Il numero dei decessi, sostanzialmente, rimane invariato ogni anno. Gli ambienti urbani non sembrano dunque ancora pronti ad accogliere, sotto ogni aspetto, una mobilità che non sia incentrata soltanto sulle auto e che tenga in maggiore considerazione la sicurezza dei ciclisti.

Secondo il report dell’Osservatorio ciclisti di ASAPS (Associazione Sostenitori e Amici della Polizia Stradale) e Sapidata, che informa sui decessi dei ciclisti geolocalizzando i luoghi degli incidenti, nel 2023 i morti sulle strade mentre viaggiavano sui pedali sono stati 197. Un dato che, nonostante un leggero miglioramento, non si discosta molto dai 205 del 2022.

E il 2024 ha già fatto registrare la prima vittima, Ivano Calzighetti, gestore di un bar a Milano. Una città dove il problema assume contorni piuttosto gravi, come dimostra la manifestazione di protesta dello scorso settembre e altre iniziative che proseguono tuttora. Calzighetti è stato travolto e ucciso di notte, in Viale Umbria, da una Peugeot 206 che non aveva rispettato il semaforo rosso a un incrocio.

Sicurezza ciclisti: il report di ASAPS e Sapidata

In base all’indagine dell’Osservatorio ciclisti ASAPS-Sapidata, come accennato, si stimano in 197 le vittime della strada su due ruote. Il dato non è ancora definitivo, perché si deve tenere conto anche dei feriti gravi che rischiano di non farcela in ospedale. Del totale rilevato, 175 sono uomini e 22 donne. Dal punto di vista anagrafico, gli over 65 sono in maggioranza, 75. 18 i casi di pirateria stradale, con investitori fuggiti o trovati positivi ad alcol o droga, o a entrambi.

Il mese più tragico è stato luglio 2023 con 34 vittime, mentre le regioni più colpite Lombardia (39), Emilia-Romagna (29) e Veneto (22). Che ovviamente sono le più pianeggianti d’Italia e dove l’utilizzo delle due ruote è più abituale. Ma proprio per questo è necessaria una maggior tutela dei cosiddetti utenti vulnerabili della strada (ciclisti e pedoni) attraverso soluzioni quali piste ciclabili protette e misure di riduzione della velocità come le Zone 30.

In tal direzione le parole Giordano Biserni, presidente di ASAPS.

«Con quasi 200 ciclisti morti, è come se fossero scomparsi tutti i partecipanti del Giro d’Italia. È lo specchio di un’insicurezza presente soprattutto nelle città, sempre più congestionate. Qui un sempre maggior numero di piste ciclabili costruite dalle amministrazioni comunali, si scontra con la distrazione e l’alta velocità da parte di molti automobilisti. Servono più controlli».

Tutelare bici e pedoni: la sfida del futuro

I centri urbani italiani si trovano quindi di fronte a una sfida sempre più urgente: garantire la sicurezza dei ciclisti sulle strade. Nonostante l’aumento della consapevolezza sull’importanza di una mobilità sostenibile, le nostre città non sono ancora davvero preparate a salvaguardare chi pedala o cammina, frenando il progresso verso una visione più ecologica dell’ecosistema urbano.

Uno dei principali problemi riguarda l’infrastruttura viaria, spesso progettata principalmente per le automobili, con scarsa attenzione alle esigenze dei ciclisti. Le piste ciclabili sono spesso frammentate o insufficienti, costringendo le bici a condividere l’asfalto con veicoli più grandi e veloci, nonostante il sensibile incremento di un servizio come il bike sharing. La mancanza di spazi sicuri per i ciclisti aumenta così il rischio di incidenti. E senza contare la frequente mancanza di manutenzione del manto stradale.

Sicurezza dei ciclisti: le possibili soluzioni

È essenziale, dunque, cambiare questo paradigma, spostandosi verso una visione più equilibrata della mobilità urbana. Una nuova concezione che promuova l’uso della bicicletta, l’andare a piedi e l’utilizzo dei mezzi pubblici. Promuovere una mobilità green non solo accresce la sicurezza, ma anche la qualità della vita. Riducendo l’inquinamento atmosferico e acustico, migliorando la salute della popolazione e riducendo la congestione del traffico, una transizione verso un sistema di trasporto più sostenibile può portare significativi benefici.

Concludendo con la situazione di Milano, le richieste delle persone che protestano convergono in gran parte con le soluzioni considerate più appropriate: la suddetta Città 30, l’ampliamento delle aree pedonali e delle piste ciclabili, il ripristino delle domeniche senza auto e controlli più rigidi contro il parcheggio selvaggio. Infine, il superamento di quei problemi culturali che a tutt’oggi innescano polemiche e incomprensioni come avvenuto per l’incrocio a raso “colorato” di Corso Monforte.