Il Rapporto Isfort 2023 ha studiato le abitudini di mobilità degli italiani ed è in grado di fornirci una panoramica dettagliata degli ultimi anni. A fronte di nuovi stili di vita, l’automobile è ancora il mezzo di spostamento più gettonato per i tragitti brevi, a discapito di autobus e biciclette. In questo articolo analizziamo, nel dettaglio, quali sono state le tendenze della mobilità in Italia, quali quelle attuali e quali si prospetteranno nel prossimo futuro.

Quando si parla di mobilità, esistono dei preconcetti che influiscono sulla percezione degli spostamenti. Sopra tutti vi è la convinzione che i mezzi di trasporto da considerare siano solo quelli che permettono spostamenti medio-lunghi attraverso grandi reti infrastrutturali come, ad esempio, le autostrade, le ferrovie o gli aeroporti. Contrariamente a questa concezione, i dati indicano. invece. che la mobilità è in prevalenza un fenomeno a breve raggio e circoscritto localmente: l’80% degli spostamenti, infatti, si verifica entro i 10 km, con un picco del 45% tra i 2 e i 10 km (corto raggio) e un 30% fino a 2 km (prossimità).

Rimanendo dunque all’interno del concetto di mobilità a corto raggio, analizziamo nel dettaglio l’ultimo Rapporto Isfort tenendo in considerazione tutti i tipi di mezzi di trasporto, anche quelli non motorizzati come le biciclette. Ecco, quindi, qual è l’attuale panoramica sull’evoluzione della mobilità negli ultimi anni e cosa ci aspetterà nel 2030.

La situazione della mobilità attuale in Italia

Diverso stile di vita, stesse abitudini. È ancora difficile che gli italiani rinuncino alla loro vecchia auto per gli spostamenti, anche per quelli brevi. Se da un lato l’avanzare dell’elettrico non convince ancora, dall’altro è cosa nota che la maggioranza della popolazione italiana è anziana e tende a spostarsi meno frequentemente con i mezzi di mobilità pubblica o micromobilità. Il risultato è che le vetture in circolazione aumentano ogni anno, ma quelle elettriche faticano ancora a farsi spazio nel mercato. A fronte della neonata transizione ecologica, grazie alla quale l’Europa si impegna ad abolire la commercializzazione delle auto a motore termico entro il 2035 e a promuovere la mobilità sostenibile, gli italiani continuano a prediligere le tradizionali auto inquinanti anche per gli spostamenti brevi.

Paradossalmente, negli ultimi 15 anni si è verificata una riduzione degli spostamenti: nel giorno medio feriale, la fascia 14-85 anni si è attestata attorno ai 100 milioni di spostamenti, con una diminuzione di oltre il 25% rispetto ai dati di inizio millennio. Questo dato è fortemente collegato, come dicevamo, al progressivo invecchiamento della popolazione, oltre alla recente introduzione dello smart working nei contesti aziendali più strutturati.

Tutto ciò lo racconta Isfort, l’Istituto Superiore di Formazione e Ricerca per i Trasporti, nel ventesimo Rapporto sulla mobilità, presentato il 27 novembre 2023 al Cnel. Ecco cosa è emerso.

La mobilità durante la pandemia del 2020

Durante la pandemia del 2020, come intuibile, la mobilità a breve distanza (tragitti fino a 2 km) è passata dallo stabile 30% al 40,3%, per poi diminuire nuovamente tra il 2021 e il 2022 con la ripresa degli spostamenti a medio e lungo raggio. Sempre nel 2020, la mobilità totale dei passeggeri si è ridotta del 50%, il trasporto di merci su gomma è calato del 25,8% e la mobilità ferroviaria del 41,7%.

La mobilità nel 2022-2023: boom di auto circolanti e lenta crescita dell’elettrico

Il rapporto Isfort evidenzia, inoltre, l’aumento del 19% del traffico automobilistico nel 2022 rispetto agli ultimi 20 anni, che si traduce in oltre 40 milioni di auto circolanti. Il principale mezzo di trasporto rimane l’automobile, che nel 60% dei casi ha più di 10 anni e viene utilizzata per 2 spostamenti su 3. I mezzi di spostamento sostenibili, come la bicicletta o altre forme di micromobilità elettrica, sono invece utilizzati da appena il 4% della popolazione. E gli autobus pubblici, per i motivi che abbiamo illustrato poco sopra, sono utilizzati da meno di una persona su 10 (7,5%).

Per quanto riguarda il mercato dell’elettrico, in Italia la crescita è lenta ma costante. Sebbene il trend sia stato abbastanza favorevole negli ultimi anni, nel 2022 si è parzialmente arrestato a causa dei minori incentivi. Le immatricolazioni di auto elettriche sono passate da 1.500 nel 2015 a più di 67.000 nel 2022, anche se tra il 2022 e il 2023 si è verificata un’impennata in negativo del 27%. Con l’aumentare delle auto elettriche, in Italia sono aumentate anche le infrastrutture e le colonnine per la ricarica elettrica, con un incremento del 40% circa rispetto al 2021.

La situazione della mobilità dolce

Mobilità dolce, il significato e le possibili soluzioni

Com’è, invece, la situazione della mobilità dolce in Italia? I mezzi di spostamento considerati “leggeri” ed ecologici (quindi bicicletta, a piedi o con altri mezzi di micromobilità come ad esempio i monopattini), non riescono ancora ad affermarsi. Sebbene nel 2020 ci sia stata una parvenza di decollo per gli spostamenti a piedi (29%), nel 2022 si è riscontrata una diminuzione di 11 punti, arrivando al 18%. Allo stesso modo, la mobilità ciclistica e la micromobilità sono aumentate di 1 punto tra il 2019 e il 2022, ma hanno evidenziato una diminuzione di 0,9 punti percentuali nel 2023.

Tale curvatura negativa si è verificata principalmente perché le amministrazioni locali – soprattutto nelle piccole realtà – non hanno saputo cogliere l’occasione al volo e non si sono pienamente adoperate a incentivare soluzioni di trasporto ecologiche tramite l’implementazione di infrastrutture e normative adeguate. La storia è, invece, diversa per i capoluoghi di provincia o di città, specialmente nel Nord Italia, che dal 2021 portano avanti progetti di realizzazione o miglioramento delle piste pedonali e ciclabili.

Trasporto pubblico: a che punto siamo?

Oltre ad avere in prevalenza una popolazione anziana, siamo anche un popolo assuefatto alle tradizionali abitudini: il trasporto pubblico è ancora poco considerato, situazione dovuta anche, forse, al fatto che i servizi e le infrastrutture dedicate sono ancora carenti nel nostro Paese, specialmente nelle zone meno popolate. Oltre a questo, è necessario considerare anche il fatto che, dopo la pandemia, prendere un autobus è visto come un rischio di contaminazione e influisce ancora oggi sulle scelte di molti cittadini. Nel pentolone delle motivazioni plausibili vanno inseriti anche la mancanza di fondi e delle politiche atte al risanamento e all’ottimizzazione della mobilità pubblica.

Ecco, in breve, quanto emerge dall’indice di gradimento del trasporto pubblico pubblicato nel Rapporto Isfort:

  • Gli autobus e i tram sono più graditi dagli over 65, soprattutto al Nord, mentre vengono relegati a seconda scelta dalle fasce di età 30-64 anni e dai residenti delle regioni centrali e meridionali;
  • I treni registrano voti medi tra i giovani e over 65, con picchi nel Nord, mentre risultano più bassi al Sud;
  • I pullman sono i più scelti tra gli over 65, nel Nord e nei piccoli comuni, mentre non trovano particolare riscontro nella fascia 30-45 anni.

La situazione generale della mobilità italiana che abbiamo appena visto si può tradurre in questo grafico, che rende bene il quadro generale tra il 2019 e il 2023.

La mobilità nel 2030: cosa dobbiamo aspettarci?

Per la prima volta, Isfort ha dedicato una parte del Report alle previsioni sulla mobilità fino al 2030. Quello che si prevede è la continuazione della stasi demografica del paese, che porterà a un’ulteriore diminuzione del 3% degli spostamenti generali rispetto ai dati pre-pandemia.