Centri urbani e natura possono convivere armoniosamente? Le tiny forest sembrano rispondere a questo quesito. Il fenomeno, che sta conquistando le grandi capitali europee e di tutto il mondo, potrebbe portare molti benefici per la sostenibilità e la vivibilità delle città.

Ormai è assodato che le città più verdi fanno vivere meglio.

Negli ultimi decenni le strutture urbane hanno cominciato a trasformarsi, cercando di adattarsi a uno stile di vita più green e meno impattante per l’ambiente.

A partire dalla micromobilità smart, che prevede, ad esempio, i servizi di bike sharing e il noleggio di monopattini elettrici, fino agli ecoquartieri dei grandi centri abitati, le attività che riducono l’impronta ecologica e offrono beneficio al pianeta e alle persone sono molteplici.

Le tiny forest, in particolare, sono un buon esempio di rimboschimento urbano, una soluzione efficace capace di aumentare la biodiversità urbana e migliorare la qualità dell’aria dei grandi centri urbani.

Cosa sono le tiny forest?

Le tiny forest sono delle mini foreste comunitarie che possono sorgere in varie aree di grandi città. In Asia questo fenomeno è molto diffuso e solamente recentemente sta ricevendo un certo apprezzamento anche in Europa.

Solitamente queste aree verdi hanno una grandezza che non supera i 300 m2 e replicano in formato ridotto la biodiversità di una vera foresta.

Qualcuno potrebbe pensare che le tiny forest non siano dissimili dai bellissimi parchi urbani che valorizzano tante città europee e soprattutto italiane. Sicuramente entrambi portano benefici all’ambiente urbano, ma le mini foreste si basano su una metodologia precisa ideata e applicata da un importante botanico giapponese: Akira Miyawaki.

Il metodo Miyawaki e la nascita delle tiny forest

Venuto a mancare nel 2021, alla veneranda età di 93 anni, il botanico Akira Miyawaki ha dedicato la sua vita allo sviluppo di un metodo di ingegneria ecologica, capace di ripristinare terreni degradati e abbandonati attraverso una riforestazione basata su specie autoctone.

Durante i suoi studi e l’osservazione dell’ambiente dove abitava, infatti, Miyawaki era arrivato alla conclusione che una bassissima percentuale delle foreste giapponesi accoglieva specie locali. Ciò, a suo parere, le rendeva poco resilienti di fronte al terribile effetto del cambiamento climatico.

Il botanico, quindi, si è impegnato per sviluppare il metodo Miyawaki, che consiste nella densa piantagione di semi di specie autoctone, appositamente selezionati, in un’area di piccole dimensioni. Creando una forte e naturale densità verde in zone ristrette, nelle sue sperimentazioni il ricercatore giapponese è riuscito a far scattare una sorta di competizione tra le piante, che ha portato alla sopravvivenza di quelle più capaci di resistere nel tempo.

Queste ultime rappresentano la solida base per le foreste del futuro.

Il successo del metodo ha portato città, privati e aziende a imitare il processo del botanico, dando il via allo sviluppo delle tiny forest.

Quali benefici portano le tiny forest?

Le mini foreste, rispetto alle foreste classiche, crescono molto più velocemente. Tale elemento è un beneficio da non sottovalutare poiché permette di ottenere risultati quasi immediati, dando modo di ridurre l’inquinamento dell’aria e di trarre vantaggio dalle caratteristiche uniche delle piante.

Non solo, le tiny forest, essendo densamente popolate da specie originarie del luogo, riescono:

  • Ad abbattere maggiormente e più velocemente le emissioni di carbonio;
  • A ridurre la temperatura dell’ambiente cittadino durante la stagione calda;
  • A supportare la biodiversità;
  • A gettare le basi per la nascita e lo sviluppo di una popolazione verde solida e in grado di sopravvivere al cambiamento climatico.

Tiny forest in Italia: tanti progetti di riqualificazione e riduzione dell’inquinamento

Vi sono molti esempi di tiny forest in Europa, come la foresta di Muziekplein, ampia 400 m e risultato della riconversione di un parcheggio.

L’Italia non è da meno e sta portando avanti diversi progetti interessanti per donare un verde resistente e benefico alle città. Da menzionare quello di Terna, il gestore della rete elettrica nazionale, che ha piantato 3 mini foreste nei territori comunali di Roma e Caserta. L’attività è stata portata a termine con il contribuito della Società Botanica Italiana.

Da non dimenticare, infine, l’attività di Tiny Forest Italia, l’Associazione di Promozione Sociale che, basandosi sul metodo di Miyawaki, sta attuando alcuni interessanti progetti di riforestazione, tra cui quello della mini foresta di Mortara, in provincia di Pavia.