Smart negli ultimi anni ha cambiato pelle. Dopo l’ingresso nella joint venture con Geely e la regia stilistica europea affidata a Mercedes-Benz, la gamma si è spostata su modelli più grandi e più globali, allontanandosi dal formato che aveva reso il marchio immediatamente riconoscibile. È proprio per questo che la #2, attesa entro la fine del 2026, è un passaggio chiave, un ritorno di identità.
La promessa della Smart #2 è semplice, e proprio per questo delicata da mantenere: riportare su strada una city car ultracompatta, pensata per l’uso urbano vero, con una configurazione che corrisponda al DNA storico della fortwo. Le prime immagini ufficiali e le informazioni diffuse finora raccontano un progetto che sta avanzando con test su strada già in corso, ma anche con un elemento importante da tenere presente: molte specifiche non sono ancora definitive, e su alcuni aspetti (come produzione e inquadramento normativo futuro) resta spazio per scenari differenti.
Cosa sappiamo davvero sulla Smart #2
Il punto più solido riguarda la tempistica. La presentazione è prevista entro fine 2026, mentre la commercializzazione su larga scala viene indicata più realisticamente nel 2027. In mezzo c’è una fase di validazione molto intensa, che spiega perché i prototipi oggi avvistati abbiano un aspetto familiare: si tratta di muletti che usano carrozzerie della precedente fortwo montate sopra una base tecnica completamente nuova. È un metodo classico per testare pianale, dinamica, impianti e software mantenendo masse e ingombri vicini al target finale.
L’altro pilastro è l’impostazione: la #2 viene descritta come elettrica al 100%, con un formato ultracompatto e una configurazione fedele alla tradizione Smart. Tradotto in caratteristiche pratiche: due posti, due porte, trazione posteriore e ruote spinte verso gli angoli della carrozzeria, cioè la ricetta che rende semplice manovrare, girare stretto e parcheggiare in città.
La piattaforma Electric Compact Architecutre e perché conta più delle dimensioni
La #2 nascerà su una nuova architettura dedicata, la Electric Compact Architecture. Il nome, di per sé, non dice molto. Quello che conta è la logica progettuale, ovvero un pianale pensato specificamente per auto elettriche urbane. In termini di utilizzo quotidiano, questo può incidere su tre aspetti concreti.
Il primo è l’efficienza: a parità di batteria, una piccola elettrica deve massimizzare consumi e gestione termica per mantenere autonomie buone anche in inverno o con climatizzazione attiva. Il secondo è la sicurezza: su vetture compatte la struttura deve conciliare ingombri ridotti e protezione in caso d’urto, e una piattaforma nuova permette di integrare meglio rinforzi, zone a deformazione e layout dei componenti ad alta tensione. Il terzo è l’integrazione software: oggi un’elettrica vive anche di aggiornamenti, gestione della ricarica e ottimizzazione dei sistemi di bordo, e questa parte viene testata tanto quanto la meccanica.
Ritorno alle origini con la Smart #2: due posti, trazione posteriore, ruote agli angoli
La formula a due posti può sembrare una scelta di nicchia, ma è il cuore della Smart storica: ridurre ingombri e aumentare la maneggevolezza reale. La trazione posteriore aiuta a gestire meglio gli spazi (sterzo più libero davanti) e a mantenere un raggio di sterzata contenuto. Anche la disposizione ruote agli angoli significa avere passo efficace rispetto alla lunghezza totale, che porta stabilità in città e una sensazione di auto piantata pur rimanendo piccola.
Sulle misure non ci sono ancora numeri ufficiali definitivi, ma l’indicazione più ricorrente è che resterà ampiamente sotto i 4 metri e plausibilmente sotto i 3,5 metri, proprio per restare coerente con l’idea di ultracompatta.
Prezzo e posizionamento Smart #2
Un altro punto ripetuto nelle ricostruzioni è il prezzo d’attacco, indicato attorno ai 20.000 euro, con un range che può arrivare verso i 25.000 a seconda di allestimenti e mercati. È una fascia ragionevole per una city car elettrica moderna, ma sarà credibile solo se l’auto offrirà una dotazione adeguata e un’autonomia da città, cioè senza obbligare a ricaricare ogni due giorni in uso normale.
Poi bisogna considerare anche il costo complessivo di possesso. Su una piccola elettrica, voci come ricarica elettrica, tariffe domestiche o pubbliche, e l’eventuale wallbox pesano quasi quanto la rata o il prezzo di listino. E, come sempre, anche l’assicurazione auto può spostare la convenienza percepita tra una microcar urbana e un’auto più grande, ma magari meno costosa da assicurare in certe province: è un dettaglio che molti trascurano finché non chiedono un preventivo.
Produzione in Cina e nodo “E-Car”: cosa è certo e cosa no
Sul fronte industriale, lo scenario più citato è la produzione in Cina, coerente con l’impianto della joint venture. È un’opzione logica dal punto di vista dei costi, ma apre una domanda legata al futuro quadro normativo europeo e alle politiche industriali. Negli ultimi mesi si è parlato della possibile definizione di una categoria specifica per piccole elettriche urbane (“E-Car”) e di requisiti che potrebbero includere vincoli sulla produzione in Europa, almeno in parte.
Al momento, però, non esiste una certezza pubblica e definitiva su come verrà regolata questa eventuale categoria, né su come verranno gestiti i requisiti produttivi. È uno dei motivi per cui la #2 è un progetto da seguire con attenzione: se le regole si irrigidiscono, Smart potrebbe dover rivedere piani industriali o strategie di prezzo. Se invece il quadro resterà più aperto, la produzione extra-UE potrebbe aiutare a mantenere l’auto in una fascia davvero accessibile.








