Un decreto non basta. Dopo l’intervento del Governo per calmierare il prezzo dei carburanti, il costo della benzina è sceso, mentre quello del diesel rimane molto alto. Tanto che da più parti si chiede un nuovo intervento per far fronte all’aumento dei costi.
Nonostante il decreto carburanti varato pochi giorni fa da Palazzo Chigi, che tra le varie misure contiene un temporaneo taglio delle accise, il problema dei prezzi dei carburanti che continuano a salire in conseguenza della guerra in Iran rimane più che mai urgente.
In seguito ai provvedimenti dell’esecutivo, i quali prevedono anche sostegni e agevolazioni per autotrasportatori e pescherecci e un rafforzamento dei controlli dovuto all’allarme speculazione, la situazione è particolarmente fluida e soggetta alle variazioni dello scenario internazionale.
Prezzo carburanti: la benzina scende
Il primo effetto del decreto del 18 marzo 2026, con riduzione delle accise per almeno 20 giorni, è stato quello di far diminuire il prezzo della benzina. Secondo dati diffusi dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio alla pompa è di 1,713 euro al litro, più basso della media degli ultimi anni.
Nel dettaglio, tale prezzo risulta inferiore di 2 centesimi rispetto a quello medio del 2025, di 10 centesimi rispetto al 2024, di 15 rispetto al 2023 e di 9 rispetto al 2022. Quest’ultimo è l’anno a cui risale il precedente taglio delle accise, avvenuto con il Governo Draghi per scongiurare i carburanti alle stelle.
Nessun beneficio, invece, si riscontra sul prezzo del diesel. Secondo i dati diffusi dal Codacons, il 22 marzo ha raggiunto il prezzo medio di 1,976 al litro, toccando i 2,045 nelle aree di servizio in autostrada. L’Unione Nazionale Consumatori evidenzia altresì che il gasolio costa 31 centesimi in più rispetto al 2025. I prezzi più alti in Campania (1,995 euro al litro), Calabria (1,994) e Molise (1,990). Tutti in modalità “self”, normalmente più economica rispetto al “servito”.
Diesel alle stelle: cosa succede
Nello scenario attuale, fare rifornimento di carburante sta diventando sempre più impegnativo. Notevoli le ripercussioni sia su cittadini e famiglie che sulle imprese, soprattutto nell’autotrasporto, dato che il 90% del trasporto merci in Italia avviene su gomma, e nella pesca. Non per niente, il decreto carburante contiene un credito d’imposta sull’acquisto del diesel per gli autotrasportatori nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026.
La CGIA di Mestre ha evidenziato che dall’inizio del 2026 il prezzo del diesel è salito del +20,9% (più di 34 centesimi al litro), anche in conseguenza delle nuove accise, mentre quello della benzina del 3%. Tanto che oggi il diesel è diventato più caro della benzina. Per un autocarro con massa inferiore a 7,5 tonnellate, fare il pieno nel 2026 costa circa 172 euro in più, con incremento di 12.350 euro su base annua.
Da più parti si chiede un nuovo intervento del Governo Meloni. Alle rimostranze si è aggiunta anche l’agricoltura, dal momento che il provvedimento non ha incluso il settore, come rimarcato da Confagricoltura. Anche le tariffe del gas sono nettamente aumentate: +13% rispetto a gennaio, secondo un’indagine di Assium.
Le misure contro la speculazione
Intanto, il Garante per la sorveglianza dei prezzi (autorità istituita presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy) ha trasmesso alla Guardia di Finanza un nuovo elenco di distributori, pari al 2,7%, che hanno aumentato i prezzi alla pompa, invece di adeguare i listini al taglio delle accise.
Con il decreto legge, infatti, si introduce un meccanismo anti-speculazione sul rincaro dei prezzi dei carburanti. La misura vuole far sì che il prezzo dei carburanti al consumatore sia legato all’effettiva variazione dei prezzi del greggio a livello internazionale.
Di fronte al fenomeno dei carburanti sempre più cari, le compagnie petrolifere sono tenute a inviare ogni giorno al MIMIT i prezzi consigliati di vendita. Altrimenti rischiano una sanzione pari allo 0,1% del fatturato. Possibili, in casi estremi, anche denunce alla magistratura.








