Secondo alcuni dati, gli episodi metereologici acuti ed estremi come tornadi, temporali e grandinate sono cresciuti di sei volte in Italia negli ultimi dieci anni. Colpiscono, in particolare, le spiagge e sono frequenti nei periodi estivi. Per approfondire cosa sta succedendo Moveo ha intervistato Nikos Chiodetto di 3Bmeteo

I dati parlano chiaro: in dieci anni gli eventi meteorologici estremi che hanno provocato danni censiti in Italia sono aumentati di oltre sei volte: dai 60 del 2015 ai 376 del 2025, un incremento di circa il 527%. L’ultima estate è stata protagonista di temporali tropicali, con fulmini diffusi, grandinateimprovvise e con grani dalla dimensione eccezionale o perfino fenomeni simili ai tornadi. Moveo ha approfondito con il metereologo di 3Bmeteo Nikos Chiodetto la proliferazione degli eventi meteorologici estremi. E anche lui conferma che si tratta di un trend in crescita:

«Negli ultimi decenni si sta notando una maggiore ‘estremizzazione’ del clima a livello globale, compreso il Mediterraneo essendo l’Europa meridionale un hot spot di questo cambiamento climatico. In parole povere, il Mediterraneo è una delle zona che sta risentendo maggiormente gli impatti del surriscaldamento globale»

Chiodetto spiega che comunque «c’è da fare una precisazione: non si tratta di una crescita lineare e omogenea di anno in anno, ma piuttosto sono dati che vanno letti nel loro insieme in un certo arco di temporale per tirare le dovute conclusioni». Ondate di calore, siccità, alluvioni, piogge estreme, grandinate eccezionali: ecco di cosa trattiamo quando assistiamo agli eventi meteo estremi. Tutti fenomeni che sono stati riscontrati anche sulle spiagge del Belpaese, in modo sempre più frequente quando un tempo erano eventi inattesi ma soprattutto rari.

Crescono gli eventi meteo estremi: è sempre colpa del cambiamento climatico?

«No, non per forza tutti gli eventi estremi che si registrano nel nostro Paese sono imputabili unicamente al cambiamento climatico. Piuttosto si può dire che il cambiamento climatico contribuisce ad amplificare, ad accorciare i tempi di ritorno con cui si verificano. Significa che 40 anni fa non è che non esistessero forti ondate di caldo, alluvioni o rovinose grandinate, ma quello che preoccupa ora è la loro maggiore frequenza e intensità. Bisogna tenere presente che un surplus di calore in atmosfera si traduce in una maggior vapore acqueo, che è il carburante per fenomeni intensi»

In Italia è un incremento peggiore o simile rispetto ai paesi europei a noi vicini?

Chiaramente il meteo non ha frontiere e non si arresta al confine, per questo è facile comprendere come ciò che succede in Italia sia simile a quello che accade nelle nazioni vicine. Seppure il fatto di essere una penisola espone l’Italia agli effetti del surriscaldamento dei mari e in particolare del Mediterraneo, che si surriscalda ad un ritmo maggiore degli oceani. Sul tema, il meteorologo di 3Bmeteo precisa:

«Gran parte dell’Europa sta vivendo importanti cambiamenti stagionali, anche quindi i Paesi a nord delle Alpi. Si pensi ai gelidi inverni che ormai a fatica interessano solo l’Europa più orientale e settentrionale, oppure alle ondate di caldo sahariano che sempre più spesso in Estate raggiungono latitudini insolite come quelle di Inghilterra, Polonia e Svezia. Insomma, più o meno e’ un po’ tutto in vecchio Continente che sta facendo i conti con un clima ben diverso a quello cui eravamo abituati nel dopoguerra, e la testimonianza più lampante sono i ghiacciai alpini ormai quasi del tutto scomparsi»

Quale tipologia di eventi sono cresciuti in particolare?

«In primis sono aumentate in Italia le ondate di caldo, notevoli sia per intensità che per arco temporale» spiega Chiodetto, citando un report dell’IPCC, il principale istituto meteorologico per autorevolezza al mondo.

«Non ci limitiamo più ai classici 4-5 giorni di calore, ma ondate che possono accompagnarci anche per due settimane con fortissimo disagio fisico per l’uomo e stress ambientale. Seguono poi un aumento delle piogge estreme, ovvero le alluvioni lampo, che spesso e volentieri seguono lunghi periodi siccitosi. È questa l’estremizzazione del clima»

È vero che l’Italia sta andando verso una “tropicalizzazione” del clima?

Chiodetto non ha dubbi, ma ci tiene a precisare la questione:

«Sì, ma attenzione: l’Italia non sta diventando un deserto o una giungla! Parliamo sempre di estremizzazione del nostro attuale clima, quindi di un’accentuazione di fenomeni severi dovuti a un mare sempre più caldo. Anche la neve non è che sparirà dai nostri inverni, ma sarà meno probabile in zona dove una volta era invece frequente, come la Pianura Padana»

Cosa è possibile fare per fronteggiare il nuovo impatto di eventi meteo estremi?

Secondo il meteorologo ci sono due strade importanti da percorrere, che seguono la logica delle politiche pubbliche di intervento climatico applicate per fronteggiare gli effetti dei cambiamenti a cui stiamo assistendo in modo sempre più evidente e intenso:

«La prima è la mitigazione attraverso politiche globali di contenimento dei gas serra, la seconda prendere le giuste contromisure per il futuro a sostegno di una società che dovrà fare i conti con il maggior rischio di fenomeni avversi. La mitigazione è una strada ad ora molto complessa legata a grossi interessi economici di ogni singola nazione, l’adozione di contromisure è invece un salvagente da aprire prima che i danni alla comunità siano sempre maggiori e insostenibili».