L’adozione di una tecnologia etica e responsabile, che tuteli privacy, sicurezza e qualità della vita di chi abita in una smart city, è ormai fondamentale, anche e soprattutto alla luce della crescente implementazione dell’intelligenza artificiale e di analisi dei dati sempre più profonde.

Molte smart city, infatti, ancora sono prive di norme e politiche necessarie per assicurare una tecnologia che possa definirsi davvero intelligente e sociale. Una tecnologia che protegga i dati personali dei cittadini e garantisca loro un’accessibilità più ampia.

A evidenziare tutto questo è il report Governing Smart Cities: Use Cases for Urban Transformation effettuato dal World Economic Forum (WEF) in collaborazione con Deloitte. Scopriamo di cosa si tratta.

Tecnologia etica nelle smart city: i presupposti

Una smart city è una realtà urbana in cui, con l’impiego di tecnologie digitali e IA, infrastrutture e servizi sono resi più efficienti e sostenibili. Gli effetti sono molteplici: gestione ottimale delle risorse, riduzione di emissioni inquinanti, economia circolare, risparmio energetico ed economico per residenti, imprese, pubbliche amministrazioni.

La massiccia introduzione di tecnologie data driven, quali sensori di ogni tipo, 5G e Internet of Things, geolocalizzazione, videosorveglianza e molte altre, può rendere una smart city esposta a rischi legati alla cyber sicurezza. E quindi la tecnologia deve oggi far fronte a tutto questo.

Il report enuncia tre progetti pilota per l’adozione di una tecnologia etica e responsabile in altrettante città del mondo: Città del Messico (Messico), Istanbul (Turchia), e Tsukuba (Giappone). Essi sono realizzati dalla G20 Global Smart Cities Alliance. Una rete che dal 2019 riunisce amministrazioni locali, governi nazionali e partner privati, con la segreteria generale del WEF.

Governare le smart city: gli obiettivi del report

Alla base del documento ci sono alcuni obiettivi condivisibili da qualsiasi città che aspiri a diventare smart:

  • Utilizzare le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale per il bene sociale;
  • Mettere a disposizione elevatissime quantità di dati utili al pubblico;
  • Tutelare la privacy dei cittadini;
  • Aumentare l’accessibilità a queste tecnologie.

Il lavoro della G20 Global Smart Cities Alliance offre un modello di riferimento che ogni città può seguire per adattare la propria gestione agli inesorabili cambiamenti del mondo. Puntare su una tecnologia etica è quindi fondamentale per affrontare i problemi più comuni di ogni area urbana.

Secondo Jeff Merritt, responsabile della trasformazione urbana al World Economic Forum «le politiche modello sono un primo passo importante per aiutare le città a comprendere le migliori pratiche globali e stabilire tabelle di marcia per un’efficace governance tecnologica. Tuttavia, per realizzare questi piani e adattarsi ai contesti locali, l’accesso alle competenze e alla condivisione di strategie è essenziale».

Tecnologia etica: le tre città modello

Ecco quindi cosa succede nelle tre città presentate come casi studio in fatto di adozione di una tecnologia etica e responsabile per le smart city:

  • Città del Messico: nella capitale messicana si punta a migliorare la gestione degli open data per ridurre il tasso di criminalità. I dati raccolti da infrastrutture pubbliche sono condivisi con cittadini, imprese e organizzazioni non governative per lo sviluppo di innovazioni finalizzate ad aumentare la sicurezza. Dal 2018 i crimini ad alto impatto si sono ridotti del 60% e la percezione di sicurezza presso gli abitanti è salita dal 7% al 42%;
  • Istanbul: la metropoli turca ha attuato un progetto per incrementare l’accesso ai servizi pubblici digitali. Partendo nel 2019 da una base di 800.000 cittadini, l’obiettivo è includerne 2,5 milioni entro il 2024. Tutto ciò tramite una partnership tra pubblico e privato tra governo locale, Microsoft e G3ICT;
  • Tsukuba: nella città giapponese non distante da Tokyo, sede di un grande tecnopolo, il progetto riguarda soprattutto la privacy e ha migliorato le politiche di valutazione dell’impatto sulla privacy personale dei cittadini, identificando i problemi in anticipo. Tsukuba, infatti, fa parte di un programma più grande, Super City, che prevede un’intensiva penetrazione del digitale nelle reti urbane e quindi con accresciuti rischi per la privacy.