Un rinvio di due anni per lo stop nel 2035 ai motori a combustione stabilito dall’Unione Europea. Lo chiede l’Associazione europea dei costruttori di automobili (ACEA), in seguito alle difficoltà riscontrate nell’affrontare obiettivi molto più a breve termine.
Luca De Meo, attuale amministratore delegato di Renault e presidente di ACEA, ha espresso i timori dei costruttori circa il raggiungimento dei traguardi di riduzione delle emissioni di CO2 per auto e veicoli commerciali leggeri già entro il 2025. Quindi c’è un’urgenza che anticipa di ben dieci anni lo stesso ban del 2035.
Secondo l’associazione, infatti, nell’Unione Europea non esistono ancora le condizioni basilari che consentano l’adozione su larga scala di veicoli a zero emissioni.
Stop nel 2035 alle auto endotermiche: che cos’è?
Ricordiamo brevemente in cosa consiste lo stop alle auto endotermiche previsto nel 2035. Il provvedimento è stato approvato nel febbraio 2023 dal Parlamento europeo e successivamente confermato dalla Commissione Europea. Quest’ultima, tuttavia, ha aperto alla possibilità di inserire nel quadro normativo l’utilizzo dei carburanti alternativi (e-fuels). E ha fatto capire di non escludere un rinvio.
Da tale anno entrerebbe in vigore il divieto di vendita e immatricolazione di nuovi veicoli alimentati da motore a combustione endotermica. Questo nell’ottica di dare una definitiva spinta alla transizione verso la mobilità sostenibile. Il tutto, inoltre, rientra nel più ampio piano per la decarbonizzazione dell’Unione Europea, denominato Green Deal. Quindi, salvo cambiamenti, dal 2035 non si potranno più acquistare auto o furgoni alimentati a benzina o diesel.
La progressiva dismissione di veicoli a benzina, diesel, GPL e metano, oltre a rappresentare un passaggio epocale, mira a ridurre le emissioni del settore dei trasporti del 90% entro il 2040. Ovviamente lo stop nel 2035 ai motori termici ha suscitato e sta suscitando tuttora dibattiti e divisioni tra governi, forze politiche e stakeholder.
Mercato auto elettriche non pronto: le richieste di ACEA
Nonostante un mercato tendenzialmente in crescita, secondo ACEA la domanda di vetture BEV in Europa sta subendo un rallentamento, in parte legato alla concorrenza della Cina. Il comparto, quindi, non sarebbe pronto a rispettare l’obiettivo del 2035. Il rischio più impellente, però, è un altro: l’industria automobilistica continentale potrebbe essere costretta a pagare multe per 15 miliardi di euro a causa di eccessive emissioni di CO2. Altrimenti dovrà tagliare la produzione di oltre 2,5 milioni di veicoli.
Nel 2025, infatti, le case produttrici sono tenute a rispettare un nuovo limite massimo di emissioni medie, nei veicoli venduti, di 93,6 grammi di CO2 per chilometro (g/km). Nel 2024 il tetto era di 116 g/km. La sua probabile mancata osservanza costa una sanzione di 95 euro per ogni g/km di CO2 in eccesso, moltiplicato per il numero di mezzi immatricolati. Le richieste di ACEA vanno perciò nella direzione di una transizione ecologica più gestibile.
Oltre a un mercato che fa fatica a sostenere questa rivoluzione, esistono criticità quali «le infrastrutture di ricarica – affermano da ACEA – un ambiente produttivo competitivo, energia verde a prezzi accessibili, incentivi fiscali e all’acquisto e un approvvigionamento sicuro di materie prime come idrogeno e batterie.» I produttori di auto chiedono quindi la revisione del regolamento sulle emissioni di CO2 per calibrarlo in base ai reali progressi dell’industria.
“Ban” del 2035: la posizione italiana
ACEA, per rinforzare la propria tesi, fa riferimento anche al recente report sulla competitività di Mario Draghi. Nel documento, l’ex Presidente del Consiglio italiano sottolinea che «il settore automobilistico è un esempio chiave di mancanza di pianificazione UE, applicando una politica climatica senza una politica industriale.» Una posizione abbastanza chiara, secondo cui prima è necessario lavorare su produzione e infrastrutture e poi adottare obiettivi climatici concretamente raggiungibili.
Anche il Governo italiano ha esternato in varie occasioni la sua contrarietà allo stop nel 2035 alle auto endotermiche. Pur non essendo contrario allo sviluppo di auto elettriche, l’Esecutivo guidato da Giorgia Meloni non le considera l’unica possibile alternativa. Chiede dunque alla Commissione Europea di lasciare maggiore libertà ai singoli Stati su come perseguire gli obiettivi di decarbonizzazione, favorendo una visione pragmatica e non ideologica.








