Lo stop ai motori termici entro il 2035 ha i giorni contati. L’Unione Europea mette mano alla revisione del termine delle vendite di nuovi veicoli tradizionali che tanto ha fatto discutere negli ultimi anni. Il vincolo, però, non sarà rimosso del tutto. Ecco cosa succede e quali scenari si delineano all’orizzonte.
La presentazione del pacchetto di misure per il rilancio del settore dell’auto da parte della Commissione Europea è prevista a Strasburgo nel pomeriggio di oggi, 16 dicembre. Tuttavia, le notizie già trapelate vanno in una sola, chiara direzione: nessuno stop alle auto a diesel e benzina dopo il 2035.
Una svolta assolutamente rilevante rispetto alle intenzioni originarie, anche se molti aspetti sono tuttora da definire e la situazione è fluida. Ad esempio, pochi giorni fa la Commissione aveva annunciato lo slittamento a gennaio della discussione sulle norme in ballo.
Sullo sfondo, inoltre, resta la spinta di ACEA (Associazione europea dei costruttori di automobili) verso una transizione neutrale (in passato aveva già chiesto due anni di rinvio), ma ci sono anche le big dell’elettrico che non ci stanno al rinvio dello stop. Per le auto elettriche, comunque, sono annunciate novità.
Stop motori termici 2035: il riassunto
In nome della transizione ecologica e della mobilità sostenibile, lo stop alle immatricolazioni dal 2035 per i veicoli a motore diesel e a benzina è stato approvato dal Parlamento Europeo quasi tre anni fa, nel febbraio 2023, come uno dei capisaldi del programma noto come Green Deal per il contrasto ai cambiamenti climatici.
L’accordo raggiunto prevedeva che, a partire dal 1° gennaio 2035, tutte le nuove auto immatricolate nel blocco europeo dovessero essere a zero emissioni di CO2 per contribuire alla riduzione dei gas serra entro il 2050. E quindi a una diminuzione dell’inquinamento atmosferico a favore di una migliore qualità dell’aria.
Lo stop alle auto inquinanti ha scatenato, ovviamente, dibattiti a non finire presso gli stakeholder interessati e l’opinione pubblica. L’Italia è stata contraria fin dai primi giorni, nonostante secondo un sondaggio 7,5 milioni italiani fossero pronti ad avere un’auto elettrica.
Tuttavia, progressivi ammorbidimenti da parte della UE, come l’apertura agli e-fuel e alle auto ibride e lo stop alle multe per le emissioni, hanno reso uno scenario possibile il rinvio dello stop dal 2035. Determinanti le pressioni di grandi paesi membri e produttori, le quali hanno portato Bruxelles a rivedere l’approccio sul futuro della mobilità.
Le possibili misure dell’Unione Europea
La Commissione Europea presenterà quattro documenti per il rilancio dell’automotive, incentrati su questi temi:
- Revisione degli standard sulla riduzione delle emissioni;
- Piano di sostegno alla filiera delle batterie auto;
- Semplificazione normativa per l’intero comparto;
- Direttiva sulle flotte aziendali.
Si va verso un’abbassamento al 90% delle emissioni dei nuovi veicoli immatricolati dal 2035, e non più del 100%. Inoltre, confermate le aperture nel regolamento sulle emissioni di CO2 verso i carburanti a basso impatto come e-fuel e biocarburanti.
L’idea di base è consentire alle case produttrici di mettere sul mercato un numero definito di auto a benzina e diesel. Si potrebbero inoltre permettere i range extender nei veicoli BEV, cioè piccoli motori di riserva a combustione interna, con l’unica funzione di generatore di corrente per la ricarica elettrica della batteria, per estendere l’autonomia delle auto elettriche.
Verso le kei car europee?
Gli accordi sono ancora tutti da ritrattare e quindi lo scenario è destinato a variare. In ogni caso, non ci sarà un’abolizione totale del divieto ma solo un allentamento dei vincoli. Il che renderebbe necessario sostenere i produttori nel raggiungimento dei target sulle emissioni e nell’incentivare la mobilità elettrica.
Si parla quindi di far decollare l’iniziativa Small Affordable Cars, per appoggiare le case europee che vogliono introdurre una categoria di city car elettriche economiche, sul modello delle kei car elettriche giapponesi che godono di importanti agevolazioni. Si tratterebbe, in tal caso, di commercializzare un’auto elettrica da 15 mila euro “made in EU”.
In tal caso, sia chi produce chi acquista questo tipo di vetture compatte potrebbe beneficiare di limiti più flessibili e di agevolazioni fiscale.








