La sharing mobility è un trend in costante crescita ed evoluzione in Italia e in Europa. I mezzi di trasporto condivisi sono sempre più diffusi, soprattutto per i piccoli spostamenti cittadini e per la copertura del cosiddetto ultimo miglio. Facciamo il punto della situazione sulla mobilità condivisa.
L’universo della sharing mobility è variegato e recente. È infatti negli ultimi anni che ha conosciuto una progressiva e sempre più consistente introduzione nelle città, grandi e meno grandi, allo scopo di promuovere una mobilità sostenibile che favorisca l’abbattimento delle emissioni di CO2, la decarbonizzazione e una migliore qualità della vita per i fruitori dell’ecosistema urbano.
Oltre a includere la pratica del car sharing, a sua volta interessata dalla transizione verso le auto elettriche, la sharing mobility è principalmente costituita da biciclette (sia tradizionali sia e-bike),monopattini e scooter elettrici, che vari operatori mettono a disposizione degli utenti come servizio di trasporto condiviso.
Che cosa è l’ultimo miglio?
Con “ultimo miglio”, espressione mutuata dall’ambito delle telecomunicazioni, si intende il tratto di strada finale che si percorre per raggiungere la propria destinazione. Ad esempio, nel caso di un utente dei mezzi pubblici locali, è il tragitto tra la fermata più vicina in cui si termina la corsa e il posto di lavoro. Oppure, al ritorno, da quando scende dal mezzo alla propria abitazione.
La rete dei trasporti pubblici, infatti, difficilmente raggiunge ogni punto di una città. Spesso chi deve recarsi in zone periferiche o chi da esse si muove, è costretto a ricorrere all’auto privata, con la conseguenza di contribuire a una maggiore congestione del traffico nelle arterie urbane ed extraurbane.
Per questo i mezzi che coprono l’ultimo miglio, come appunto la micromobilità elettrica in sharing, rappresentano una delle soluzioni per risolvere un problema che contiene varie sfide: miglioramento delle infrastrutture, aumento dell’efficienza dei trasporti, riduzione di costi e impatto ambientale. Non è un caso che nelle consegne a domicilio, in forte crescita, stia prendendo sempre più forza l’uso delle cargo bike.
Sharing mobility: i trend
A monitorare l’andamento della mobilità in condivisione è l’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility. Avviato nel 2015, è promosso da Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.
La sharing mobility è sempre più diffusa sia nel nostro paese – soprattutto nelle grandi città del centro-nord, ma anche a Roma – e nel continente. Inoltre, molti sistemi di micromobilità sono stati adottati inseguito alla pandemia e integrati in piani finalizzati a una più efficiente gestione urbana, come l’incremento delle piste ciclabili, la diffusione delle “Città 30” e l’implementazione della “Città dei 15 minuti”, per favorire spostamenti a zero emissioni e servizi di prossimità.
Secondo il report annuale dell’Osservatorio 2023, relativo all’anno precedente, nel 2022 l’utilizzo dei servizi di micromobilità è cresciuto in Italia del 50% in confronto ai dati 2021, grazie anche alla fine dello stato di emergenza sanitaria. Il fatturato complessivo del vehicle sharing (quindi incluso anche il car sharing) supera i 178 milioni di euro, con un incremento del +38% rispetto al 2021.
Il numero di noleggi totali evidenzia una crescita del +41% rispetto al 2021 (circa 49 milioni di viaggi) e analogamente (+46%) cresce il numero di chilometri percorsi con veicoli in condivisione (quasi 200 milioni). Il nord Italia guida la tendenza con 36 città servite (+2 rispetto al 2021), contro le 19 (+3) del sud e le 11 del centro. Milano è la città con l’offerta più ampia di servizi, seguita da Torino, Bologna, Firenze e Roma.
Bike sharing
Insieme ai monopattini, le bici condivise rappresentano la stragrande maggioranza dei servizi di sharing mobility in Italia (quasi il 90% nel 2022). Del resto, la bicicletta è da sempre il mezzo ecologico per eccellenza ed è naturale che un numero crescente di amministrazioni locali decida di mettere a disposizione il bike sharing per muoversi in città in modo alternativo e sostenibile e in integrazione con le reti dei mezzi pubblici locali.
Secondo l’ultimo aggiornamento della The Meddin Bike-Sharing World Map (agosto 2022), in tutto il mondo sono in circolazione oltre 9 milioni di biciclette in condivisione (incluse quelle a pedalata assistita), distribuite in 92 paesi di tutti i contenenti e in quasi 1600 città.
In Italia, il report dell’Osservatorio evidenzia il 2022 come anno positivo per il bike sharing, sia free-floating che station-based. Nel primo caso sono stati oltre 9,6 milioni i noleggi (+30% rispetto a l2019 e +108% rispetto al 2021), nel secondo 4,2 milioni, con un aumento del +24% sull’anno precedente (però 1 milione in meno rispetto al 2019).
In Europa i paesi più attivi nell’incentivare il bike sharing sono, oltre all’Italia, Germania, Polonia, Francia, Spagna, Regno Unito, Olanda, Svizzera. Le analisi di Mordor Intelligence prevedono fino al 2019 una crescita significativa dell’intero settore a livello europeo, con un giro d’affari stimato di 6,17 miliardi di dollari entro il 2029, circa il doppio rispetto alla previsione del 2024.
Monopattini
Crocee delizia della mobilità condivisa in Italia e non solo sono i monopattini elettrici, mezzi particolarmente agevoli ma anche al centro di frequenti critiche a causa di incidenti e comportamenti indisciplinati. Tanto che varie metropoli, tra cui Roma e Madrid, hanno introdotto una rigida regolamentazione, limitazioni al numero di mezzi circolanti o divieti. A Parigi si è tenuto persino un referendum per abolire i monopattini in sharing.
In Italia, inoltre, le norme contenute nel nuovo Codice della Strada, in attesa della loro definitiva approvazione, puntano in particolare ad aumentare la sicurezza nell’uso dei mezzi di micromobilità nelle grandi città. Tra gli obblighi per i monopattini figurano contrassegno identificativo, assicurazione e casco per tutti.
Nel 2022 i monopattini in sharing hanno tuttavia registrato 24,8 milioni di noleggi, cioè il 50% dell’intero vehicle sharing in Italia, con una crescita del +39% rispetto al 2021. Le percorrenze hanno superato i 61 milioni di chilometri (+48% in confronto al 2021). Tuttavia, in seguito alle nuove norme e in attesa dei dati 2023, è probabile che si vada incontro a un calo.
Scooter sharing
Componente minoritaria della mobilità condivisa, lo scooter sharing è presente nelle grandi città e si sta ritagliando una nicchia di fedeli utilizzatori. Gli scooter, infatti, rappresentano una soluzione pratica, sostenibile ed economica per spostarsi in città.
L’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility ha riscontrato nel 2022 una forte crescita della domanda, con un passaggio a quasi 4,4 milioni di noleggi rispetto ai 3 milioni del 2021, con un incremento del +42%, che diventa del +50% rispetto al dato pre-pandemia del 2019. Allo stesso modo, i chilometri percorsi sono 20 milioni, con un +39% sul2021 e il +54% sul 2019. In leggero calo, però, per la prima volta dal 2015 il numero dei servizi attivi, passati da 25 a 22 nell’ultimo anno e il numero di mezzi disponibili, scesi da 8900 a 8700 (-2%).
Car sharing
Infine, per quanto riguarda il car sharing, i dati del 23° rapporto ANIASA (Associazione Nazionale Industria Autonoleggio, Sharing mobility e Automotive digitale) evidenzia un volume complessivo di attività in calo rispetto al 2021. Tale pratica, da non confondere con il car pooling, soffre la concorrenza delle altre forme di mobilità condivisa (biciclette, monopattini, scooter).
I noleggi nel 2023 sono stati 4 milioni e 970.000, con un calo del -10% rispetto al 2022 (oltre 5 milioni e mezzo) e ben lontani dai valori pre-pandemia (più di 10 milioni). Influisce anche la concentrazione nelle due maggiori metropoli: l’80% della flotta complessiva di auto in car sharing è a Roma e a Milano.
Il modello di business si sta avvicinando al normale noleggio auto di più lunga durata (95 minuti medi) pur rimanendo principalmente free-floating (prelievo e consegna vetture in qualsiasi punto dell’area coperta dal servizio, a differenza dello station-based che prevede parcheggi ben definiti). Oltre metà del pubblico è costituito dalla fascia più giovane (18-35 anni) e maschile (65%).
In Europa, secondo l’Invers Mobility Barometer che analizza 90 operatori di car sharing in 29 paesi, il mercato principale è la Germania con 18.500 veicoli in più di 30 città, praticamente un terzo della flotta tedesca. Seguono Polonia e Italia con circa 5500 auto e una quota del 10% ciascuna. a seguire Spagna, Francia, Austria, Belgio, Ungheria, Paesi Bassi e Regno Unito.








