La Spagna è al limite: l’overtourism scatena proteste in tutto il Paese, da Barcellona a Palma di Maiorca. Ecco la situazione.

Negli ultimi giorni, migliaia di persone sono scese in piazza – da Granada a San Sebastián, da Palma di Maiorca fino a Barcellona – per dire basta a un modello che, secondo i manifestanti, privilegia i visitatori a scapito della qualità della vita dei residenti.

Non si tratta di un episodio isolato: il tema dell’overtourism in Spagna è ormai una delle questioni più calde del dibattito pubblico. Barcellona ha già annunciato che dal 2028 vieterà gli affitti brevi, mentre a Ibiza è stato chiuso al pubblico il Mirador di Es Vedrà, uno dei suoi punti panoramici più iconici. E non è finita: tra le novità più recenti ci sono stati divieti turistici e persino nuovi documenti per viaggiare, come forma di controllo del flusso. Vediamo la situazione nel dettaglio.

Overtourism in Spagna: le proteste si allargano a tutto il Paese

Le manifestazioni sono state convocate da decine di movimenti civici, associazioni ambientaliste e sindacati. L’obiettivo? Denunciare l’impatto del turismo di massa sul costo della vita, sulla disponibilità di case, sulle condizioni di lavoro e sull’ambiente.

A Granada, Palma di Maiorca, San Sebastián e in molte altre città, i cortei si sono svolti in modo pacifico, ma con messaggi molto chiari: serve un cambio di rotta. A San Sebastián si è parlato di una “transizione necessaria”, dove gli interessi dei residenti vengano finalmente messi al centro. Mentre a Palma, tra le voci più attive ci sono state quelle delle associazioni locali che da anni denunciano la trasformazione dell’isola in un parco giochi per turisti. E a Granada si è tornati a parlare di una città sempre meno accessibile per chi ci vive.

Le proteste non si sono fermate ai confini spagnoli: anche a Lisbona e a Marsiglia si sono svolte manifestazioni simili, più contenute nei numeri ma con lo stesso obiettivo. In sintesi, quello che serve è un turismo più sostenibile.

Il caso emblematico di Barcellona

La capitale catalana è da tempo al centro del dibattito: con i suoi 1,7 milioni di abitanti e oltre 15 milioni di turisti all’anno, Barcellona è diventata l’emblema di come affrontare il sovraffollamento turistico. E anche stavolta è stata la città più attiva.

A guidare la protesta, l’Assemblea de Barris pel Decreixement Turístic (Assemblea dei quartieri per la decrescita turistica), che da anni chiede una riduzione delle presenze turistiche e un’inversione di rotta nelle politiche cittadine. I manifestanti hanno chiesto case a prezzi accessibili, meno sussidi pubblici al settore turistico e migliori condizioni per chi lavora in questo campo. Alcuni hanno sfilato con pistole ad acqua, simbolo ironico e provocatorio della protesta, mentre altri gridavano “tourists go home“, slogan ormai diventato familiare nelle strade della città.

Per molti, non si tratta di essere contro i turisti, ma contro una gestione politica definita miope che ha permesso al turismo di prendere il sopravvento su tutto il resto.

E in Italia? La situazione non è così diversa

Anche nel Belpaese la situazione è piuttosto simile. A Venezia è tornato il ticket d’ingresso per i visitatori giornalieri, proprio per cercare di limitare l’afflusso che ogni giorno mette sotto pressione il centro storico. Caso limite durante l’ultimo Carnevale, con video diventati virali del Ponte di Rialto sommerso da fiumi di persone.

In Sardegna, invece, la spiaggia di Tuerredda ha recentemente imposto un numero chiuso per proteggere il suo delicato ecosistema. Problemi anche in Piemonte, con le Langhe che stanno iniziando a fare i conti con problemi di sovraffollamento dovuti al turismo enogastronomico, e non solo.

Sempre sotto osservazioni i casi overtourism a Roma a Firenze, dove il malcontento cresce: interi quartieri si svuotano di residenti e si riempiono di B&B (con discussioni in merito a “keybox” e self check-in), negozi per turisti e locali pensati più per chi arriva che per chi abita.