Un flusso continuo di informazioni per migliorare il traffico, la sicurezza dei viaggiatori e la sostenibilità ambientale: un modo di muoversi intelligente con un mercato in forte espansione, spinto anche dalla tecnologia sempre più avanzata dei nostri veicoli. Che saranno sempre più autonomi.
Non sarà il futuro immaginato in alcune pellicole cinematografiche dove le automobili si trasformano in astronavi e il conducente è immerso in una nuova dimensione fantascientifica, ma, a conti fatti, non è da poco il presente quando si parla di smart road.
Strade intelligenti, per davvero. L’espressione si riferisce infatti alle infrastrutture potenziate tramite la tecnologia e progettate per migliorare il flusso di traffico, la sicurezza e con un occhio di riguardo per la sostenibilità ambientale. Sono integrate con sistemi avanzati che comprendono sensori, telecamere, comunicazioni wireless e intelligenza artificiale: un flusso di informazioni costante studiato per interagire con i veicoli che transitano e con l’ambiente circostante.
Sempre in contatto
I dati vengono infatti raccolti, elaborati e trasmessi in tempo reale per gestire il traffico, dare indicazioni per la manutenzione predittiva e, aspetto non secondario, per consentire una perfetta integrazione dei veicoli autonomi, che – per quanto lentamente – stanno diventando protagonisti delle nostre strade urbane ed extraurbane.
Un elemento chiave per comprendere come questo processo avvenga in concreto è la cosiddetta comunicazione V2I, Vehicle-to-Infrastructure: la vettura dialoga con l’infrastruttura attraverso un’apposita app e la tecnologia con cui viene progettata e riceve aggiornamenti sulle condizioni del traffico, su eventuali allerte meteo e pericoli sulla carreggiata o suggerimenti per valutare dei percorsi alternativi.
Se per esempio stiamo percorrendo un’autostrada lungo la quale si è verificato un incidente, le automobili in avvicinamento ricevono la notifica destinata al conducente che ha così tutto il tempo per rallentare e rendere più sicuro il suo viaggio e pensare – se necessario – ad un percorso alternativo, riducendo gli inevitabili ingorghi.

È un processo in piena evoluzione, come dimostrano i numeri legati tanto al mercato delle smart road quanto agli investimenti governativi per il loro potenziamento. Tra componenti hardware, software e il segmento dei servizi, il valore del mercato passerà dai 43 miliardi di euro del 2022 ai 191 miliardi del 2032, secondo quanto previsto dalla società americana di ricerca Market.us, con un’accelerazione a cavallo il 2028 e il 2030.
Nella voce hardware, che rappresenta una quota superiore al 40%, troviamo i sensori, i dispositivi di comunicazione e i tag RFID, un’altra tipologia di dispositivi che servono per trasmettere dati a distanza tramite onde radio. Quanto ai software, comprendono tutti i sistemi e i programmi per analizzare i dati, integrati per esempio nelle applicazioni che connettono auto e strada.
Il Nord America è la regione che ha dominato il mercato nel 2023, con un fatturato di 20,44 miliardi di dollari (pari a circa 17,6 miliardi di euro), ma la parte del leone nei prossimi anni spetterà alla Cina, pronta a stanziare oltre 9,5 miliardi per il 2030 per rendere sempre più intelligente la propria rete stradale. L’Unione europea da parte sua prova tenere il passo, con i 7,6 miliardi di euro stanziati lo scorso anno e destinati a 134 progetti.
Nel panorama italiano, alcune tratte autostradali che sono già entrate nell’epoca delle smart road includono la A35 (Brescia – Milano), con il charging system capace di ricaricare le auto elettriche attraverso una pavimentazione speciale, la A2 (Autostrada del Mediterraneo), con cablaggio in fibra ottica e Wi-Fi a bordo della automobili, e la A4 (Milano – Bergamo) nel tratto compreso tra le uscite Viale Certosa e Lambro, con circa 10 km di corsia dinamica regolata da algoritmi che aprono o chiudono la quarta corsia a seconda del flusso di traffico: una funzionalità che consente di ridurre fino a 1,5 tonnellate di emissioni CO2 all’ora.
Veicoli intelligenti e autonomi
Le potenzialità delle smart road sono strettamente collegate alla mobilità smart: l’insieme di tecnologie e sistemi di assistenza alla guida. Restando sempre nell’ambito italiano, la direzione intrapresa lascia intravedere scenari positivi, dato che questo mercato nel 2023 ha registrato un valore di 2,9 miliardi euro: +17% sull’anno precedente. Un traguardo perfettamente in linea con la media Ue.
Secondo una ricerca dell’Osservatorio Connected Car e Mobility della School of Management del Politecnico di Milano, le soluzioni per auto connesse hanno impattato per 1,56 miliardi di euro, mentre i sistemi avanzati di assistenza alla guida (gli ADAS, dalla frenata automatica di emergenza al mantenimento della corsia) hanno contribuito con un mercato in espansione dell’11% e dal valore di 950 milioni di euro. Vetture sempre più intelligenti e sempre più disposte ad integrarsi con le infrastrutture smart in generale.

Lo sviluppo però gira sempre a marce elevate e così se in Italia, come nel resto del mondo, le auto smart si incontrano facilmente una volta in viaggio, allo stesso tempo non si arrestano la progettazione e la produzione dei veicoli a guida autonoma, step completo e definitivo di una mobilità totalmente intelligente e interconnessa.
La società di consulenza Next Move ipotizza oltre 125.000 modelli in circolazione per il 2030: solo nel 2022 erano poco meno di 17.000, per un incremento del 635%. Cifre che all’apparenza sembrano davvero ben poca cosa, ma il loro sviluppo è destinato a crescere rapidamente, di pari passo con la diffusione delle infrastrutture intelligenti.
Le smart road sono il terreno fertile su cui la guida autonoma può evolvere in sicurezza ed efficienza: la sinergia tra mobilità intelligente e tecnologie infrastrutturali non è solo auspicabile, ma necessaria per costruire un ecosistema di trasporto realmente connesso, sostenibile e pronto alle sfide del futuro.








