L’incremento dei costi energetici innescato dalle crisi internazionali potrebbe spingere governi e organizzazioni a introdurre o incentivare pratiche alternative quali targhe alterne, limiti di velocità e smart working. Cerchiamo di saperne di più.
La guerra in Iran ha determinato un immediato rincaro dei prezzi di benzina e diesel, tanto da rendere sempre più dispendioso e problematico fare rifornimento di carburante. In generale, l’impennata dei prezzi dei prodotti petroliferi potrebbe causare una crisi energetica che alcuni analisti ipotizzano addirittura più grave di quella del 1973, anch’essa dovuta a un’escalation in Medioriente.
La situazione è in continuo divenire ed è piuttosto difficile prevedere cosa succederà davvero nei prossimi mesi e anni. Tuttavia, anche il Governo italiano è al lavoro per la gestione dell’eventuale emergenza e per individuare le migliori soluzioni di fronte ai consistenti aumenti dei costi dell’energia, con conseguenze nefaste per cittadini, famiglie e imprese.
Targhe alterne: cosa sono e perché servono
Dopo svariati anni, in questo periodo si è tornati a parlare di circolazione a targhe alterne. Un meccanismo di limitazione del traffico, a beneficio del risparmio di carburante e anche dell’ambiente, grazie alla riduzione delle emissioni di CO2. Le targhe alterne furono ampiamente adottate proprio a partire dagli anni Settanta in risposta alla crisi petrolifera.
Si tratta di una misura a carattere temporaneo introdotta soprattutto dai comuni nelle strade urbane, cioè quelle normalmente soggette a una maggiore congestione e quindi a livelli superiori di inquinamento atmosferico. Anche se la finalità, in questo caso, sarebbe una diminuzione dei consumi dei mezzi di trasporto. E quindi un contenimento della spesa per i carburanti.
Le targhe alterne fanno parte della lista di dieci misure raccomandate ai 27 stati membri dell’Unione Europea dal commissario UE all’energia, Dan Jørgensen. Oltre ad esse, vi figurano tra l’altro smart working, utilizzo dei trasporti pubblici, rinuncia ai viaggi aerei laddove ci siano alternative, soluzioni di cottura elettriche o alternative al gas, priorità alla lavorazione delle materie prime petrolifere con maggiori disponibilità di volumi.
Crisi energetica: le mosse dell’Italia
Nonostante certe misure rievochino il difficile periodo della pandemia, la parola d’ordine a Palazzo Chigi è: niente allarmismi. L’esecutivo intende preparare il paese a una gestione ragionata dell’emergenza, senza misure drastiche, almeno per ora. Si parte dall’aggiornamento, da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, di due strumenti già predisposti negli ultimi anni:
- Piano di emergenza del sistema italiano del gas naturale;
- Piano di azione preventivo per il sistema italiano del gas.
Inoltre, riguardo alle scorte di gas (attualmente al 44%), ci si baserà sul decalogo Sheltering from oil stocks redatto il 20 marzo 2026 dall’Agenzia internazionale per l’energia (IEA) per la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili.
Per quanto riguarda le misure, al momento non ne scatterà nessuna. Tra le ipotesi più probabili, in caso di necessità, una riduzione dell’uso dei condizionatori in estate e della pubblica illuminazione. Quindi, un incremento dello smart working, peraltro già presente al 17% tra i dipendenti pubblici. E le targhe alterne? Non si escludono, ma allo stato attuale non c’è nulla di certo. Infine, un no secco del Governo al possibile ritorno della didattica a distanza nelle scuole.








