Il quartiere Africano di Roma è un concentrato di reperti, stili architettonici incongruenti e vita di quartiere autentica, a pochi chilometri dal centro.

Il nome non è ufficiale – sulla mappa è Quartiere Trieste – ma i romani lo chiamano Africano da decenni, per via dei viali intitolati alle ex-colonie italiane: Somalia, Libia, Etiopia, Eritrea. Si trova nord del centro e ospita palazzi liberty con torrette e mosaici, catacombe del secondo secolo, uno dei parchi più grandi della città e una vita di strada che non ha niente da invidiare ai quartieri più celebrati della capitale. In queste pagine ti raccontiamo cosa vedere al quartiere Africano di Roma e come raggiungerlo.

Un quartiere costruito per i ferrovieri, intitolato alle colonie

Il nucleo originario del quartiere Africano nasce nei primi anni Venti del Novecento come insediamento pensato per i dipendenti delle Ferrovie dello Stato. Le strade che ne formano l’ossatura vennero dedicate alle città e ai territori delle colonie italiane in Africa già nel 1920, quando il quartiere era ancora un quadrilatero relativamente isolato dal resto della città. Lo sviluppo più intenso arriva però nel secondo dopoguerra, con i palazzi tipici degli anni Cinquanta e Sessanta che oggi convivono — non sempre armoniosamente — con i villini liberty del periodo precedente.

Sul piano urbanistico, il risultato di un secolo di espansione non ordinata è un quartiere a due velocità: residenze signorili e palazzine eclettiche convivono con condomini anonimi degli anni Cinquanta e Sessanta e arterie molto trafficate. La zona più recente, quella del quartiere Africano propriamente detto, è anche la meno elegante, ma è quella dove la vita di quartiere si sente di più, tra i negozi di viale Libia e i tavolini dei bar su viale Somalia.

Cosa vedere al quartiere Africano di Roma

Il quartiere non è un museo a cielo aperto con un percorso segnalato, ma chi sa dove guardare trova molto. Ecco i posti che vale la pena mettere in agenda.

Il Coppedè

È un micro-quartiere dentro il quartiere, progettato dall’architetto Gino Coppedè a partire dal 1915 e completato dopo la sua morte, nel 1927. Si trova tra Via Dora, Via Arno, Piazza Mincio e Via Brenta, a pochi passi da Piazza Buenos Aires. Lo stile del quartiere Coppedè è inclassificabile: liberty, gotico, barocco e medievale si mescolano sulle stesse facciate, con vetrate colorate, ornamenti in ferro battuto, mosaici, torrette e intagli in marmo.

Al centro di Piazza Mincio c’è la Fontana delle Rane, del 1924. Dario Argento, che nel quartiere ha vissuto, ha scelto questi palazzi come set per alcune delle sue scene più inquietanti. La luce del primo pomeriggio, quando il sole batte sulle vetrate, è il momento migliore per fotografarlo.

Villa Ada

Con i suoi 160 ettari, Villa Ada è il secondo parco urbano più grande di Roma dopo Villa Doria Pamphilj. I Savoia la possedettero dal 1872 al 1878 e poi di nuovo dal 1904 al 1946, quando con la proclamazione della Repubblica divenne quasi interamente pubblica. Oggi, il parco è dotato di un percorso anulare di circa quattro chilometri con scorciatoie trasversali e pannelli informativi. Tra la fauna stanziale ci sono scoiattoli, istrici, ricci e conigli selvatici.

C’è anche un capitolo sotterraneo: sotto la villa esiste un bunker della Seconda Guerra Mondiale, rimasto abbandonato per decenni e usato come rifugio di fortuna, finché dal 2016 è stato restaurato e reso visitabile grazie a una convenzione tra il Comune di Roma e l’Associazione Roma Sotterranea.

Le Catacombe di Priscilla

Di fronte a Villa Ada si trova una delle reti di catacombe più antiche di Roma, risalente al II-III secolo. Il nome viene molto probabilmente da una donna appartenente alla famiglia senatoria degli Acilii, di nome Priscilla, che avrebbe donato il terreno per la costruzione del cimitero sotterraneo. All’interno si trovano alcune delle più antiche rappresentazioni pittoriche della Madonna con il Bambino.

I viali e i negozi

Viale Libia è la colonna vertebrale commerciale del quartiere: abbigliamento, calzature, librerie, pasticcerie, pizzerie e bar si alternano senza sosta. Non aspettarti una via dello shopping di quelle che puoi trovare a Milano. Viale Libia è un viale da vivere quotidianamente, dove si fa la spesa e ci si ferma a prendere un caffè. Frequentarla nelle ore di punta significa capire come funziona davvero la vita in questa parte di Roma.

Come raggiungere il Quartiere Africano

Il Quartiere Africano è collegato al centro di Roma dalla linea B della metropolitana: la fermata Libia è quella più comoda per esplorare il cuore del quartiere. In alternativa, diversi autobus di superficie percorrono Via Nomentana e Via Salaria. Ricordiamo che utilizzando i servizi per i mezzi pubblici in app puoi acquistare il biglietto per la metro a Roma anche online.

Se viaggi in auto, arrivando da fuori Roma, il raccordo anulare è l’ingresso principale. Se percorri l’autostrada, ti consigliamo di monitorare il traffico in tempo reale e di utilizzare il servizio di telepedaggio per evitare le code ai caselli, specialmente nei weekend e nei mesi estivi quando il traffico verso la capitale si fa più intenso. Una volta in città, puoi lasciare l’auto nei parcheggi convenzionati dislocati nelle vicinanze o puoi posteggiarla sulle strisce Blu a Roma.