Fornire un servizio utile: da questa intuizione nasce Mbility, piattaforma con l’obiettivo di dare supporto nella mobilità alle persone affette da patologie. Partita da Milano cinque anni fa, oggi è un business consolidato che guarda verso nuove città. L’intervista al co-fondatore Marco Amico

Le complicazioni derivate da una malattia sono anche logistiche. E muoversi in grandi città come Milano può essere un problema ulteriore per chi è affetto da patologie temporanee o permanenti che limitano gravemente la capacità di muoversi in modo indipendente. Così nell’era delle app e dei servizi digitali è nata Mbility, azienda con la missione di creare un ponte digitale tra l’offerta frammentata delle aziende di trasporto speciale e gli utenti con disabilità. Nata a Milano nel 2023, oggi è una realtà consolidata che è entrata in un mercato molto particolare per coprire un’esigenza crescente. Come ci ha spiegato in quest’intervista uno dei co-fondatori Marco Amico: «Abbiamo imparato che questo non è un mercato tradizionale e segue logiche diverse. Molti competitor appartengono al terzo settore, ma il volontariato sta diminuendo. Il futuro passa necessariamente da aziende private supportate dalla tecnologia per garantire continuità e qualità del servizio».

Come nasce Mbility?

«Da un’intuizione maturata lavorando come autista per un operatore di trasporto per persone disabili. Notando un forte sottoutilizzo dei mezzi e un’inefficienza nella gestione degli asset, abbiamo sviluppato l’iniziativa insieme agli altri due founder (Alfonso Correale e Daniele Dolci) con entrambi importanti competenze digitali. Grazie a queste competenze trasversali siamo riusciti a creare una piattaforma proprietaria per ottimizzare il trasporto delle persone fragili».

Chiedo ad Amico se ci sono benchmark che ricalchino la loro iniziativa imprenditoriale:

«Esistono realtà simili in Italia e all’estero, in particolare in Francia. Tuttavia, Mbility è oggi la realtà italiana più strutturata, con una piattaforma proprietaria e un modello scalabile nato per rispondere a un’esigenza concreta del territorio milanese».

Cosa cambia rispetto al servizio ad esempio di Uber?

Amico spiega che le peculiarità del target di Mbility esigono competenze e ottimizzazioni che sono legate alle diverse complessità che gli operatori devono affrontare quando sono a contatto con persone che hanno patologie molto eterogenee:

«Uber offre un servizio standard “bordo strada”. I nostri clienti hanno esigenze complesse legate a difficoltà motorie: Mbility è un modello ibrido che unisce tecnologia avanzata a un forte apporto umano e assistenziale, indispensabile in questo contesto».

Risultati e problematiche: cosa vuoi segnalare in particolare?

«Partiamo dai risultati. Siamo partiti nel febbraio 2023 gestendo circa 100 trasporti al mese. Oggi gestiamo diverse migliaia di trasporti mensili, registrando una crescita costante sia in termini di volumi sia di strutture servite».

Sui problemi gestionali, sono i picchi orari a creare difficoltà:

«Il problema principale è la scarsa reperibilità di mezzi attrezzati con poco preavviso, soprattutto nelle fasce orarie più critiche. Le ore del mattino presto, in concomitanza con i servizi scolastici, sono le più difficili da coprire».

I vostri mezzi sono ibridi, elettrici o a benzina?

Per l’azienda di Marco Amico la transizione ecologica del parco vetture è un percorso da cui non si torna indietro:

«Attualmente circa l’80% della nostra flotta è full electric. La transizione verso una flotta completamente elettrica è già in corso ed è parte integrante della nostra strategia di sviluppo sostenibile».

State pensando di espandervi a livello territoriale?

Mbility come detto nasce a Milano per coprire le esigenze che i fondatori avevano avvertito proprio nel capoluogo lombardo. Dopo cinque anni, l’azienda comincia a guardare oltre la città meneghina:

«Nei prossimi mesi scaleremo in altre importanti città lombarde. Milano è ormai pienamente presidiata e la piattaforma ha raggiunto una maturità tale da consentire un’espansione territoriale strutturata».