed è allarme speculazione.

L’escalation della crisi in Medio Oriente sta iniziando a farsi sentire anche sui prezzi di diesel e benzina. Dopo le difficoltà nel traffico aereo internazionale e migliaia di voli cancellati, anche il costo per il rifornimento di carburante è tornato a salire rapidamente. In diversi distributori italiani la benzina sfiora ormai i 2 euro al litro e il gasolio registra rincari significativi.

Un aumento che, secondo il governo e diverse associazioni dei consumatori, potrebbe non essere giustificato dall’andamento reale delle scorte ma da un forte rischio di speculazioni.

L’escalation in Medio Oriente: benzina verso i 2 euro

La tensione geopolitica in Medio Oriente ha iniziato ad avere ripercussioni anche sul mercato energetico. La situazione si è aggravata con il blocco dello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi del commercio mondiale di petrolio, da cui transitano ogni giorno grandi quantità di greggio e gas.

Il rallentamento delle rotte marittime e l’incertezza sui mercati internazionali hanno provocato un rapido rialzo dei prezzi dei carburanti. In diversi distributori italiani il costo della benzina è tornato vicino alla soglia dei 2 euro al litro. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito questi aumenti “senza senso”, mentre il governo ha annunciato iniziative per contrastare eventuali speculazioni.

A Roma, ad esempio, alcuni distributori hanno esposto prezzi di circa 2,031 euro al litro per la benzina e 2,267 euro per il diesel. A Milano, nella zona Buonarroti, il prezzo della benzina ha superato i 2,6 euro al litro, mentre il diesel è arrivato a circa 2,610 euro. In altre città, come Palermo, i prezzi risultano più bassi ma comunque in crescita, con la benzina attorno a 1,928 euro al litro nella modalità self service.

Aumentano ancora i prezzi di benzina e diesel

In diverse aree del Paese gli aumenti sono stati molto rapidi. In alcuni casi, nel giro di pochi giorni i prezzi alla pompa sono cresciuti di oltre 30 centesimi al litro, con incrementi che secondo alcune stime arrivano anche al 30-40%.

Il diesel, che fino a pochi giorni fa si attestava poco sopra 1,60 euro al litro in diversi impianti, è arrivato a sfiorare i 2 euro. I rincari stanno pesando soprattutto sul settore dei trasporti. Secondo le stime di Cna Fita, l’aumento dei prezzi alla pompa registrato in pochi giorni potrebbe tradursi in un aggravio di oltre 2.400 euro l’anno per un mezzo pesante che percorre circa 100mila chilometri. Se le tensioni dovessero continuare, l’ulteriore aumento stimato potrebbe raggiungere circa 0,445 euro al litro, con costi aggiuntivi annui fino a 13mila euro per singolo automezzo.

Allarme speculazione sui carburanti

Oltre alla Guerra in Iran, al forte aumento dei prezzi si legano possibili speculazioni. Diverse associazioni dei consumatori sostengono che i rincari non sarebbero pienamente giustificati dalla situazione reale delle scorte energetiche.

Secondo l’associazione Adoc, il Paese dispone infatti di riserve di carburante già stoccate che dovrebbero contribuire ad attenuare le oscillazioni dei prezzi. Una posizione che trova riscontro anche nelle dichiarazioni del ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, secondo cui l’Italia dispone di livelli di stoccaggio tra i più alti in Europa e di fonti di approvvigionamento diversificate.

Proprio per verificare la situazione, è tornato in campo il Garante per la sorveglianza dei prezzi, noto anche come “Mister Prezzi”. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha attivato il monitoraggio lungo tutta la filiera dei carburanti e ha convocato per il 6 marzo due riunioni della Commissione di allerta rapida.

Gli incontri saranno dedicati da un lato all’andamento dei mercati energetici e dei prodotti petroliferi, dall’altro alle possibili conseguenze sull’inflazione e sui prezzi dei beni di consumo. Nel frattempo il monitoraggio dei listini, dei margini di distribuzione e dei prezzi alla pompa è stato intensificato e i primi risultati sono stati trasmessi alla Guardia di Finanza, mentre alle principali compagnie petrolifere sono stati chiesti chiarimenti sui recenti aumenti.