In Italia la Green Economy ha raggiunto risultati importanti nell’ultimo anno, ma siamo ancora lontani dal raggiungere gli obiettivi europei in termini di fonti rinnovabili. Ecco le 11 proposte avanzate dagli Stati Generali della Green Economy per un’economia a minor impatto ambientale.

La Relazione sullo stato dell’economia verde italiana, presentata agli Stati Generali della Green Economy 2023 alla fiera di Rimini, mette in luce diverse criticità e problematiche riguardo la crescita delle fonti pulite nel nostro Paese, che si muove ancora a un ritmo decisamente troppo lento rispetto a quanto servirebbe per raggiungere gli obiettivi europei al 2030.

Per accelerare sulle rinnovabili e, in generale, puntare ad un’economia a minor impatto ambientale, gli Stati Generali della Green Economy hanno presentato 11 proposte prioritarie che, se portate a compimento, consentirebbero all’Italia di raggiungere i target UE.

Rinnovabili: i ritardi dell’Italia

La Relazione sullo stato dell’economia verde italiana fotografa le performance di diversi settori strategici della Green Economy in Italia, rivelando la presenza di alcune problematiche e criticità.

In particolare, le emissioni di gas serra sono aumentate dal 2019 al 2022 del 2%, confermando ancora una volta una dinamica insufficiente del settore, soprattutto alla luce degli obiettivi europei che dovremmo raggiungere al 2030 per rispettare gli impegni climatici: i consumi da fonti rinnovabili dovrebbero, infatti, più che raddoppiare e raggiungere almeno il 40%, per contribuire al target europeo del 42,5%, sancito dal nuovo aggiornamento della Direttiva sulle rinnovabili.

Stesso discorso per quanto concerne la quota delle rinnovabili elettriche che nel 2022 risulta calata al 35,6% della domanda con una diminuzione di più del 5% rispetto al 2021. Il rapporto, inoltre, rivela che nel 2022 sono stati installati 3GW di nuovi impianti: una quota molto più alta di quella registrata negli ultimi anni, ma nonostante questo, l’Italia resta comunque ben lontana dai 10/12 di GW annui di nuove installazioni richieste dagli obiettivi europei 2030.

Le 11 proposte per un’economia a minor impatto ambientale

Per ridurre le emissioni di gas serra e aumentare i vantaggi dell’economia di domani a minor impatto ambientale, gli Stati Generali della Green Economy hanno presentato 11 proposte prioritarie per riuscire a stare al passo con gli obiettivi europei. Vediamole più nel dettaglio.

1. Semplificare, rendere brevi e certi i tempi per le autorizzazioni

La durata e la complessità delle procedure amministrative rappresentano fattori rilevanti di costo e ostacolo allo sviluppo degli investimenti per la realizzazione e l’esercizio degli impianti per la transizione ecologica.

2. Approvare anche in Italia una legge per il clima

In un cambiamento di vasta portata come la transizione climatica ed ecologica, occorre un quadro legislativo – certo, stabile, pluriennale – che coordini e renda più efficaci e coerenti sia la fiscalità sia gli investimenti pubblici e più attivo il coinvolgimento dei Comuni e l’impegno per le Regioni.

3. Approvare una legge per la tutela del suolo con misure di adattamento

L’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi meteorologici estremi (alluvioni e siccità) causato dalla crisi climatica, genera ingenti, e crescenti, danni con enormi costi economici e sociali.

4. Attuare una riforma della fiscalità in direzione ecologica

I prelievi e gli incentivi fiscali hanno un impatto rilevante sui costi delle misure e degli investimenti per la transizione ecologica. Una revisione del sistema fiscale dovrebbe razionalizzare l’IVA e le imposte indirette sulla produzione e sui consumi, secondo i principi di semplificazione, di contrasto all’evasione e di efficienza.

5. Accelerare la produzione di energia da fonti rinnovabili e l’elettrificazione nei trasporti, negli usi civili e nell’industria

È urgente arrivare almeno a 10 GW di nuovi impianti per rinnovabili elettriche.
Per aumentare la penetrazione elettrica occorre anche sostenere una maggiore diffusione dell’auto elettrica e dei necessari servizi di ricarica elettrica, tra cui le colonnine di ricarica. In più, si può pensare anche a favorire iniziative di sharing e di leasing sociale per i bassi redditi, nel quadro di misure per una mobilità più sostenibile a livello urbano, con meno auto, più ciclopedonale, più pubblica e più condivisa.

6. Introdurre un sistema efficace di incentivazione per l’efficienza energetica degli edifici

Negli edifici (residenziali, del commercio e dei servizi) si consuma la quota maggiore di energia, circa il 45%.

7. Rafforzare la circolarità di produzioni e consumi

L’utilizzo più efficiente dei materiali, pilastro fondamentale di un’economia circolare, non genera solo benefici ambientali, ma un rilevante vantaggio economico e competitivo per l’Italia.

8. Rafforzare le imprese nazionali con un Piano Nazionale di sviluppo delle filiere produttive per la transizione ecologica

Per ridurre i costi e massimizzare i benefici della transizione ecologica è importante non solo avere un’economia aperta e integrata nel mercato comune europeo, ma disporre di forti e competitive filiere produttive nazionali nei diversi settori protagonisti di tale transizione.

9. Aumentare la quantità e migliorare la qualità del lavoro e aggiornare le competenze

La transizione ecologica può procedere con maggiore efficacia in vari settori, massimizzando i potenziali di sviluppo e i connessi benefici, se dispone di un’adeguata quantità di lavoro, di qualità necessaria e con le competenze richieste.

10. Migliorare l’accesso ai finanziamenti e l’attrazione degli investimenti

Forme di finanza agevolata per gli investimenti verdi sono utilizzate da tempo in tutto il mondo e, nonostante ciò, l’accesso al credito è riconosciuto come un ostacolo che contribuisce ad aumentare i costi e a ridurre le opportunità di sviluppo della transizione ecologica.

11. Potenziare la ricerca e l’innovazione

L’Italia investe troppo poco in ricerca e sviluppo, l’1,6% del Pil, molto meno delle grandi economie europee.