I Giochi Olimpici Invernali 2030 si svolgeranno tra Alta Savoia, Savoia, Briançon e Nizza. Dopo Milano-Cortina 2026, il sistema olimpico europeo resta centrale e Torino si gioca la possibilità di ospitare il pattinaggio di velocità, in una competizione che vede in campo anche i Paesi Bassi.
Si è appena conclusa l’esperienza dei Giochi Invernali di Milano-Cortina 2026 con il record di medaglie per l’Italia, ben 30. Ora è già tempo di passare il testimone olimpico alla Francia, che ospiterà i Giochi Invernali 2030 sulle Alpi francesi. Il progetto, assegnato dal Comitato Internazionale Olimpico (CIO) prevede un’organizzazione distribuita tra più località alpine, tra Alta Savoia, Savoia, Briançon e Nizza, e ben cinque villaggi olimpici per consentire agli atleti di essere il più vicino possibile agli impianti delle gare.
Giochi 2030. Il pattinaggio di velocità a Torino?

L’obiettivo, infatti, è di organizzare edizioni sostenibili, utilizzando impianti già esistenti, evitando “cattedrali nel deserto” che diventino poi nel post-olimpico archeologica sportivo-architettonica.
In questo quadro si inserisce la chance di Torino: la possibilità è che il pattinaggio di velocità venga ospitato fuori dal territorio francese, qualora non fosse individuato un impianto idoneo o economicamente sostenibile all’interno del dossier alpino. Torino punterebbe sulla struttura dell’Oval Lingotto, da ripristinare nella sua conformazione sportiva.
La sfida a Heerenveen nei Paesi Bassi

Uno dei nodi principali è proprio questo. L’impianto che nel 2006 ospitò proprio le gare di velocità su ghiaccio è stato nel frattempo ripensato per ospitare altre tipologie di eventi e avrebbe bisogno di un investimento per ricostruire l’arena da 12.000 posti.
Molto più distante, ma già pronta, è invece la Thialf Arena di Heerenveen, nei Paesi Bassi dove la disciplina è quasi una religione e con un impianto che già ora può ospitare 12.500 spettatori.
Alpi francesi 2030: un altro modello diffuso come Milano-Cortina
La doppia candidatura italo-olandese nasce da un principio chiave: riduzione dei costi e riutilizzo delle strutture già operative. Le competizioni sono distribuite tra diverse aree alpine, con l’obiettivo di limitare nuove costruzioni permanenti.
In più, il budget operativo stimato si inserisce nella linea degli ultimi Giochi europei, con un’attenzione crescente alla sostenibilità ambientale e finanziaria. Il CIO, negli ultimi anni, ha più volte ribadito la necessità di contenere l’impatto economico delle Olimpiadi, favorendo soluzioni flessibili e partnership internazionali per singole discipline.
Il nodo del pattinaggio di velocità
Il pattinaggio di velocità su pista lunga (long track) richiede un impianto indoor con pista da 400 metri, caratteristiche tecniche specifiche e standard climatici rigorosi. Non tutte le candidature dispongono di strutture già pronte.
È in questo contesto che si inserisce il possibile coinvolgimento di sedi alternative. Per il capoluogo piemontese si tratterebbe di un ritorno olimpico “mirato”, coerente con la logica di riuso infrastrutturale promossa dal CIO. In più darebbe continuità al ruolo di città di riferimento per il grande sport, dopo gli anni delle ATP Finals. Per Heerenveen sarebbe una prima volta assoluta a livello di Giochi Olimpici Invernali.
La concorrenza dei Paesi Bassi

Sul dossier pesa il fatto che i Paesi Bassi siano una potenza storica del pattinaggio di velocità: nelle ultime edizioni olimpiche la nazionale olandese ha dominato il medagliere della disciplina, anche a Milano-Cortina. Il Paese dispone di impianti tra i più avanzati al mondo, come quelli utilizzati per le tappe di Coppa del Mondo, e una fan base amplissima.
Dal punto di vista tecnico e sportivo, l’Olanda rappresenta un’opzione naturale. Torino, dal canto suo, può far valere l’esperienza organizzativa maturata nel 2006 e la collocazione geografica integrata nel sistema alpino europeo.
L’eredità olimpica italiana
L’Italia finora ha ospitato tre edizioni dei Giochi Invernali: Cortina 1956, Torino 2006 e Milano-Cortina 2026. Il possibile coinvolgimento torinese nel 2030, anche limitato a una singola disciplina, rafforzerebbe la continuità di questa tradizione.
Dal punto di vista economico, l’organizzazione di gare olimpiche genera flussi turistici internazionali, copertura mediatica globale e indotto per il territorio, pur con dimensioni più contenute rispetto a un’edizione completa dei Giochi. La chiave resta l’equilibrio tra costi di adeguamento e benefici a lungo termine.
Le prossime decisioni
Le valutazioni tecniche e politiche sono ancora in corso. Bisognerà capire quale aspetto avrà più peso nella decisione finale. Le gare del pattinaggio di velocità sono molte (a Milano-Cortina sono state ben 14) e Torino vuole provare a rivivere la magia del 2006. Conterà di più la vicinanza geografica e la sostenibilità dell’opzione italiana o la possibilità di competere nello speed skating nella sua patria naturale?








