Un tour da ovest a est attraverso la Sardegna meno turistica, tra spiagge da sogno, borghi silenziosi e montagne boscose. Sette giorni per riscoprire l’isola sarda lontano dai cliché.

Se stai pensando ad un viaggio in Sardegna, lascia per un momento da parte le immagini patinate della Costa Smeralda o le rotte affollate del cagliaritano. C’è un’altra isola, silenziosa e antica, che ti aspetta lontano dai circuiti più battuti. È il cuore della Sardegna, dei villaggi di pietra, dei pascoli senza fine e, immancabilmente, anche di alcune delle sue spiagge più belle.
Questo itinerario nasce proprio con l’idea di attraversarla tutta, da ovest a est, iniziando dalla penisola del Sinis e arrivando fino al mare dell’Ogliastra. Un coast to coast che parte dal vento di Capo San Marco e finisce a Tortolì, davanti alle Rocce Rosse di Arbatax, passando per boschi, laghi nascosti, siti archeologici che raccontano millenni di storia e borghi stupendi. Un tour della Sardegna vera, che si rivela un giorno alla volta.

Sardegna coast to coast: tour da Capo San Marco a Tortolì

Rispetto ad altri itinerari più gettonati (come un Olbia-Cagliari, ad esempio), questo percorso parte dalla costa centro-occidentale e si conclude su quella orientale, tagliando l’isola lungo una direttrice trasversale che evita i circuiti turistici più affollati. Si tratta di un road trip adatto a chi ama muoversi con lentezza e una buona dose di flessibilità: il mezzo ideale è l’auto, meglio se con una buona autonomia, dato che alcune tappe attraversano aree poco servite (meglio fare rifornimento di carburante ogni volta che se ne ha l’occasione). Ma nulla vieta di regalarsi una traversata sarda in moto.
Il clima, soprattutto in estate, è caldo e secco all’inizio, più fresco man mano che si sale di quota. Il consiglio è di programmare soste, portare con sé acqua, abbigliamento adatto a camminate leggere e, se possibile, scegliere strutture ricettive a gestione locale, ottime anche per gustarsi il meglio della cucina regionale sarda.

Giorno 1: Capo San Marco, Tharros e le spiagge del Sinis

Tharros, Sardegna

La prima tappa dell’itinerario è la penisola del Sinis, sulla costa occidentale della Sardegna. Capo San Marco rappresenta uno dei punti più esposti e caratteristici della zona, con un paesaggio modellato dal vento e dalla salsedine. Il promontorio si può percorrere a piedi, seguendo i sentieri che attraversano la macchia mediterranea fino al faro e alle scogliere. Poco distante si trova il sito archeologico di Tharros (nella foto), uno dei più importanti della Sardegna. Fondato dai Fenici, conserva ancora oggi resti di epoca punica e romana affacciati sul mare. La visita è consigliata per chi è interessato alla storia antica dell’isola e offre anche un buon punto di osservazione sulla costa.
Dopodiché, si può fare qualche primo tuffo. Di spiagge non ne mancano, ma due sono decisamente particolari, anche se per motivi completamente diversi: c’è Is Arutas, una spiaggia di quarzo così bella da sembrare una cartolina polinesiana; e poi c’è Su Pallosu, anche detta la “spiaggia dei gatti”. Qui vicino, più nell’entroterra, si trova infatti una storica colonia felina (documentata addirittura già dal 1947) con i gatti che a volte gironzolano a due passi dalle onde, per la gioia dei bagnanti. Si può anche partecipare a visite guidate della colonia, ma è obbligatorio prenotare con largo anticipo. Per chi poi desidera aggiungere una tappa panoramica, la Torre di Capo Mannu è raggiungibile in auto e offre una vista ampia sulla costa settentrionale del Sinis. La sera è d’obbligo un assaggio di bottarga e piatti di pesce locale.

Giorno 2: gli stagni, i fenicotteri e la costa sud di Cabras

Spiaggia di Maimoni, Sardegna

La seconda giornata si apre con una visita allo stagno di Cabras, una delle zone umide più estese della Sardegna. L’area è riconosciuta per il suo interesse naturalistico e ospita diverse specie di uccelli acquatici, tra cui i fenicotteri rosa, che si possono osservare nei periodi di migrazione e nidificazione. Il paesaggio è piatto, silenzioso, punteggiato da canneti e capanni da pesca, con una luce che cambia rapidamente a seconda del vento e dell’ora del giorno.
Chi è interessato alla storia antica può proseguire con una visita al Museo civico di Cabras, dove sono conservati i Giganti di Mont’e Prama, statue nuragiche ritrovate negli Anni Settanta nelle campagne poco distanti. Il museo offre anche un approfondimento sul contesto archeologico del Sinis e sulla tradizione della pesca e della bottarga, prodotto tipico della zona.
Nel pomeriggio, ci si sposta nuovamente verso il mare. Una buona alternativa a Is Arutas è la spiaggia di Maimoni (nella foto), raggiungibile con facilità e generalmente meno frequentata. La sabbia è simile, composta da piccoli granelli di quarzo chiaro, e l’ambiente è tranquillo, privo di stabilimenti o grandi infrastrutture. Il pernottamento è consigliato sempre a Cabras o nei dintorni, come ad Oristano, dove non mancano locali per una bella cena sempre a base di pesce, magari con annessa passeggiata serale nel centro storico, dove si può ammirare anche l’imponente facciata della Cattedrale di Santa Maria Assunta.

Giorno 3: Santa Giusta, Laconi e il Parco Aymerich

Genna Salixi, Sardegna

Lasciata la costa, l’itinerario prosegue verso l’entroterra. Dopo pochi chilometri si può fare una prima sosta a Santa Giusta, nota per la basilica romanica in arenaria. La chiesa, risalente al XII secolo, è uno degli esempi più importanti dell’architettura medievale in Sardegna. Continuando verso est, poco prima di arrivare a Laconi, si trova il sito di Genna Salixi (nella foto), una necropoli prenuragica immersa tra colline basse e isolate. Il complesso è composto da una serie di domus de janas, letteralmente “case delle fate”, ma in realtà tombe scavate nella roccia risalenti al III millennio a.C.
Terminata la visita, si può proseguire verso Laconi. Il paese è situato sul confine tra il Sarcidano e la Barbagia di Seulo, in una zona ricca di boschi e sorgenti. Il Parco Aymerich, a due passi dall’omonimo palazzo nobiliare, offre la possibilità di una passeggiata all’ombra di lecci, corbezzoli, platani, cedri del Libano, ma anche ruscelli, cascate e i resti di un antico castello medievale, costruito nel 1053. A Palazzo Aymerich si trova il Museo dei Menhir, dove sono esposti numerosi esempi di statue antropomorfe provenienti dall’area circostante. La visita permette di approfondire il tema del megalitismo in Sardegna, spesso meno noto rispetto ad altri periodi storici dell’isola, con dieci sale interamente dedicate. A una ventina di minuti d’auto dal paese, invece, nella foresta di Funtanamela, i più fortunati potrebbero avvistare i cavallini del Sarcidano, allevati allo stato brado. Terminate le visite, è d’obbligo un assaggio a base di tartufo locale, molto rinomato.

Giorno 4: verso Sadali, tra boschi, grotte e acque sorgive

Su Stampu ‘e Su Turrunu, Sardegna

Da Laconi si prosegue in direzione sud-est, attraversando un paesaggio collinare che si fa progressivamente più verde e montuoso. Il viaggio entra nel territorio del Gennargentu sud-occidentale, tra strade che si snodano tra altopiani e gole boscose. Dopo circa un’ora di percorso, si arriva nel territorio di Seulo, dove è possibile raggiungere a piedi il sito di Su Stampu ‘e Su Turrunu (nella foto), monumento naturale e una delle tappe più particolari dell’intero viaggio. Si tratta di una piccola cascata che scaturisce da una cavità nella roccia calcarea, in parte scavata come una domus de janas. La zona è ombreggiata, l’acqua è fredda e limpida, e in estate rappresenta anche una sosta adatta per un bagno in splendide piscine naturali.
Poco distante si trova la Grotta Is Janas, nel comune di Sadali, raggiungibile con una breve deviazione. Il complesso, accessibile con visita guidata, è noto per la leggenda che lega le sue cavità alla figura delle janas, creature del folklore sardo. L’interno della grotta presenta formazioni calcaree ben conservate, con un percorso semplice ma suggestivo. Il pomeriggio si conclude proprio a Sadali, borgo tra “i più belli d’Italia” attraversato da corsi d’acqua e circondato da boschi. Al centro del paese scorre la piccola cascata di San Valentino, uno dei pochi casi in Italia di cascata urbana naturale. Accanto, è possibile visitare un antico mulino ad acqua restaurato e il centro storico, dove si trovano alcune case tradizionali in pietra. L’atmosfera del paese è tranquilla, con pochi abitanti e una vita legata ancora ai ritmi del lavoro agricolo e forestale.

Giorno 5: Ulassai e i paesaggi verticali dell’Ogliastra interna

Ulassai, Sardegna

Da Sadali si riparte in direzione est, attraversando un paesaggio che cambia rapidamente, tra boschi, piccoli altipiani e profonde vallate. Il viaggio entra ora nel territorio dell’Ogliastra, una delle zone più caratteristiche della Sardegna centro-orientale. La meta è Ulassai, paese arroccato ai piedi di pareti calcaree chiamate “tacchi”, che danno forma a un paesaggio verticale, spettacolare e unico nel suo genere.
Arrivando al borgo, la prima visita consigliata è quella alla Stazione dell’Arte, museo dedicato all’opera di Maria Lai, artista originaria del paese e figura di rilievo dell’arte contemporanea italiana. Le sue opere, molte delle quali legate al tessuto, al mito e al territorio, sono esposte in modo permanente, ma fanno anche parte di installazioni e land art distribuite nel borgo e nei suoi dintorni. Il centro abitato presenta diverse tracce di interventi artistici, con murales e street art a colorarne le strade. Il resto del paese regala passeggiate tra case in pietra e terrazze che si affacciano sulle valli circostanti, ma si può anche optare per una visita alla Grotta Su Marmuri, una delle più grandi dell’isola, accessibile con visita guidata, oppure si possono intraprendere camminate nei dintorni, lungo i sentieri che si inoltrano tra i tacchi calcarei. Alcuni percorsi offrono punti panoramici sul canyon del Rio Pardu e sulle zone agricole sottostanti.

Giorno 6: Osini vecchio, Gairo vecchio, Lago Bau Muggeris e Villagrande

Lago Bau Muggeris, Sardegna

Lasciato Ulassai, il percorso prosegue verso due borghi fantasma molto suggestivi. Il primo è Osini Vecchio, paese abbandonato dopo l’alluvione del 1951. Le rovine del vecchio centro si trovano poco fuori dall’attuale abitato e conservano l’impianto urbanistico originario: case in pietra, vicoli scavati nella roccia e una chiesa priva di tetto, oggi utilizzata sporadicamente per eventi culturali. È un luogo silenzioso, segnato dal tempo e dalla vegetazione che riconquista lentamente il suo spazio. Il secondo è Gairo Vecchio, anch’esso abbandonato nello stesso periodo per cause simili. A differenza di Osini, Gairo è più esteso e articolato, con diversi livelli e scorci che si aprono sulle gole circostanti.
Visitati i borghi, chi vuole può spostarsi nuovamente nella natura selvaggia proseguendo verso nord. Dopo un’oretta si raggiunge il Lago Bau Muggeris (nella foto), bacino artificiale immerso nei boschi. Le rive del lago sono accessibili e, in alcuni tratti, adatte a brevi soste o picnic. L’area è frequentata soprattutto da escursionisti e abitanti della zona, senza grandi strutture turistiche. Anche qui, un po’ di “urbex“: nei pressi della diga si possono ancora vedere gli edifici del Villaggio Enel, tra cui case, scuola, spaccio e persino una colonia per l’infanzia, abbandonato all’inizio degli Anni Duemila. Una giornata intensa che può chiudersi a Villagrande Strisaili, borgo montano conosciuto per la longevità della sua popolazione, dove assaggiare i culurgiònes, una sorta di raviolo con cuore di patate, menta, aglio e pecorino fresco.

Giorno 7: Discesa verso Tortolì e arrivo sul mare di Arbatax

Sardegna in moto: Rocce Rosse di Arbatax

L’ultimo giorno del viaggio segna il ritorno verso la costa. Da Villagrande Strisaili si scende lungo la strada panoramica che attraversa il versante orientale del massiccio del Gennargentu. La vegetazione si dirada, il paesaggio si apre e inizia a comparire il profilo del mare. Dopo circa 40 minuti si arriva a Tortolì, centro principale della costa ogliastrina. La cittadina ha una vocazione turistica ma conserva ancora una dimensione quotidiana e vivibile, con mercati, piazze e un’offerta gastronomica legata alla tradizione pastorale e marinara.
Poco distante si trova Arbatax, frazione portuale e balneare famosa per le sue rocce rosse di porfido (nella foto), affioramenti spettacolari modellati dal mare, oggi simbolo della zona e tra i posti di mare che tutto il mondo ci invidia. La costa offre diverse spiagge facilmente raggiungibili per un bel bagno finale: Porto Frailis, San Gemiliano e Lido di Orrì, tra le più note e attrezzate, ma anche calette meno frequentate appena fuori dal centro.