Incastonata tra le dolci colline della Lombardia e le sponde del Lago d’Iseo, la Franciacorta si svela come un mosaico ordinato di filari: qui il vino non è una tappa del viaggio, ma la meta del viaggiatore. Una cultura del vino concepita a tutto tondo: dalla cura ecosistemica dell’habitat naturale fino alla tutela di vitigni nati in un territorio scolpito dai ghiacciai e modellato dal tempo. In questa zona il suolo – ricco di sabbia, limo, argilla e ciottoli – racconta la sua origine glaciale e conferisce ai vini una mineralità inconfondibile. Pur risentendo di un clima di tipo continentale, la Franciacorta trae grandi benefici dalla vicinanza del lago che ha un enorme effetto mitigante delle temperature sia d’estate che d’inverno. Basti pensare che la vegetazione della Franciacorta è a tratti tipicamente mediterranea con specie botaniche spontanee e naturalizzate o facilmente coltivabili come ad esempio l’olivo. Eppure, vivendo a ridosso della Pianura Padana e in un territorio prealpino, anche in Franciacorta, soprattutto nella stagione estiva, sono ormai evidenti gli effetti dei cambiamenti climatici: un peso enorme sulla produzione vitivinicola di zona. Moveo è andata a scoprire quali soluzioni innovative stanno mettendo in atto le cantine del territorio per fronteggiare la sfida del climate change.

I cambiamenti climatici in Franciacorta: molto caldo e piogge scarse
Nel cuore di questa terra, il clima è stato sempre temperato, mitigato dalle brezze del lago e protetto dalle Prealpi Bresciane. Le stagioni si alternano con equilibrio: estati calde ma mai torride, inverni freddi ma non estremi, primavere piovose che nutrono la vite e autunni freschi, ideali per la maturazione lenta e regolare dell’uva. O almeno così è stato fino a qualche anno fa: viaggiando verso Erbusco, la sede del Consorzio per la Tutela del Franciacorta Docg, si nota come le temperature straordinarie siano ormai protagoniste anche in questa zona. I vigneti della Franciacorta si estendono su oltre tremila ettari, disegnando geometrie che si perdono tra borghi e abbazie millenarie. Qui sono di casa le tre varietà che danno vita allo spumante metodo classico che porta il nome di questa terra: Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco.

E’ proprio per salvaguardare questo patrimonio vitivinicolo, oltre al territorio circostante, che il Consorzio ha messo in atto diverse iniziative per fronteggiare i cambiamenti climatici. Infatti, per dare una dimensione del fenomeno, nell’estate scorsa poco più della metà delle giornate hanno registrato temperature nella media: tutte le altre sono state anomale o fortemente anomale. Tradotto in gradi significa che tra luglio e agosto 2024 ben in 51 giorni su 69 le temperature massime hanno superato i 32° e in 9 giornate i 35°. Soprattutto le alte temperature notturne sono grandi fattori di stress per le vigne. E il 2024 è stata la quarta annata con più ondate di calore dal 1997, cioè da quando il Consorzio le monitora. Scarso anche l’apporto idrico, dato che luglio scorso ha fatto registrare un calo del 34% delle precipitazioni rispetto ai valori storici, che in agosto è arrivato a toccare il 51% in meno.

Cosa vuol dire per un vitigno ce lo spiega Enrico Rivetti, responsabile di campagna di Ferghettina ad Adro, mentre assaggiamo un pregiato spumante rosé della cantina. Qui ad Adro dove risaltano ruderi di oltre sette secoli fa, c’è la cantina per cui lavora, una delle principali del Consorzio. Nata due generazioni fa con il sudore dei fondatori che oggi hanno costruito case di prestigio che esportano in tutto il mondo: una storia di imprenditoria laboriosa che si può assaporare anche in altre cantine del Franciacorta. Rivetti ci spiega come tutte le conseguenze del cambiamento climatico tocchino il loro lavoro:
“Non solo il problema del caldo, ma anche dei ritorni di freddo. Con le gelate primaverili tardive, ad esempio, ci siamo trovati in situazioni davvero estreme negli ultimi anni con minime a -5 e -6, e stralci già sviluppati: cosi tanto freddo per cosi tante ore e non si è salvato niente. Nel 2017 abbiamo perso quasi la metà della produzione della totale Franciacorta a causa della gelata. Anche andando sotto lo zero di pochi gradi, si possono avere danni per le coltivazioni”

Un’altra questione è la pioggia, intermittente e sempre meno sufficiente: “L’anno scorso abbiamo registrato una piovosità crescente che non è stata comunque abbastanza per compensare il surriscaldamento del suolo. E quindi è necessaria l’irrigazione di soccorso, e l’abbiamo fatto anche l’anno scorso che è stata un’annata eccezionale di piovosità: questo è causato dalla maggiore irradiazione solare del terreno“. Quindi anche negli anni in cui piove di più, il terreno troppo caldo uccide questo vantaggio idrico. E spiega Rivetti che è “difficile recuperare acqua piovana in un terreno come il nostro, ghiaioso, ricco di pietre. E poi la pendenza delle nostre colline, che sono numerose, non aiuta a conservare l’acqua piovana”. Da qui nasce una delle prime soluzioni applicate grazie ai ricercatori dell’Università Statale di Milano nella cantina di Ferghettina così come in altre del Consorzio: l’irrigazione a goccia del progetto Resilvine.

La Franciacorta resiliente e la gestione dell’acqua
La Franciacorta non è solo un territorio di produzione vinicola, ma un microcosmo in cui la natura e la cultura rurale si fondono. Qui il vino non è un semplice prodotto ma l’espressione liquida di un paesaggio complesso e armonioso, che muta con le stagioni. Accanto ai vigneti, come si può osservare viaggiando in questa chicca geografica del Nord Italia, cresce una flora spontanea fatta di ginestre, biancospini, robinie, e nei terreni inerbiti si incontrano papaveri selvatici, camomilla e trifogli, che contribuiscono alla biodiversità e attirano api e insetti. I boschetti di querce e castagni che punteggiano le colline offrono riparo a fagiani, lepri e caprioli e al resto della fauna autoctona. Ma tutto questo scenario è sempre più minacciato dalla carenza idrica. “E’ chiaro un trend stabile di surriscaldamento in questo areale” ci spiega Davide Modina, ricercatore dell’Università degli Studi di Milano che si occupa di viticoltura e collabora con il Consorzio Franciacorta ad alcune soluzioni di resilienza:
“Le temperature incidono sulla qualità del grappolo, ad esempio temperature calde significano una degradazione acidula più veloce ed è un problema per un’area come Franciacorta dove l’acidulità ha un senso per i suoi prodotti, pensando ad una base spumante. Poi ci sono i danni fisici sul grappolo, con un decadimento anche quantitativo. E infine alte temperature significano anche maggiore evotraspirazione, per cui anche a parità di pioggia potrebbe esserci maggiore stress idrico”

Per affrontare il problema, il Consorzio ha sviluppato un progetto di ricerca chiamato Resilvine che serve proprio a rendere più resilienti i vitigni rispetto ai cambiamenti climatici. “Lo stress idrico – segue Modina – è uno dei fattori da monitorare con più attenzione. L’irrigazione a goccia a dato variabile è una delle iniziative di Resilvine: con questo progetto testiamo diverse tecniche di irrigazione. Si mettono tutte le tipologie di intervento al supporto idrico in campo, dalla gestione della chioma fino a quelle più impiantistiche. Queste poi devono sposarsi al territorio specifico, che ha un microclima e condizioni particolari“. In questo modo ogni goccia d’acqua è tutelata in funzione delle specifiche esigenze di un vigneto. Ma nel progetto Resilvine, oltre l’ottimizzazione dell’uso idrico per l’irrigazione, rientrano anche altre soluzioni come l’adozione di reti antigrandine con funzione ombreggiante, che quindi hanno una doppia finalità di protezione della vigna. Un’altra grande iniziativa di resilienza della Franciacorta poggia sulla memoria storica e la tradizione: così oggi si sta sperimentando una varietà autoctona come l’Erbamat, un antico vitigno riscoperto per la sua acidità naturale e la capacità di donare freschezza al vino.

La riscoperta di un vitigno antico come soluzione di resilienza per il futuro
Circa quindici anni fa il Consorzio Franciacorta ha avviato il “Progetto Erbamat” con l’obiettivo di rafforzare l’identità territoriale della denominazione attraverso il recupero e la diffusione di un vitigno autoctono storico in funzione della mitigazione degli effetti del cambiamento climatico. Il vitigno si chiama appunto Erbamat, che si affianca alle 3 grandi varietà del Franciacorta (Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco) in particolare per supplire alla perdita di acidità dovuta all’anticipo della vendemmia di Chardonnay e Pinot. Flavio Serina, responsabile dell’Ufficio Ricerca e Sviluppo del Consorzio, ci porta a visitare alcuni nuovi innesti e spiega le funzionalità del progetto. L’Erbamat è una varietà a maturazione molto tardiva, generalmente raccolta agli inizi di ottobre: dotato di elevata acidità e pH basso, con contenuto zuccherino più contenuto, è ideale per le basi spumanti metodo classico. Come sintetizza Serina:
“In un contesto globale di global warming e alterazione dei cicli vegetativi, l’Erbamat è una soluzione tecnica e culturale per mantenere alta la qualità dei Franciacorta Docg”

Sperimentata per ora su poco più dell’1% degli ettari coperti dal Consorzio, nei prossimi anni si valuterà l’evoluzione dei vini che nasceranno da Erbamat in termini di freschezza, acidità e sapidità. Si tratta infatti di una sperimentazione che al momento richiede di abbandonare qualità più redditizie, ma che promette di essere una soluzione efficace di resilienza per i vitigni locali. Oltre a queste iniziative originali, il Consorzio opera attraverso il monitoraggio costante degli oltre 3600 ettari vitati a Franciacorta sparsi su 19 comuni lombardi. Una supervisione che riguarda anche l’impronta di Co2 del territorio del Consorzio e dei vigneti: non solo sensibilità verso le tematiche di sviluppo sostenibile, ma una mappa di elementi precisi utili ad adottare soluzioni ad hoc contro gli effetti del global warming. Attraverso questi dati sono stati portati avanti oltre 20 progetti con atenei e centri di ricerca di rilievo come l’Università degli Studi di Verona, la Fondazione Edmund Mach, l’Agrea Centro Studi e la Statale di Milano.

Si tratta di progetti tesi anche a contrastare le fitopatologie innescate dalla presenza di nuovi agenti patogeni e originati dagli effetti del cambiamento climatico. Così come si tratta di iniziative tese ad innestare biodiversità e insetti vitali per l’ecosistema come le api. Monitoraggio, ricerca e sperimentazione: tre qualità strategiche della resilienza in campo vitivinicolo di cui il territorio del Franciacorta si è fatta baluardo, diventando ad oggi un benchmark (non solo nazionale) per la sopravvivenza dei vini autoctoni contro le avversità indotte dai cambiamenti climatici.








