Le limitazioni alle auto diesel Euro 5 entreranno in vigore a partire da ottobre 2026, ma solo in alcuni grandi centri urbani del bacino padano. Ecco dove.

Il blocco alla circolazione dei veicoli diesel Euro 5 è stato rinviato di un anno, ma non annullato. A partire dall’ottobre 2026, entrerà in vigore nei comuni con oltre 100mila abitanti situati all’interno del bacino padano, l’area geografica più penalizzata d’Europa in termini di qualità dell’aria.

Proprio a causa del costante superamento dei limiti di PM10, l’Italia è stata condannata nel 2022 dalla Commissione Europea per l’inadeguatezza delle misure antismog adottate nel Nord del Paese.

Nonostante un miglioramento progressivo negli ultimi vent’anni (–40% circa nelle concentrazioni di polveri sottili), molte città restano lontane dal nuovo tetto fissato dall’UE: 20 microgrammi per metro cubo l’anno entro il 2030, contro i 31 registrati a Brescia solo nel 2024.

Ma vediamo quali saranno le città interessate dal blocco.

Stop ai diesel Euro 5: in quali città scatterà il blocco (e dove no)

Il provvedimento, inserito nel decreto Infrastrutture tramite un emendamento della Lega approvato a luglio 2025, limiterà la circolazione solo nelle città con più di 100.000 abitanti del bacino padano.

In Lombardia, questo significa che il divieto riguarderà Milano (dove comunque il blocco è già attivo), Brescia, Bergamo e Monza, ma non i 19 comuni della cintura urbana bresciana – seppure compresi nella cosiddetta “fascia critica” per lo smog – dove invece si continuerà a circolare anche dopo il 2026.

In questi territori, cioè Borgosatollo, Botticino, Bovezzo, Castel Mella, Castenedolo, Cellatica, Collebeato, Concesio, Flero, Gardone Val Trompia, Gussago, Lumezzane, Marcheno, Nave, Rezzato, Roncadelle, San Zeno Naviglio, Sarezzo e Villa Carcina, non è previsto alcun blocco automatico, almeno per ora.

Lo stesso discorso vale per città come Cremona, che pur registrando alti livelli di inquinamento atmosferico non rientra nei parametri dimensionali previsti per l’applicazione del divieto.

Perché il blocco riguarda solo alcune città

L’idea iniziale del governo, annunciata già nel 2023, era quella di estendere il divieto a tutte le aree critiche del Nord Italia. Ma la pressione delle Regioni, in particolare della Lombardia, ha spinto per una revisione più graduale.

A luglio 2025, la Giunta lombarda ha approvato la proroga fino al 1° ottobre 2026, allineandosi alla decisione nazionale. L’assessore regionale all’Ambiente, Giorgio Maione, ha spiegato che questa scelta vuole evitare uno stop immediato a centinaia di migliaia di veicoli e garantire più tempo per la transizione, senza penalizzare famiglie e imprese.

In parallelo, la Regione si è impegnata a studiare misure alternative per migliorare la qualità dell’aria nei prossimi 14 mesi, cercando soluzioni meno impattanti rispetto al blocco totale della circolazione.

Quanti veicoli sono coinvolti e come si sta affrontando la transizione

In tutta la provincia si stimano 84.000 auto diesel Euro 5 ancora in circolazione. A cui si aggiungono circa 100.000 veicoli diesel da Euro 0 a Euro 4, più 35.000 auto a benzina Euro 0 e 1 e altre 50.000 Euro 2 e 3.

Tradotto: un’auto su tre è classificata come inquinante, e una su quattro è particolarmente obsoleta. L’età media dei veicoli è di circa 13 anni, e il ricambio risulta lento anche a fronte degli ultimi incentivi. Attualmente, le auto elettriche rappresentano appena l’1% del parco auto bresciano (circa 8.400 unità), mentre le auto ibride sono circa 60.000, ovvero il 7%.

Per mitigare gli effetti del blocco imminente, resta attivo il programma “Move-In”. Quest’ultimo permette di installare una scatola nera sui veicoli più inquinanti e limitarne l’uso annuo a un massimo di 10.000 km. Senza un divieto assoluto alla circolazione.

Secondo i dati regionali, 119 milioni di euro sono già stati stanziati negli ultimi cinque anni per incentivare il rinnovo del parco veicolare. Ma il percorso verso una mobilità più sostenibile sembra essere ancora lungo.