Le nuove tecnologie trovano spazio anche tra le grandi vetture sportive, contribuendo al rafforzamento del mercato elettrico. All’orizzonte intanto si palesa lo sviluppo di batterie più performanti e sicure. 

Motori che annunciano da lontano il loro passaggio. Design ricercato, velocità ben oltre i 250 km orari. Sono le supercar, oggetti di venerazione per tanti appassionati, acquisto di lusso per pochi facoltosi. Protagoniste di pubblicità emozionali o di scene finite di diritto nella storia della cinematografia, come la Lamborghini Miura che attraversa le Alpi con Matt Monro che canta “On days like these” in “The Italian Job”, pellicola di culto del 1969.

Le supercar sfrecciano per natura verso il futuro, conservando intaccato il loro fascino, ben pronte per la nuova sfida della sostenibilità. In apparenza due mondi opposti e destinati a non incrociarsi, eppure i numeri dimostrano che non è così.

Meno benzina, ma la solita potenza

C’è ad esempio un dato di fatto: ad inizio novembre è arrivata la notizia che le vendite delle Ferrari con motori ibridi hanno superato per la prima volta quelle delle Rosse a motore tradizionale. Quasi il 51% delle vetture di Maranello vendute tra luglio e settembre disponeva di questa tipologia di motore: la quota nel trimestre precedente era pari al 43% e un anno fa era ferma solo al 19%. A fare da traino sono stati i modelli 296 GTB e GTS come come la Ferrari SF90, lanciata nel 2019 e la prima a impiegare la tecnologia plug-in hybrid. 

La quiete di un motore elettrico e il sussulto di uno endotermico, il motore tradizionale, combinazione che si fa largo nel settore delle auto sportive. Le proiezioni fornite dal portale Statista indicano un trend netto: se nel 2017 solo l’1,04% della supercar disponeva di un sistema ibrido, per il 2027 la percentuale salirà al 4,20. L’accelerata è decisamente più notevole per i motori elettrici: si dovrebbe infatti passare dall’11,06% al 23,24% nel corso del decennio. 

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La svolta green implica una riduzione dei motori a benzina, soggetti ad una fluttuazione per poi decrescere con continuità: rappresentavano l’86% della produzione complessiva nel 2017, toccando il 92% due anni dopo. Dal 2020 si è registrato un primo rallentamento (73,51%) per quindi attestarsi nel 2027 al 71,18% dopo un nuovo picco nel 2022 (83,80%). Il risultato finale, in termini di emissioni di CO2, è una diminuzione: dai 194 grammi per km del 2017 ai 109 grammi del 2027. 

Per la fine di questa decade, la stessa Ferrari ha promesso che il 40% della sua gamma sarà costituita da vetture a batteria. La britannica Aston Martin punta a distribuire un modello elettrico nel 2025 e un’intera linea ibrida o elettrica nel 2026. Dalle parti di Woking, dove ha sede la McLaren, dopo la ibrida Artura presentata nel 2023 sono al lavoro per una supercar completamente elettrica entro tre anni. 

Un mercato in espansione

Le intenzioni sono chiare, resta però una certa diffidenza sia tra i produttori che tra i clienti, come ha ammesso il chairman di Aston Martin, Lawrence Stroll, al Financial Times: “Ci muoviamo secondo il passo dettato dagli acquirenti. In tutta franchezza, non possiamo affermare che il 100% dei nostri clienti ad oggi cerca una vettura elettrica”. Resta insomma il fascino dell’odore della benzina e per quel suono che solo una supercar sa produrre.

D’altra parte, per quanto l’offerta è destinata a rimanere doppia (da una parte l’endotermico, dall’altra l’elettrico), il valore del mercato mondiale delle auto di alta gamma elettriche, bolidi inclusi, è in forte espansione. Partendo dai 149 miliardi di euro del 2022, si amplierà fino a 403 miliardi nel 2028, per poi superare il traguardo dei 500 miliardi già nel 2023 e attestandosi a 783 miliardi nel 2032, per un tasso annuo di crescita composto del 16,3%. 

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Le prestazioni sono garantite, come può dimostrare una breve rassegna dei modelli ibridi più performanti in circolazione. La Ferrari SF90 Stradale passa da 0 a 100 km/h in 2,5 secondi e raggiunge la velocità massima di 400 km all’ora. La svedese Koenigsegg Gemera copre l’intervallo 0-100 in meno di due secondi e viaggia per 50 km con il solo motore a batteria. 

La Mercedes AMG One impiega, al pari della SF90, due secondi e mezzo per arrivare a 100 km/h, meno di 6 secondi per raggiungere i 200 e la velocità di punta è di 350 km all’ora. Prestazioni quasi identiche alla Lamborghini Revuelto che però non assicura una lunga autonomia senza l’apporto dell’endotermico. 

In questo contesto la giapponese Toyota ha annunciato un accordo con il gruppo petrolchimico Idemitsu Kosan per la produzione di batterie allo stato solido come alternativa a quelle al litio. Sarebbe un momento di svolta per i motori elettrici non solo perché in questo modo raddoppierebbe l’autonomia delle batterie (si stimano fino a 1.200 km con una sola ricarica), ma anche la loro sicurezza, tenendo conto che la maggior parte degli elettroliti liquidi è infiammabile e ciò implica l’applicazione di misure di prevenzione che impattano su peso e costi. 

La produzione di massa delle batterie solide potrebbe diventare realtà in 10 anni, ma restano ancora da definire diverse incognite tra cui il fatto che questa tipologia comporta la formazione di dendriti, vale a dire delle incrostazioni che incidono sulla stabilità del dispositivo. 

Si scriverebbe un nuovo capitolo per i motori elettrici dal quale non vanno escluse le supercar perché, per quanto restino un prodotto di nicchia dove certi dogmi sembrano intoccabili, il panorama sta comunque cambiando. Batterie più affidabili ed efficienti si traducono in prestazioni migliori per le auto progettate per volare sull’asfalto e impressionare chi ha la fortuna di guidarle e ammirarle da vicino. 

Mani sul volante, piede sull’acceleratore e tutta la potenza dei cavalli all’opera: in modo più sostenibile e non per questo meno emozionante, mentre Matt Monro descrive il cielo limpido e i campi in fiore che fanno da contorno. È sempre un gran bel viaggiare.