Il rinvio dello stop dal 2035 nell’Unione Europea alle auto a diesel e benzina si fa sempre più probabile. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha ricordato che nel 2026 è prevista una “revisione per assicurarsi che ci sia un’apertura tecnologica”. In altri termini: per verificare se il grande passo sia realmente fattibile.

Il divieto di vendita di nuove vetture a motore endotermico, approvato dal Parlamento Europeo nel febbraio 2023, non ha mai smesso di far discutere istituzioni, produttori, consumatori, ambientalisti. Il governo italiano aveva espresso la sua contrarietà, mentre per un sondaggio una discreta percentuale di cittadini si era detta aperta a passare a un’auto ibrida o elettrica.

La definitiva transizione all’elettrico non sarebbe comunque un processo né rapido né istantaneo. Per avvicinarsi all’obiettivo di una mobilità a impatto zero ci sono consistenti ostacoli da superare e sono necessari molti passaggi intermedi.

Rinvio stop 2035: cosa ha detto Ursula von der Leyen

Ursula von der Leyen ha sottolineato che lo stop alle auto diesel e benzina fissato al 2035 non è irrevocabile. E che esiste appunto una clausola tra due anni per rivalutare il tutto. Ha inoltre ricordato il ruolo degli e-fuel, i carburanti ecologici sintetici accordati alla Germania in cambio del via libera al provvedimento. Non sono da confondere con i biocarburanti, i quali invece piacciono all’Italia.

Sostiene la numero uno di Bruxelles: “Lo stato dell’arte è che abbiamo una legge secondo la quale entro il 2035 dovremo avere zero emissioni e, su proposta della Commissione, c’è un ruolo speciale per gli e-fuel. Spesso viene dimenticato, ma è molto importante che nel 2026 ci sarà una revisione per assicurarsi che ci sia un’apertura tecnologica. Tale revisione sarà molto importante per garantire la possibilità di scelta per i consumatori e opportunità per le imprese di decidere su cosa investire e su quale sia per loro la mobilità del futuro”.

In sostanza, von der Leyen ha fatto capire che, una volta analizzati i progressi compiuti in questi primi tre anni, se le conseguenze socio-economiche su imprese e cittadini dovessero essere pesanti, il rinvio dello stop dal 2035 a una successiva scadenza sarà praticamente cosa ovvia.

Il ruolo della Commissione Europea

Allo stato attuale, dal 2035 negli stati dell’Unione non sarà più possibile mettere in vendita nuove auto con motore a combustione. Questo progetto di decarbonizzazione dei trasporti fa parte di un più ampio programma di contrasto al cambiamento climatico, il Fit for 55% (“Pronti per il 55%”), attivo dal luglio 2021.

La Commissione UE, in questa partita, riveste un ruolo decisivo. E lo farà attraverso lo sviluppo di un metodo per la valutazione e la comunicazione delle emissioni di CO2 dei veicoli. Inoltre, sempre entro il 2026, monitorerà il divario esistente tra limiti di emissione e dati reali sui consumi di carburante e di energia. Il piano prevede una serie di obiettivi intermedi, con possibilità di deroghe.

Da non dimenticare che il termine del 2025 riguarda soltanto produzione e vendita. I mezzi già immatricolati potranno circolare fino a fine vita.

Rinvio stop 2035 alle auto endotermiche: gli scenari

I rischi maggiori per la dismissione delle auto endotermiche dal 2035 riguardano i prezzi delle vetture elettriche, che potrebbero rimanere troppo elevati per chi ha un reddito medio-basso, e la prospettiva di consistenti licenziamenti nel settore dell’automotive.

Di fronte alle parole di Ursula von der Leyen i sostenitori dei tradizionali motori a combustione hanno espresso soddisfazione. Invece, gli ambientalisti le considerano frutto delle pressioni delle case automobilistiche del continente. Tra l’altro, un totale passaggio all’elettrico potrebbe favorire i marchi cinesi, che propongono prezzi più vantaggiosi.

Senza dimenticare che c’è da tenere d’occhio il risultato delle elezioni europee (6-9 giugno). Infatti, un eventuale cambio di maggioranza potrebbe portare a decisioni differenti in tema di trasporti e transizione ecologica.