Un violento brillamento solare ha lanciato una nube di plasma verso la Terra: le previsioni parlano di una tempesta moderata, ma gli esperti invitano alla cautela.
Nelle prime ore del 2 febbraio, un’intensa esplosione solare ha proiettato nello spazio una vasta espulsione di massa coronale (CME) diretta anche verso il nostro pianeta. Secondo le valutazioni attuali, il flusso colpirà la Terra solo marginalmente nella giornata del 5 febbraio, generando una tempesta geomagnetica di livello contenuto. Tuttavia, la natura eccezionale dell’eruzione che l’ha originata lascia aperta la possibilità di uno scenario più forte rispetto alle attese.
A generare l’attenzione degli studiosi è stato un brillamento di classe X 8.1, uno dei più potenti dell’attuale ciclo solare. L’evento ha avuto origine nella grande e instabile regione attiva AR 4366 e ha subito fatto scattare i protocolli di monitoraggio del meteo spaziale.
Sebbene le tempeste solari di bassa intensità siano relativamente comuni, in questo caso la forza dell’eruzione di partenza rende l’evoluzione meno prevedibile del solito.
Tempesta solare 5 febbraio 2026: perché l’allerta potrebbe essere sottostimata
Le analisi diffuse dallo Space Weather Prediction Center della NOAA indicano, al momento, una probabilità di tempesta geomagnetica di classe G1 per giovedì 5 febbraio. Eventi di questo tipo, in genere, causano effetti limitati: lievi disturbi ai satelliti, possibili interferenze radio, variazioni nei sistemi di navigazione e aurore visibili solo a latitudini più basse del normale.
Il punto critico, però, è legato all’origine della CME. L’espulsione è stata infatti prodotta da un’eruzione estremamente energetica: se il getto fosse stato diretto frontalmente verso la Terra, si sarebbe potuto parlare di tempeste molto più violente (G4 o addirittura G5). In questo caso, le simulazioni indicano un impatto “di striscio”, motivo per cui l’allerta resta per ora su livelli contenuti.
Secondo l’astrofisico Tony Phillips, però, la previsione va interpretata con prudenza: anche un contatto parziale con una CME generata da un brillamento di classe X così elevata può produrre effetti superiori alle aspettative. Il meteo spaziale, infatti, è notoriamente complesso e in passato non sono mancate sottovalutazioni dell’intensità reale degli eventi.
L’attività della macchia solare AR 4366 sotto osservazione
Tra l’1 e il 2 febbraio, la regione solare AR 4366 – una struttura vasta e magneticamente molto instabile – ha dato origine a numerose eruzioni, comprese diverse di classe X e molte di classe M. L’attività non si è arrestata nemmeno nei giorni successivi: sono stati registrati ulteriori brillamenti intensi, segnale di una regione ancora fortemente turbolenta.
Un altro elemento che preoccupa gli esperti è lo spostamento progressivo di questa macchia verso una posizione più centrale sul disco solare. In tale configurazione, eventuali nuove esplosioni avrebbero una traiettoria più favorevole a colpire direttamente la Terra. Per questo motivo il complesso AR 4366 continuerà a essere monitorato con attenzione nelle prossime ore.
In sintesi, per il 5 febbraio non sono previsti scenari estremi né la possibilità di osservare aurore boreali dall’Italia, come lo spettacolo arrivato in Lombardia nel 2023. Tuttavia, considerata la potenza del brillamento che ha originato la CME, gli specialisti seguono l’evoluzione dell’evento passo dopo passo, pronti a rivedere le stime qualora i dati lo rendessero necessario.







