Nella città dei due mari è stato inaugurato nel 2022 il primo parco eolico offshore in Italia, ad oggi il più grande dell’intero Mar Mediterraneo. Dopo 16 anni dalla prima richiesta autorizzativa, adesso è in funzione e può produrre energia utile a circa 60mila persone. Moveo è andata a scoprire come funziona, sfatando alcune leggende metropolitane sull’impatto delle pale eoliche.

Chi conosce Taranto, nota come la città dei due mari e fondata 13 secoli fa dagli Spartani, sa che qui sono conosciuti tre ponti: il Ponte di Pietra, il Ponte Punta Penne e il Ponte Girevole. Quest’ultimo, nella sua prima versione, risale addirittura al 1800 e da oltre un secolo è il punto di arrivo al mare della centralissima via d’Aquino. In fondo a questa strada, dove è ancora fresca la ristrutturazione dei bei palazzi del centro che conservano comunque lo splendore decadente della città, si apre la grande distesa d’acqua azzurra, incorniciata nel lungomare dall’immagine della statua dei due marinai. E spostando un po’ lo sguardo dalla statua, ecco apparire dieci enormi pale eoliche: l’idea che queste, nel panorama del Golfo, comincino a sostituire la grande acciaieria e le tradizionali raffinerie di petrolio è un buon auspicio in termini di transizione energetica. Sembrano un monumento moderno e attivo di quello che la città forse un giorno vorrà essere: probabilmente qualcosa di diverso e lontano dal residuo dell’Ilva, che ancora campeggia nello stesso paesaggio marittimo. E sicuramente vicino al mondo delle energie rinnovabili e della sostenibilità, dato che il Parco Beleolico di Taranto, al momento il più grande nel Mediterraneo, lungo 25 anni di attività permetterà di risparmiare la produzione di oltre 730mila tonnellate di Co2 nella creazione di energia elettrica.

Taranto - Credits: Moveo
Immagine del lungomare di Taranto – Credits: Moveo

Come funziona il Parco Beleolico di Taranto

Entrando nel Porto di Taranto, aldilà della prospettiva che inganna la vista, si comprende come alcune delle pale del Parco siano state installate vicine alla banchina e altre molto più al largo. «La prima turbina è stata azionata a maggio del 2022», Paolo Sammartino, Chief Operating Officer di Renexia spa che ha progettato, realizzato e gestisce oggi l’impianto eolico. L’ingegnere ci accompagna lungo l’esplorazione del Parco sia in mare che a terra, visto che con una piccola barca navighiamo attorno alla pala più lontana del Parco rispetto alla riva portuale. Il Parco Beleolico produce annualmente intorno ai 62 Gigawatt, ovvero quanto necessario ad alimentare di energia elettrica 60mila persona in un anno. «In un anno ci sono 8760 ore e le pale eoliche si muovono all’incirca 2300 ore complessivamente: circa il 25% del tempo in assoluto», segue Sammartino, sottolineando quindi come il fabbisogno previsto sia realizzato senza avere costantemente le pale in funzione a pieno regime. Nel Parco Beleolico di Renexia a Taranto sono in funzione 10 macchine, 10 pale giganti, ognuna con una potenza da 3 megawatt. «Abbiamo 10 turbine disposte in due cluster, uno più prossimo e uno più lontano dalla costa. La disposizione è stata messa in piedi controllando tutta la vincolistica di zona, quindi abbiamo fatto delle verifiche paesaggistiche e misurato l’intensità dell’energia eolica locale per disporle in modo più efficiente possibile rispetto alla dislocazione del vento». Considerando la propria intera attività, sia quindi quando è attiva che quando è spenta, una turbina consuma appena il 4% dell’energia da lei prodotta per il suo funzionamento complessivo. 

Immagine del Parco Beleolico – Credits: Toto Holding

Nella vita utile del Parco (circa 25 anni) sarà prodotta energia pulita utile ad evitare la produzione di 730mila tonnellate di emissioni di Co2 eq. Il vento, convogliato dalle pale, diventa energia che è trasmessa a terra e venduta alla rete nazionale. «Tutta l’energia è convogliata in un cavodotto sottomarino di media tensione che poi passa via terra e arriva in un trasformatore, elevando l’energia a quella necessaria per essere immessa in Rete Terna». L’energia raccolta arriva in questa stazione a terra, circondata da frutteti, grande poco più di 150 metri quadrati e poco visibile all’occhio, dove è trasformata e ceduta alla rete. Una dashboard controlla e monitora il funzionamento di tutti i componenti del Parco, e in particolare la velocità del vento così da far orientare le turbine a seconda dell’intensità delle correnti d’aria: l’ufficio di controllo è a Pescara, dove gli addetti verificano costantemente le condizioni di Beleolico che in caso di necessità attiva del personale a Taranto.

Immagine della stazione di trasformazione energetica del Parco Beleolico – Credits: Toto Holding

La stazione, come le pale, sono state progettate per essere quanto meno invasive per il paesaggio circostante. Certo, partire da Taranto è stata una scelta supportata dalla natura industriale della zona, con un porto operativo, dove quindi le turbine non impattano male nel panorama del golfo, già toccato da diversi impianti produttivi di grandi dimensioni.

Uccelli e rumori: i falsi miti sulle pale eoliche

Alla vista di questi giganti, colpisce un altro senso: l’udito. Sia a terra, sulla banchina del porto, che in  mare, davvero a pochissimi metri dalla base della pala, non si sente nulla. Eppure una delle grandi critiche che da sempre sono mosse ai parchi eolici è la rumorosità dell’azione delle pale. «Le turbine sono piuttosto silenziose: l’unico rumore (lieve, davvero in sottofondo, ndr) che sentiamo è legato al sistema di raffredamento, che si attiva in determinate condizioni climatiche». Non succedeva altrettanto con le vecchie turbine, precisa ancora Sammartino.

«Negli impianti di ultima generazione si fa molta attenzione alla curva di pressione sonora, tanto che in fase autorizzativa gli enti competenti ci chiedono questa curva e c’è una normativa con dei limiti che non si possono superare: per cui adesso si fa questo aspetto è molto rilevante nella progettazione di un impianto».

 

Immagine del Parco Beleolico – Credits: Toto Holding

Altra grande critica mossa ai parchi eolici riguarda la possibilità di falciare con le pale il volo degli uccelli. Risponde Sammartino: «In questo parco il Ministero dell’Ambiente ha imposto grande attenzione alla questione dei volatili: abbiamo quindi due sistemi di controllo. Il primo riguarda la colorazione delle pale, come si vede è presente su un lato una lunga fascia nera, una cosiddetta black blade. Esiste infatti una teoria in ambito ornitologico per cui l’effetto rotazione crea un effetto disco, come se gli uccelli vedessero un ostacolo e quindi non ci passassero in mezzo». A riprova di quanto detto dall’ingegnere, nel momento in cui spiega il meccanismo, passano dei gabbiani nelle adiacenze delle pale, evitando senza rallentamenti di incappare nel meccanismo d’acciaio.

Immagine di un pala di Beleolico – Credits: Moveo

«C’è quindi anche il Bird Monitoring System, una specie di collare alla base della pala che contiene 4 telecamere che puntano verso l’alto e osservano il cielo. Grazie ad un software basato su un IA di basso livello, il sistema controlla la presenza di stormi, che si muovono più lentamente del singolo uccello, e se ne avverte la presenza interrompe il funzionamento delle pale: contemporaneamente, parte anche un avvisatore sonoro che spaventa i volatili». Considerando ancora l’impatto ambientale del parco, chiaramente c’è un rapporto tutelato anche con gli esseri viventi che vivono nel mare. «Renexia ha avviato una partnership con lo Jonian Dolphin Conservation, un’eccellenza locale per lo studio dei cetacei e di altre specie marine che frequentano il Golfo di Taranto. Quest’associazione ha fatto monitoraggi ante e post operam. Non solo non sono stati segnalati impatti negativi con l’ecosistema di riferimento ma abbiamo visto il ritorno dei delfini e di altre specie in questo tratto di mare. Infine, anche i campi elettromagnetici indotti dalle macchine del parco sono tutti a norma», precisa l’ingegnere.

Alta ingegneria, potenza e riciclabilità: le particolarità di Beleolico

Innanzitutto, il parco eolico di Taranto ospita macchine dall’elevato grado di ingegnerizzazione nella lavorazione dell’acciaio pensando al modo in cui sono composte. «Il monopalo delle nostre macchine non ha un elemento di transizione, è uno dei primi parchi al mondo fatti così. Significa quindi meno consumo di acciaio, meno manutenzione ma ha bisogno di una precisione estrema. Questo significa che la verticalità di fissione deve essere estrema: qui abbiamo delle verticalità da 0.15, 0.20 gradi che è tantissimo, contando poi che i pali sono installati in profondità per 40 metri nel sottosuolo marino» spiega ancora Sammartino. Soprattutto Beleolico è al momento il primo parco eolico offshore eolico per grandezza (e quindi potenza) nell’intero Mar Mediterraneo. Ci si riferisce a parchi “fixed“, ovvero con monopali installati nel sottosuolo marino, al contrario dei “floating”, che invece hanno pale eoliche legate a giganteschi sistemi di contrappesi ma non ancorate al suolo.

Il Parco Beleolico durante la sua realizzazione – Credits: Toto Holding

Un’altra particolarità già segnalata è la presenza della black blade, pensata per evitare di colpire gli uccelli con il moto rotatorio: primo in Italia con questa specifica cromatica. Trattandosi però di un oggetto colorato di nero che quindi raccoglie molta più radiazione solare del canonico bianco e si è dovuto studiare una modalità di produzione della pala che non andasse a diminuire la sua vita media a causa dell’esposizione solare. «Inoltre questa pala nera ha una profondità di circa un metro d’acqua di pescaggio, e quindi si è dovuta mettere in atto ingegneria estrema per installarla in mare, dato che ci sono pesi e dimensioni estremi in gioco: i monopali valgono tra le 250 e 300 tonnellate, oltre al peso della macchina». 

Il Parco Beleolico durante la sua realizzazione – Credits: Toto Holding

Un’altra grande qualità del Parco è l’essere riciclabile al 90%. «La componentistica dell’acciaio dei monopali è acciaio 355 nl, quindi quello classico per utilizzo off shore: la torre è tutta di acciaio e tutto è riciclabile. Le pale sono assemblate anche grazie a resine simili a quelle delle barche e quindi anch’esse riciclabili».

Parchi eolici: appunti per il futuro

Nonostante Renexia abbia creato rapporti con la comunità locale, pensando ad esempio al coinvolgimento delle associazioni di tutela dei delfini, è la comunità che si è interessata poco al Parco. Per realizzare Beleolico l’azienda ha dovuto attendere 15 anni per lo sblocco delle autorizzazioni e ha quindi impiegato un solo anno per la realizzazione strutturale. In tutto questo periodo nessuno a Taranto ha chiesto qualche forma di royalty energetica: perché parte di questa energia pulita con il vento tarantino non è andata a beneficio della città stessa? «Provvediamo solo a fornire parte dell’energia agli edifici del Porto: tutta l’energia restante è venduta alla Rete. Un elettrone che vediamo qui probabilmente sta dopo un secondo a Bolzano, visto che le velocità sono pari a quelle della luce». Peccato non rimanga nella città che l’ha prodotto. Eppure nel 20220 Taranto ha celebrato l’inaugurazione di Beleolico in pompa magna: giusto, soprattutto nell’ottica di creare (magari grazie al recentissimo decreto Energia) uno dei due poli dell’eolico al Sud ampliando quello esistente. O magari nella prospettiva di ricontrattare gli oneri di concessione alla scadenza dei 25 anni dell’impianto, per avere energia gratuitamente a favore della città dei due mari.

Immagine dall’alto della stazione di trasformazione del Parco Beleolico – Credits: Renexia – Toto Holding

Un’altra questione è avere un parco eolico con pale d’acciaio, accanto alla più grande acciaieria d’Europa: eppure non aver usato nulla di prodotto dall’Ilva. «La lavorazione di parte della componentistica si basa sulla calandratura degli acciai: operazione molto difficile, che è stata fatta in Spagna, e anche le turbine non si fanno in Italia e quindi sono state importate. Abbiamo degli appalti con aziende locali per alcune lavorazioni e servizi: ma quello che non si poteva fare qui, abbiamo dovuto farlo fare fuori». Anche in questo caso, le amministrazioni locali potevano fare da ponte con le grandi industrie locali per ottimizzare i costi di realizzazione dell’impianto e soprattutto portare ulteriore valore economico alla città.

Immagine di operai al lavoro nel Parco Beleolico – Credits: Toto Holding

Infine, i tempi di approvazione: 16 anni per realizzare un parco eolico o qualsiasi altra struttura legata alle rinnovabili è ormai inaccettabile, quasi un’intera generazione in termini di sviluppo tecnologico. Fortunatamente, conclude l’ingegnere di Renexia, «oggi l’iter burocratico si è molto snellito. Stiamo costruendo un nuovo impianto in Sicilia e adesso, rispetto a quando iniziammo con Beleolico, si usano strumenti come lo scoping che serve a mettere subito in luce criticità da un punto di vista ambientale ma in modo più rapido ed efficace. Un passo in avanti del sistema Paese», che sicuramente è avanzato anche grazie alle pressioni dell’Unione europea e la comunità internazionale per raggiungere i target della transizione ecologica. Una buona notizia: segnale che su molti aspetti dell’attenzione allo sviluppo sostenibile anche in Italia il vento è cambiato.