Un gruppo di coraggiosi alpinisti si sta preparando per intraprendere una missione glaciologica sul K2, unendo la passione per lo sport all’impegno scientifico in una spedizione che commemora il settantesimo anniversario della conquista della seconda vetta più alta del mondo.

L’alpinismo, uno sport di montagna che riesce ad aumentare il benessere fisico e mentale, in questo caso è in grado di aiutare anche il nostro Pianeta. Con questa missione, infatti, la scalata del K2 non è solo una sfida fisica con i propri limiti, ma anche un’opportunità per esplorare e contribuire ad ampliare la conoscenza scientifica.

Scalare il K2 per la sostenibilità

Il cambiamento climatico rappresenta una delle sfide più critiche degli ultimi anni. Lo scioglimento dei ghiacciai, accelerato notevolmente in breve tempo, ha avuto ripercussioni globali che includono non solo l’innalzamento delle maree, ma anche la riduzione drastica della disponibilità di acqua dolce, essenziale per la sopravvivenza dell’umanità, degli animali e delle piante che ci circondano. Queste emergenze hanno cambiato profondamente lo stile di vita delle persone, assistendo ad una crescente consapevolezza sull’impatto ambientale e sulla sostenibilità. Ciò si riflette soprattutto nei servizi di mobilità sostenibile, che stanno diventando sempre più centrali per contrastare l’inquinamento.

Il binomio che lega la ricerca all’alpinismo è evidente nella spedizione organizzata dal Club Alpino Italiano (CAI) per celebrare i 70 anni dalla conquista del K2, avvenuta nel 1954. La missione, denominata K2-70, sottolinea l’importanza dell’esplorazione scientifica che consentirà agli esperti, e alle esperte, di studiare per la prima volta il ghiacciaio Godwin-Austen, che divide la Cina dal Pakistan. La missione, quindi assume un significato ancora più profondo, diventando un simbolo dell’impegno per un futuro sostenibile, che comprende anche al modo in cui ci muoviamo e viviamo nel nostro quotidiano.

Chi è il team che farà parte della missione glaciologica sul K2?

La missione è stata organizzata dall’Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche e dall’Università Ca’ Foscari di Venezia, che hanno partecipato alla fondazione di Ice Memory Foundation nel 2015. L’obiettivo di questa organizzazione è quello di raccogliere e preservare campioni di ghiaccio estremamente importanti per tutte le informazioni che contengono.

Il team di questa coraggiosa impresa è composto da otto donne determinate unite dalla passione per la montagna e dalla voglia di scoperta. Le  alpiniste italiane e pakistane sono Federica Mingolla, Silvia Loreggian, Anna Torretta, Cristina Piolini, Samina Baig, Amina Bano, Nadeema Sahar e Samana Rahim. Ad accompagnarle nella missione, ci sarà anche la dottoressa Lorenza Pratali, esperta in medicina di montagna, che garantirà loro il supporto necessario e una completa supervisione durante tutta la missione.

Insieme a tutte loro partirà anche Agostino Da Polenza, capo della spedizione e presidente di EvK2Cnr, che promuove la ricerca scientifica ad alta quota, localizzata soprattutto nelle regioni himalayane e del Karakorum. Sarà proprio lui a guidare il gruppo durante tutta l’estate, dal 15 giugno, giorno di avvio della missione, alla vera e propria scalata prevista per la metà di luglio. L’intera spedizione durerà 40 giorni, con 10 giorni dedicati alle attività di ricerca e recupero campioni.

Perché la scalare il K2 è così importante?

Negli ultimi 70 anni le condizioni climatiche e lo stato della Terra hanno subito un cambiamento radicale, infatti l’aumento delle temperature ha causato lo scioglimento di molti ghiacciai nel pianeta. Proprio per questo, è ancora più cruciale acquisire il maggior numero possibile di informazioni dal passato, conservate all’interno del ghiaccio in alta quota.

La scalata del K2 quindi non è solo un’impresa sportiva, ma un’occasione speciale per condurre ricerche estremamente importanti a livello internazionale. Il team infatti si occuperà di prelevare campioni dal Karakorum così da raccogliere i dati che aiuteranno a comprendere ancora meglio che impatto ha avuto il cambiamento climatico.

Il lavoro degli esperti sarà localizzato a circa 5.600 metri, in un campo allestito appositamente per la missione, dove le alpiniste potranno prelevare delle porzioni di ghiaccio raggiungendo i 12-15 metri di profondità. Questi campioni verranno poi custoditi all’interno della “biblioteca” del progetto internazionale Ice Memory situata in Antartide, rendendo così le informazioni disponibili anche per le generazioni future.