Lo sprEco Festival, manifestazione romana alla sua terza edizione, tiene i riflettori puntati sul tema della sostenibilità ambientale. Anche in questo appuntamento, si sono segnati risultati di rilievo in termini di risparmio di acqua e Co2. L’intervista di Moveo al direttore artistico Daniele Fasanella
Si può fare un festival che celebri la sostenibilità, essendo esso stesso un modello sostenibile? Sì, o almeno è questa la scommessa dello sprEco Festival. L’appuntamento romano, organizzato da Indiepanchine, si è tenuto il 4 e 5 giugno nella cornice della Città dell’altra Economia, prendendo parte alla rassegna di Testaccio Estate, uno dei cuori pulsanti della Capitale durante i mesi estivi. Prodotto in collaborazione con UniTelma Sapienza e Radio Kaos, lo sprEco Festival, giunto ormai alla sua terza edizione, tiene i riflettori puntati sul tema della sostenibilità ambientale. Le scorse edizioni hanno registrato grandi risultati in termini di risparmio di acqua e Co2, grazie alle best practices adottate dal festival e dai suoi partecipanti. Per capire meglio di cosa si tratta, Moveo ha intervistato Daniele Fasanella, il direttore artistico della kermesse.
Come nasce sprEco Festival e a cosa si ispira?
«L’idea nasce nel 2019, durante la tesi di laurea magistrale: studiavo i tre pilastri della sostenibilità (sociale, ambientale ed economico) e i modi in cui poteva esserne inserito un quarto, la cultura, come leva per raggiungere obiettivi di sostenibilità», spiega Fasanella.
«Il festival è nato in modo quasi naturale, evolvendosi e strutturandosi poi anche attraverso la scrittura di bandi pubblici. Più che ispirarci a un singolo modello, abbiamo osservato diverse esperienze italiane ed europee che usano l’arte e la partecipazione come strumenti di cambiamento sociale: sprEco nasce soprattutto dall’osservazione del territorio romano, con la volontà di costruire un modello che coinvolgesse il pubblico e lo incentivasse attraverso le best practices»
Quali risultati avete ottenuto in termini di impatto ambientale?
«Nella prima edizione abbiamo compensato circa 140 kg di CO2 e risparmiato 138.000 litri d’acqua. Nella seconda siamo arrivati a 153 kg di CO2 e oltre 113.000 litri d’acqua risparmiati, con una riduzione significativa della plastica monouso»
Avete notato cambiamenti nell’attitudine dei partecipanti rispetto al passato?
Daniele Fasanella non ha dubbi:
«Sì. Già dalla seconda edizione è diventato molto più semplice comunicare al pubblico come funzionano le best practices. La partecipazione è più consapevole: c’è meno atteggiamento passivo e più voglia di contribuire, fare domande, proporre idee. Credo racconti un cambiamento culturale più ampio della cittadinanza, che va oltre il festival, noi abbiamo solo cercato di intercettarlo e valorizzarlo»
Quali iniziative hanno funzionato meglio?
«I laboratori sul riuso, le attività partecipative e naturalmente la musica, che resta uno strumento straordinario per portare certi temi davanti a pubblici molto diversi»
Per quanto riguarda invece le partnership con realtà impegnate nel settore della sostenibilità, il direttore di sprEco Festival indica che «una che ha funzionato particolarmente bene, è quella con Humana Vintage: con loro abbiamo attivato delle ecobox per la raccolta di abiti usati, dove chi donava un capo otteneva una riduzione sul biglietto. Nella prima edizione abbiamo raccolto così 23 kg di indumenti. È un meccanismo semplice ma efficace, perché lega un gesto concreto a un beneficio immediato, e porta il tema della moda sostenibile dentro l’esperienza del festival e non solo nei talk a tema»
Quali iniziative vi proponete invece per il futuro?
«Vorrei che sprEco diventasse soprattutto un format che altre organizzazioni o location possano emulare, non solo a Roma», spiega Fasanella.
«L’idea di fondo resta quella di incentivare la partecipazione attraverso le best practices sostenibili: far percepire concretamente lo sconto a chi le attua, così da dare un incentivo reale a chi partecipa e, allo stesso tempo, generare un impatto misurabile in termini di CO2 e risorse risparmiate. È un meccanismo che funziona perché è un win-win: credo sia proprio questo il pezzo più esportabile del modello».








