All’interno del Parco Regionale della Maremma un ampio tratto di costa è adornato da tantissime “capanne” fatte con i tronchi che il fiume Ombrone getta in mare. Un luogo ameno e noto soprattutto ai toscani, dalla bellezza ancora incontaminata. Moveo ha realizzato un reportage lungo la ventina di chilometri del litorale toscano: all’insegna del turismo sostenibile, e quindi tutto in bicicletta
Un viaggio è un cammino trasformativo lungo un itinerario affascinante, inesplorato e per questo non privo di insidie: altrimenti, è solo una vacanza. La scoperta delle spiagge del Parco Regionale del Maremma merita un viaggio e ricompensa con un’esperienza: davvero altro che una semplice vacanza. “Rispetto a quanto si fa normalmente, in queste zone bisogna andare con uno stato d’animo disposto ad ascoltare le proprie voci interiori. Sarebbe bello che una volta terminata la giornata in spiaggia, chi ci viene a trovare tornasse a casa, come dire, migliorato: il contatto con una natura così preservata nel suo essere selvaggia dovrebbe servire anche a questo, a renderci persone migliori“, spiega Beppe Anselmi, guardiaparco del Parco Regionale della Maremma per 38 anni e oggi in pensione. “Il mio è stato un lavoro bellissimo: dal rispetto delle norme alla tutela dell’ambiente in senso stretto, è stato un impegno estremamente gratificante“. Una testimonianza del genere sul proprio excursus professionale è rara. Nulla di strano, d’altra parte, in una zona unica dal punto di vista naturalistico come il litorale maremmano che nel tratto da Principina a Mare fino alla foce dell’Ombrone si estende per circa 4 chilometri attraverso spiagge selvagge. Qui i protagonisti sono i tronchi che trasportati dal fiume sono distribuiti dal mare sulle spiagge, e diventano spesso capanne improvvisate per i visitatori. Luoghi bellissimi, perché incontaminati: ecco perché si possono visitare solo con mezzi adatti allo slow tourism e in generale al turismo sostenibile. Moveo ha scelto la bicicletta per visitarli, in questo reportage ricco di suggestioni.
Da Alberese all’Ombrone e ritorno: l’itinerario in bici
Sebbene la zona del Parco della Maremma sia un’attrazione per i turisti soprattutto in estate, primavera e autunno presentano ormai molte giornate buone per escursionisti attenti agli itinerari sostenibili. Trekking e percorsi ciclabili sono curatissimi lungo il litorale all’interno del Parco Regionale della Maremma. Questo spazio si estende per circa 25 km da Principina a Mare sino a Talamone: qui i percorsi sono segnati, ben tracciati e adatti a tutte le età.

Per questo reportage, abbiamo scelto di affittare una bicicletta con pedalata assistita ad Alberese in una caldissima mattinata estiva, dove l’asticella non è mai scesa sotto i 35 gradi, superando spesso invece i 40. Il paese è il centro nevralgico da cui si dipanano i percorsi escursionistici, dove non è raro incontrare ancora oggi gli eredi dei famosi “cowboy” toscani: i butteri. Di loro e dei loro cavalli si troveranno ampie tracce durante il percorso escursionistico.

Affittare una bici con pedalata assistita e pagare l’ingresso del Parco richiede una spesa di circa 30 euro. La scelta della bici elettrica è importante, considerando che il tragitto è impervio, in gran parte non asfaltato, e il caldo pesa non poco nella fatica del percorso. E la bici, in dieci pedalate, vi porta subito a una velocità di crociera intorno ai 25 chilometri orari. Utile soprattutto in caso di difficoltà: va sempre tenuto a mente che, a parte un centro servizi a Marina di Alberese, non ci sono bar o altri luoghi di ristoro in questo ampio tratto di litorale nel Parco della Maremma.

Sulla strada che porta ad Alberese, i covoni di fieno che fasciano le spighe dorate sono molto presenti all’inizio per poi rispuntare di tanto in tanto lungo il tragitto.

Lo stesso accade con le vacche maremmane, che in questo primo tratto coltivato ma arido che schiude il percorso alberato, sono presenti in moltissimi tratti.

Per arrivare alla spiaggia di Collelungo, prima tappa dell’itinerario ciclabile, si percorrono circa 9 chilometri da Alberese, che con la bici elettrica si traducono in circa 20 minuti di tragitto. Sulla strada vediamo gli ulivi che ci scortano fino alla pineta, con cicale che ci accompagnano e colline dolci molto verdi che contornano il paesaggio. “La presenza degli olivi in questa zona risale al Medioevo – spiega Anselmi – al periodo dell’uso delle torri di avvistamento dove gli olivi servivano come mezzo di sussistenza. Poi le piantagioni sono state sviluppate nei decenni e oggi vediamo innesti negli olivi anche risalenti al XIX secolo. Non a caso, il legame con questa coltura e la nostra zona è dato dal fatto che la sede del Parco è in un frantoio storico”.

Arrivati nella splendida cornice di Collelungo, alle spalle della spiaggia ci sono le colline di roccia chiara mentre all’orizzonte si vedono quelle totalmente verdi che chiudono il promontorio, con un’altra torre di avvistamento a coronarle.

Qui, non solo l’accesso alla spiaggia ma l’intero itinerario lungo il litorale nel Parco è totalmente interdetto ad ogni mezzo motorizzato. E finalmente, posata la bici, si apre la spiaggia incontaminata di Collelungo.

Anche qui si possono vedere i tronchi che i visitatori del litorale usano come appoggi per i teloni e per la costruzione di rifugi dal sole improvvisati.

Ripreso il tragitto in bici, la strada ci guida verso Marina di Alberese dove c’è la celebre spiaggia dei tronchi e un punto di ristoro. E’ qui che si vedono i grandi residui lignei lasciati da secoli dal fiume Ombrone sulla spiaggia e si trovano la maggior parte dei turisti: si accede facilmente a questa spiaggia, lasciando la macchina in parcheggi contingentati (cioè si accoglie solo un certo numero di persone alla volta) o usando la bicicletta da Alberese, lungo un percorso ciclabile asfaltato e semplice.

Da Marina di Alberese si prosegue verso la foce dell’Ombrone che diventa un confine invalicabile una volta incontrato e accompagna la ciclabile al ritorno alla base, ad Alberese. Un tragitto che dalle spiagge della Marina si completa in circa 12 chilometri e una quarantina di minuti.

Fauna, flora e le altre spiagge nel Parco della Maremma
“In queste zone ci sono animali tipici della spiaggia, e quelli che da noi girano dappertutto come la volpe“, riprende l’ex guardiaparco. “Abbiamo ancora il fratino, uccello migratore, anche se la sua comunità è in restrizione dagli anni Ottanta. C’è poi la tartaruga Caretta Caretta: sono state identificate delle nuove uova che si schiuderanno verso fine agosto. E poi dove c’è da mangiare, come in spiaggia, è facile avvistare cinghiali, ma anche i daini“. Nella zona di Principina c’è una grande presenza di lepri. E le bacche di ginepro sono un grande attrattore per tassi, faine e altri carnivori, “abbiamo trovato anche diverse tracce di lupi“.

Pini, gigli e sultanelle di mare, camomille marine: nonostante i fenomeni erosivi che colpiscono tutti i litorali italiani, la flora del Parco della Maremma rimane variegata e ricca.

“Importante è la presenza di ammofila, la pianta che stabilizza le dune che dovrebbero espandersi anche solo per l’apporto dei detriti dal fiume Ombrone, ma invece sono soggette a ritrarsi. Questa vegetazione permette la transizione tra la vita del mare a quella della terra con piante evolute, quindi arboree”, spiega Beppe Anselmi. In effetti, odori e suoni lungo il tragitto nel Parco sono profumi e musica: come se la natura selvaggia mostrasse che anche il disordine della spontaneità sa apparire sublime.

Oltre poi alla spiaggia di Collelungo e di Marina di Alberese, esistono diverse tipologie di arenili che rientrano lungo i 25 chilometri di litorale del Parco. La più iconica, conosciuta come “spiaggia dei capanni” è a Principina a Mare: simile come conformità alle altre due più note.

Seguono poi la spiaggia di Cala Rossa, ancora sabbiosa, quindi quella di Cala Salto del Cervo, a Collecchio nel Comune di Magliano in Toscana, che è raggiungibile soltanto a piedi.

C’è quindi la spiaggia di Cala di Forno, sempre a Magliano, e la baia delle Cannelle, raggiungibile anch’essa soltanto a piedi, a Talamone: nei pressi di quest’ultima località inizia il confine meridionale del Parco e quindi la costa rocciosa, a cui si accede normalmente solo in barca.

Il fascino dei tronchi nelle spiagge del Parco
C’è qualcosa di ancestrale nella presenza silenziosa dei tronchi iconici sulle spiagge del litorale maremmano. Racconta Anselmi: “Il fiume Ombrone ci ha regalato dal punto di vista geologico la terra in cui viviamo, la Maremma. Non a caso il nome Maremma deriva da questa terra a contatto con il mare: “Marismas”. Quindi il fiume Ombrone, Umbro Flumen secondo i Romani, era anche la divinità Diana Umbrunensis: qualcosa di sovrannaturale. I tronchi arrivano sulla spiaggia trasportati dall’Ombrone quando ci sono le piene: sono elementi naturali che stabilizzano le spiagge e consentono la formazione delle pianure“.

Questi tronchi sono sparati in mare dalle piene ma poi il mare li redistribuisce sulle spiagge. “E’ il loro fine vita che serve a creare nuova vita attraverso la stabilizzazione delle spiagge e lo sviluppo delle piante pioniere. Ecco perché è vietato usarli per costruire capanne. Ma c’è quell’istinto che porta un uomo messo sulla spiaggia senza far nulla a costruirsi un rifugio: è una tradizione ormai affermata, anche se non sarebbe permesso costruire questi ripari comunque è un uso tollerato. Poi con l’inverno questi tronchi sono rimessi a giacere, dopo l’uso estivo da parte dei turisti, per finalmente riposare”.

Il futuro del Parco della Maremma
A chi si avvicina a questa esperienza di viaggio i consigli di Beppe Anselmi possono essere utili: “Non dare da mangiare agli animali, specie alle volpi che sono diventate sempre più furbe ma rimangono selvatiche. Per il resto, ognuno deve avere il suo approccio e magari molti vengono qui solo a riposarsi. Che è anche il senso dei granelli di sabbia della spiaggia, che arrivano sull’arenile dopo un lungo viaggio in mare, diciamo, per riposarsi. Per questo, vale la pena evitare di avere atteggiamenti compulsivi: non si devono considerare queste spiagge come un’ordinaria spiaggia commerciale”.

Nonostante una grande cura per questo spazio, anche il Parco della Maremma sconta problemi legati alla crisi climatica. “Soprattutto l’erosione: è un fenomeno generale innescato da macro condizioni come cambiamenti climatici o innalzamento del livello di mare. Oggi vediamo residui di costruzioni a centinaia di metri dalla riva: la stessa Marina di Alberese aveva un ristorante, dove ho lavorato negli anni Ottanta, che oggi è 300-400 metri al largo. Ciò nonostante siano stati fatti interventi pubblici di rilievo per frenare il fenomeno erosivo”. Il problema dell’erosione qui infatti è eredità storica dell’antropizzazione del territorio, conclude Anselmi: “In Maremma paghiamo anche l’erosione causata dalle bonifiche del fiume Ombrone. Per oltre 150 anni le piene dell’Ombrone sono state distribuite per riempire il lago di Castiglione, con opere di bonifica iniziate con i Lorena (la famiglia nobile che per prima iniziò le bonifiche nel grossetano, ndr) e concluse con il fascismo. Bene: oggi godiamo dei benefici per l’uomo di questi interventi ma il dato scientifico ci dice che la spiaggia è mediamente arretrata di un chilometro e mezzo lungo il litorale“. Oltre l’erosione, il tema dell’aridità crescente di certe zone: “Bisogna attivare strumenti di conoscenza come i monitoraggi naturali – conclude l’ex guardiaparco Beppe Anselmi – grazie alla collaborazione del Parco con tutt’e tre le università toscane (Pisa, Siena, Firenze) c’è un comitato scientifico che valuta risultati di studi, tesi, approcci vari e analizza le soluzioni e le proposte pensate per il Parco”. Un modello virtuoso, dove la scienza supporta l’amministrazione pubblica nel preservare la natura incontaminata di un luogo, pur lasciandola aperta ai visitatori che vorranno scoprirla. Appunti da tenere a mente per la gestione di tanti gioielli naturali e selvaggi di cui è costellato il Belpaese.








