Parte oggi lo sciopero degli autotrasportatori, in programma fino al 25 aprile 2026, contro il caro gasolio delle ultime settimane. Sono possibili ripercussioni sulla distribuzione e sul costo delle merci.

Il calendario degli scioperi di aprile vede oggi il via in tutta Italia dello sciopero nazionale degli autotrasportatori, proclamato da Trasportounito in risposta a quella che viene definita una vera e propria “emergenza carburante“. Quest’ultima causata dal blocco dello stretto di Hormuz, che prosegue nonostante la fragile tregua in Iran.

Il fermo, annunciato anche sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, riguarda il trasporto merci su gomma e rischia di incidere sulla logistica e sui prezzi al consumo all’interno del Paese. Allo stesso tempo, continuano i problemi del settore aereo, con voli cancellati e scali chiusi lungo le aree segnate dal conflitto.

Sciopero autotrasportatori dal 20 al 25 aprile: cosa succede

Il fermo nazionale dei servizi di autotrasporto merci è scattato alla mezzanotte del 20 aprile e proseguirà fino alle ore 24:00 del 25 aprile, per un totale di 144 ore. La mobilitazione è stata confermata da Trasportounito nonostante le criticità segnalate dalla Commissione di Garanzia sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali.

Alla base della protesta c’è l’aumento dei prezzi del carburante, ritenuto ormai insostenibile per le imprese del settore. In particolare, il diesel è rimasto altissimo. Secondo i rappresentanti della categoria, il rincaro del gasolio sta mettendo in difficoltà bilanci già fragili, con molte aziende che operano in perdita e con margini sempre più ridotti.

In diverse città italiane sono previste manifestazioni e presidi, mentre altre sigle del comparto, come Unatras, hanno annunciato assemblee permanenti e mobilitazioni diffuse.

Caro gasolio oltre i 2 euro al litro

Il prezzo del diesel ha superato stabilmente i 2 euro al litro, con un aumento significativo rispetto ai mesi precedenti e all’inizio dell’escalation in Medioriente. Il carburante rappresenta circa il 30% dei costi operativi di un’impresa di autotrasporto, un peso che diventa difficile da sostenere soprattutto per i piccoli operatori.

Il problema non è quindi l’eventuale mancanza di carburante nei distributori italiani, ma il continuo salire dei prezzi alla pompa. Gli autotrasportatori pagano il carburante subito, ma incassano i servizi anche dopo mesi. Questo squilibrio finanziario amplifica gli effetti degli aumenti.

A complicare il quadro c’è anche la questione del taglio delle accise, recentemente prorogato fino al 1° maggio. Le misure adottate per ridurre il prezzo alla pompa, infatti, finiscono per ridurre anche i rimborsi fiscali destinati al gasolio professionale. Di fatto, il beneficio per gli autotrasportatori viene neutralizzato, lasciando invariato il costo reale sostenuto dalle imprese.

Rischi per l’economia e possibili effetti sui prezzi

Se l’adesione allo sciopero sarà ampia, il rischio è quello di un rallentamento della logistica nazionale, considerando che gran parte delle merci in Italia viaggia su gomma. Un fermo di sei giorni potrebbe causare ritardi nelle consegne, difficoltà nella distribuzione e problemi nelle filiere produttive.

I primi effetti potrebbero riguardare i prodotti freschi e deperibili, con possibili mancate consegne nei punti vendita, ma le ripercussioni potrebbero estendersi anche ad altri settori, inclusa la movimentazione dei container e le attività industriali che lavorano senza scorte.

Secondo le analisi della Cgia di Mestre, il settore è già in forte difficoltà: negli ultimi dieci anni il numero di imprese di autotrasporto è diminuito e una su cinque rischia la chiusura entro la fine del 2026. Un problema per l’intero sistema economico.