Il sistema delle tasse auto in Italia è interamente scollegato dalle emissioni climalteranti dei veicoli. Quindi, sembra proprio che, nel nostro paese, chi inquina non paga. Uno studio ha ben messo in evidenza questa distorsione, fornendo tre idee per rimediare: scopriamo di cosa si tratta.
Tutti i proprietari di un auto sono soggetti a varie tasse automobilistiche. La principale è, appunto, la tassa automobilistica, meglio nota come bollo auto. Contengono imposte, inoltre, gli adempimenti obbligatori come l’assicurazione RC Auto e la revisione auto, ma anche il pedaggio autostradale oppure i carburanti con le loro accise.
Per evitare di dimenticare le scadenze, è sempre consigliato attivare un buon servizio memo. In ogni caso, è giusto chiedersi: ma se si possiede una vettura a basse o a zero emissioni di CO2, è necessario sottostare a una tassazione uguale a chi guida veicoli a motore dalla classificazione Euro particolarmente inquinante?
Tasse auto in Italia: perché non aiutano le auto elettriche
La terza edizione della Good Tax Guide, indagine comparativa annuale realizzata dall’organizzazione indipendente europea per la decarbonizzazione dei trasporti Transport & Environment (T&E), ha analizzato e confrontato le tasse pagate per le nuove auto in 31 paesi (i 27 della UE più Regno Unito, Svizzera, Norvegia e Islanda) aggiornate ad aprile 2025.
Lo studio distingue tra auto immatricolate da privati (il 40% di tutte le auto nuove) e da aziende (60%). Calcola la tassazione vigente in ogni ordinamento nazionale sulla base di prezzo, emissioni, peso e altri parametri. Ciò permette di evidenziare quali stati hanno i sistemi fiscali più favorevoli a incentivare la mobilità sostenibile.
Ne è emerso, tra l’altro, che Italia, Bulgaria e Slovacchia hanno un sistema di tasse auto non parametrato sulle emissioni climalteranti. Quindi la tassazione risulta poco o nulla incline ad agevolare la transizione ecologica, non prevedendo quasi o nessuna differenza tra veicoli tradizionali e auto elettriche. La miglior differenza fiscale è invece in Danimarca, Norvegia e Malta.
Auto aziendali: cosa sta succedendo
Le auto aziendali, come accennato, costituiscono il 60% delle nuove immatricolazioni. I primi cinque mercati automotive (Germania, Francia, Italia, Spagna e Polonia) rappresentano il 71% di vendite di vetture aziendali e il 42% di tutte le auto nuove vendute in Unione Europea.
Il report evidenzia che solo la Francia sta promuovendo politiche fiscali efficaci per favorire l’acquisto di auto aziendali elettriche. L’Italia, invece, mostra un divario fiscale medio (tra auto elettriche e tradizionali, in un arco di 4 anni tra possesso e gestione del mezzo) che per le auto in fringe benefit può arrivare fino a 14.700 euro. Un valore nettamente inferiore rispetto a Portogallo (30.300 euro) o Slovenia (27.000 euro).
Tale divario fiscale, per l’Italia, va in gran parte attribuito alla nuova tassazione sull’acquisto di auto aziendali fornite ai dipendenti, entrata in vigore dal 1° gennaio 2025. Da un lato riduce le esenzioni per gran parte dei veicoli endotermici e le aumenta per ibridi plug-in ed elettrici. Dall’altro le altre leve fiscali come la detraibilità dell’IVA e la deducibilità del costo del veicolo mantengono ancora la stessa esenzione fiscale tra i due tipi di mezzi.
Riformare le tasse auto in Italia: le tre proposte di T&E
Per una riforma delle tasse auto in Italia, T&E ha lanciato tre idee per incentivare la diffusione delle tecnologie più efficienti e meno impattanti. E ha sottolineato che il potenziale fiscale dell’Italia è enorme ma sottoutilizzato, a differenza dei paesi nordici.
Al centro c’è l’applicazione di un differenziale fiscale in grado di penalizzare i mezzi più inquinanti rispetto a quelli a zero o basse emissioni:
- Rimodulare la tassa di immatricolazione auto in base alle emissioni e al prezzo del veicolo;
- Aggiornare la tassazione delle auto aziendali, adottando le emissioni come parametro, per favorire l’adozione di flotte di auto BEV;
- Eliminare esenzioni o riduzioni dal pagamento del bollo per auto storiche inquinanti.
Una riforma fiscale equa e orientata alle emissioni non solo favorirebbe la diffusione dell’auto elettrica, ma rappresenterebbe anche un passo concreto verso una reale mobilità sostenibile in Italia. Ora tocca alla politica decidere se e quando voltare pagina.








