Uber scommette sulla guida autonoma con nuovi investimenti e alleanze, puntando a una flotta di robotaxi su larga scala entro il 2026.

La mobilità autonoma torna al centro delle strategie di Uber, che rilancia la propria presenza nel settore con un piano più strutturato rispetto al passato. La piattaforma punta oggi su un modello basato su partnership industriali e investimenti mirati, con l’obiettivo di trasformare i robotaxi in un servizio su larga scala.

Fondamentale è l’accordo con la californiana Lucid, sostenuto da nuovi capitali e da una rete di alleanze internazionali sempre più ampia. L’obiettivo è arrivare entro il 2026 con una flotta operativa di taxi senza conducente, sfidando direttamente i principali operatori già attivi negli Stati Uniti.

Uber punta sui robotaxi: l’obiettivo di 35 mila veicoli

Uber ha rafforzato il proprio impegno nel progetto aumentando l’investimento in Lucid fino a 500 milioni di dollari, grazie a un nuovo apporto da 200 milioni. L’operazione è parte di un piano più ampio sostenuto anche dal fondo sovrano saudita Pif, azionista di maggioranza del gruppo, che ha contribuito con ulteriori risorse.

Lato produzione industriale, il programma è stato rivisto al rialzo. Dai 20.000 robotaxi inizialmente previsti si passa a 35.000 veicoli progettati appositamente per il servizio di trasporto senza conducente. L’obiettivo è avviare entro la fine del 2026 una prima flotta proprietaria. Si partirà da San Francisco, uno dei luoghi più avanzati per la sperimentazione della guida autonoma.

Uber contro Waymo

La sfida è diretta ai principali operatori della guida autonoma, in particolare Waymo, società controllata da Google già attiva con servizi di robotaxi in diverse città statunitensi. La competizione si sposta così dal prezzo delle corse alla riduzione dei costi operativi, con l’automazione che punta a superare il ruolo del conducente umano.

La strategia della società guidata da Dara Khosrowshahi si è evoluta negli ultimi anni proprio in questa direzione. Dopo aver abbandonato lo sviluppo interno della guida autonoma nel 2020, Uber ha costruito una rete di partnership internazionali per condividere investimenti e competenze.

Oggi la piattaforma collabora con Waymo in alcune città degli Stati Uniti, ha siglato un accordo con BYD per la fornitura di veicoli elettrici e partecipa allo sviluppo dei camion autonomi con Aurora, di cui è azionista.

Come funzionano i robotaxi Uber

Per sviluppare i robotaxi, Uber ha scelto il sistema Nuro Driver. Si tratta di una piattaforma basata su intelligenza artificiale che apprende dai dati raccolti su strada e si adatta alle condizioni reali del traffico. Questa è supportata dalla potenza di calcolo del sistema Nvidia DRIVE Thor.

La guida autonoma si basa su una combinazione di sensori: i LiDAR per la mappatura tridimensionale, insieme a radar e telecamere ad alta risoluzione che permettono di riconoscere ostacoli e segnaletica anche in situazioni complesse. L’obiettivo è garantire standard di sicurezza elevati, fondamentali per ottenere il via libera delle autorità.

Mentre alla guida operativa di Lucid arriva l’ingegnere italiano Silvio Napoli, con un passato ai vertici di Schindler, chiamato a portare il progetto su scala industriale e a garantire la realizzazione dei veicoli destinati a Uber.

Fonte foto: Lucidmotors.com.